Dalla Francia 250 firme per far conoscere il caso Zaky

Un gruppo di studenti italiani a Bordeaux ha avviato una raccolta firme per sensibilizzare gli studenti francesi
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BOLOGNA- Grazie ad una raccolta firme ora a Bordeaux, in Francia, ci sono 250 persone in più che conoscono la vicenza di Patrick Zaky, studente egiziano arrestato a Il Cairo l’8 febbraio per via del suo attivismo per i diritti umani. Con un banchetto davanti all’Istituto di studi politici (Sciences Po) di Bordeaux, un gruppo di studenti italiani ha avviato una raccolta firme con lo scopo di sensibilizzare gli studenti francesi in seguito alla quale anche l’Ateneo francese ha aderito alla petizione lanciata dall’Università di Bologna, dove Patrick frequenta il master Gemma in studi di genere.

Obiettivo raggiunto: “Ieri pomeriggio abbiamo portato i nomi al preside, Yves Deloye, che ha subito firmato l’appello, rilanciando l’informazione sui canali di comunicazione social di Sciences Po”, spiega Lorenzo Canu, studente bolognese ora in Erasmus nella sede di Bordeaux. Tra i firmatari raggiunti, che sono “un buon risultato considerato che qui gli studenti sono circa 2.000”, molti non conoscevano con precisione la vicenda di Zaky.

“Siamo riusciti a raccontare la sua storia a chi non la conosceva, ed è molto importante”, spiega Canu. Adesso il prossimo traguardo da raggiungere, spiegano gli studenti, è che anche le altre sedi Sciences Po in Francia facciano propria la petizione dell’Alma Mater di Bologna. “Anche se la stretta attualità porta l’attenzione sull’emergenza sanitaria in corso crediamo che spetti alla società civile non dimenticarsi della storia di Patrick“, spiegano gli studenti italiani. Il loro intento infatti è “coinvolgere altri studenti italiani di altre università europee, affinchè questa vicenda possa assumere una risonanza non solo italiana. Vogliamo proseguire il nostro impegno e non lasciare che si riduca a un singolo episodio”.

Dopo quello principale di Parigi, in Francia ci sono altre nove sedi dell’Istituto di studi politici, uno dei più prestigiosi in Europa, a Rennes, Lione, Aix en Provence, Strasburgo, Tolosa, Lille, Grenoble, Sain German En Laye e, appunto, Bordeaux. Intanto a Bologna si continua a cercare il modo di tenere viva la mobilitazione per Zaky nonostante l’emergenza legata al coronavirus abbia imposto lo stop alle manifestazioni pubbliche. “Stiamo cercando di capire come muoverci- conferma Anna Zanoli, presidente del Consiglio degli studenti dell’Alma Mater di Bologna, parlando alla ‘Dire’- le manifestazioni non sono possibili e i media sono totalizzati dalla questione coronavirus, dobbiamo trovare soluzioni alternative. Ma ancora non se siamo venuti a capo, a parte continuare a sollevare il tema sui social network”.

Il problema del coronavirus, continua Zanoli, “ha spiazzato un po’ tutti. Anche con l’Ateneo in questo momento è difficile trovare spazi di confronto”. Dal canto suo, però, il prorettore vicario Mirko Degli Esposti assicura: “Di certo non ci siamo dimenticati e non ci dimenticheremo di Zaky. Questa è una settimana particolare, ma torneremo sulla vicenda a brevissimo”.

AMICO ZAKY: “EGITTO APPROFITTA DI CORONAVIRUS PER PUNIRLO”

Il governo egiziano sta approfittando del fatto che le persone in Italia “siano impegnate con il Coronavirus per punire Patrick”. Lo ha scritto ieri in un post su Facebook Amr Abdelwahab, amico di Patrick fin dai tempi della Primavera araba nel 2011 (ora esiliato a Berlino). A quello che gli risulta e che denuncia sui social, Zaky sarebbe stato “trasferito in una prigione (invece di un centro di detenzione di Polizia) e l’ufficio dell’accusa nega improvvisamente tutte le richieste di visite dai genitori o dagli avvocati fino al 5 marzo, quindi non abbiamo modo di sapere come sta”.

L’appello di Abdelwahab, che subito dopo la notizia dell’arresto di Zaky aveva lanciato una petizione su Change.org per chiederne la scarcerazione, è dunque di non smettere di parlare di Patrick: “Non abbassiamo la guardia, vi prego, non dimentichiamolo“. Anche Francesca Santoro di Amnesty Bologna ha subito rilanciato l’annuncio di Abdelwahab e, intanto, fa sapere che l’associazione sta pensando a come mobilitarsi considerato il blocco alle manifestazioni di piazza fino a domenica, deciso come misura preventiva per evitare la diffusione del Coronavirus.

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26 Febbraio 2020
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