VIDEO | Sandra Petrignani: “I maschi riscoprano il genio femminile”

SPECIALE DONNE E LIBRI | Intervista a Sandra Petrignani, autrice di 'Lessico femminile', pubblicato da Laterza. L'Agenzia Dire l'ha ospitata in occasione dell'inizio del ciclo di incontri 'Donne e Libri'
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ROMA – Avvicinare i lettori maschi alle scrittrici, rieducarli “al genio femminile” – nel senso in cui lo intendeva Julia Kristeva – mostrando il grande valore delle loro opere e la “bellezza indubitabile” di alcune citazioni di Virginia Woolf, Natalia Ginzburg, Marguerite Duras, Ingeborg Bachmann, Nina Berberova, Elsa Morante e tante altre. È l’intento e la speranza che ha spinto la scrittrice Sandra Petrignani a scrivere ‘Lessico femminile‘, pubblicato da Laterza. L’Agenzia Dire l’ha ospitata in occasione dell’inizio del ciclo di incontri ‘Donne e Libri’. 

Nel libro hai scritto “Capire qualcosa di più della mia stirpe, trovare il bandolo del nostro comune sentire”. Qual è il sentire comune delle donne, l’elemento che le tiene insieme? 

“Questa domanda mi perseguita da sempre, se esiste una scrittura femminile o meno è una domanda pericolosa perché se dici sì quasi rimetti le donne nel ‘ghetto’. Nabokov diceva che le donne che scrivevano non gli interessavano perché appartenevano a un’altra categoria, suppongo si riferisse a quella ‘rosa’. D’altra parte è vero che esiste un punto di vista femminile. Quando dico che voglio cercare il bandolo della mia stirpe è questo a cui penso, il punto di vista, perché non è indifferente nascere maschi o femmine e c’è una prospettiva diversa. Quindi posso posso rispondere che sì, esiste una scrittura femminile”. 

Preferisci essere chiamata scrittrice o scrittore? Elsa Morante e Natalia Ginzburg volevano essere chiamate scrittori. 

“A me piace scrittrice, ma le capisco entrambe, in quel momento essere scrittrice voleva dire collocarsi nella categoria di serie B, quella che diceva Nabokov, mentre loro pretendevano di essere giudicate come i loro colleghi. Rivendicavano un ruolo alla pari. Oggi è una questione secondaria”. 

L’idea di donna nella scrittura è ancora quella novecentesca? 

“E’ cambiata dal punto di vista delle vendite e delle presenze. La presenza femminile è evidentissima, ci sono scrittrici popolari, che vendono, hanno un grande pubblico perché siccome le lettrici sono donne e le donne sono in generale interessate a quello che dicono le altre donne, sono favorite. Il problema che non è cambiato è il prestigio. Questo è rimasto tale e quale ad allora. La parola della donna non ha quel peso che dovrebbe avere. Le donne non entro facilmente nei canoni e vengono dimenticate dagli scrittori. Kundera ha scritto quattro libri di saggi a cui rende merito delle figure artistiche che lo hanno formato, e non c’è neanche una donna. E’ impressionante”. 

Nel libro segui le tracce delle scrittrici che hanno fatto parte della tua vita. 

“È stato facile scrivere questo libro perché le citazioni messe dentro le ho ritrovate facilmente, bastava aprire i libri della mia biblioteca. ‘Lessico femminile’ non pretende di essere la summa della genialità femminile; ho sacrificatro anche scrittrici che ho amato follemente come Agota Kristof, ma dovevo anche rispettare dei temi e in quel caso non ho trovato le citazioni giuste. Ma credo che ognuno può aggiungere le sue citazioni, il libro diventa un gioco da fare con se stessi”.

Scrittrici come Virginia Woolf o Natalia Ginzburg sono state dei modelli di riferimento. Oggi c’è il rischio che le giovani generazioni perdano questi modelli? 

“Ci tengo molto ai lettori giovani, vedo che questo libro avvicina molto le ragazze, ma io vorrei tanto che gli uomini lo leggessero perché sulle lettrici conto, mentre rieducare il lettore maschio all’apprezzamento del genio femminile mi sembra sia lo scatto in più da fare. Agli uomini dico: non siate timidi, avvicinatevi alle scrittrici, amatele, ci sono citazioni di una bellezza indubitabile”.

Cercando di rimanere sul presente, quali sono oggi le scrittrici che segui?

“Cerco di seguire il più possibile, ma vengono pubblicati così tanti libri che qualcosa sfugge. Tra le scrittrici straniere ho trovato geniale Helen DeWitt, autrice de ‘L’ultimo samurai’. Tra le italiane cito Valeria Parrella, ma trovo che ci siano tante scrittrici interessanti, anzi se posso dirlo mi sembra siano più interessanti dei colleghi maschi, in generale. Non ne faccio una questione di sesso, ma se dobbiamo parlare dei grandi nomi, in generale sono più interessanti le scrittrici”.

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26 Febbraio 2020
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