Bologna, Cgil ai Comuni: con scuole chiuse favorire smart working e congedi

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I sindacati chiedono di attivare al massimo il lavoro a distanza e si dicono preoccupati per la mancata sospensione dei servizi di nidi e materne, nonostante i numerosi focolai
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BOLOGNA – Bologna va in zona arancione scuro e la Fp-Cgil chiede ai Comuni dell’area metropolitana di favorire al massimo il lavoro a distanza dei dipendenti e forme di congedo per quelli che hanno figli in età da Didattica a distanza. A rivolgersi alle amministrazioni è la funzionaria Gladys Ghini, con una lettera pubblicata anche sulla pagina Facebok del sindacato.

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Viste le nuove restrizioni, “si proceda senza indugio ad attivare il massimo possibile di prestazioni lavorative a distanza- scrive Ghini- diminuendo così al minimo gli spostamenti a tutela dei lavoratori dei servizi pubblici come di tutta la cittadinanza”. La preoccupazioni della Fp, inoltre, sono rivolte “al personale comunale che opera nei servizi indifferibili a presenza obbligata nonché nei servizi educativi 0-6, che parrebbero allo stato esclusi dalla sospensione dei restanti servizi scolastici, malgrado i numerosi focolai di cui si ha da tempo notizia nelle sezioni di nido e scuola di infanzia e una campagna vaccinale sugli operatori in pratica non ancora avviata”. Questi lavoratori “potrebbero trovarsi in grave difficoltà relativamente al buco legislativo emerso dall’1 gennaio 2021 sui congedi dei genitori“, avverte la sindacalista. “In attesa della pubblicazione di un decreto annunciato dal Governo, che riteniamo debba dare copertura retroattiva- scrive Ghini- chiediamo che quei dipendenti che si trovano in situazione di non poter svolgere il lavoro agile possano nell’attesa esercitare altre opzioni come ad esempio permessi retribuiti e assenze ad altro titolo per accudire i figli età scolare che non potranno recarsi nelle strutture scolastiche”. In subordine, la Fp chiede che per chi non può svolgere il lavoro agile possa essere attivata la formazione a distanza.

SGB: FOLLIA NON CHIUDERE ANCHE NIDI E MATERNE

Chiudere le scuole di Bologna ma con l’esclusione di nidi e materne? “È una follia”, per l’Sgb, che chiede di fermare “immediatamente” anche i servizi della fascia zero-sei con il passaggio dell’area metropolitana in zona arancione scuro. “Nelle ultime settimane nei nidi e nelle scuole dell’infanzia del Comune di Bologna- scrive il sindacato su Facebook- i contagi sono aumentati a dismisura ma l’amministrazione non ha emesso alcun nuovo provvedimento per limitare la diffusione del contagio che coinvolge direttamente il personale, i bambini ed i familiari”.

Anzi, continua l’Sgb, “è stato imposto al personale di spostarsi da un servizio all’altro per sopperire alle assenze, contravvenendo alla precauzione fondamentale di limitare al minimo i contatti, piuttosto che chiudere per mezza giornata una sezione”. Evidentemente il solo l’utilizzo dei Dpi “non è stato sufficiente a proteggere il personale dal contagio come invece hanno sostenuto Ausl e amministrazione comunale- continua il post- che non hanno considerato ‘contatto stretto’ quello tra i lavoratori dello stesso servizio e quindi non hanno predisposto il tampone e la messa in quarantena”. Per evitare che “la situazione si aggravi ulteriormente”, dunque, Sgb chiede di “rivedere immediatamente l’organizzazione del settore educativo e scolastico, come più volte richiesto fin dal mese di marzo 2020, e di chiudere in via cautelare nidi e scuole dell’infanzia comunali come le altre scuole di ogni ordine e grado, fino a quando non rientri il picco della diffusione del virus”. Il sindacato di base, inoltre, afferma che dev’essere “garantito il 100% del salario al personale comunale e a quello delle cooperative in appalto che lavora presso i servizi educativi e scolastici”.

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