Etiopia, il ministro Guerini: “Serve riconciliazione per il massacro ‘Debre Libanos'”

"L'Italia si deve assumere le sue responsabilità di fronte alla storia, andrò in Etiopia e voglio lavorare a una riconciliazione". Lo dice il ministro della Difesa sul massacro del 1937
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Debre Libanos è il crimine di guerra più grave che l’Italia ha commesso e oggi deve assumersi tutte le conseguenze che esso comporta”. Lo ha detto il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, durante la presentazione a Roma del libro ‘Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia‘ di Paolo Borruso. L’evento si è tenuto ieri a Roma ed è stato organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. Tra il 21 e il 29 maggio 1937, le truppe coloniali italiane compirono una strage di monaci e diaconi copti all’interno della chiesa copta della città-convento di Debre Libanos.

La vicenda della campagna d’Etiopia e la strage di Debre Libanos, ha aggiunto Guerini, “è un crimine compiuto dall’Italia fascista, che non ha mai avuto una vera eco neanche nel nostro paese. In continuità con quell’ideologia, l’anno successivo siglò un accordo con la Germania di Hitler e promulgò le leggi razziali”. Secondo il ministro, oggi con Addis Abeba “va costruito un’amicizia fondata sulla verità”. E aggiunge: “L’Italia credo debba mettere in campo gesti di riconciliazione vera, io ho intenzione di andare in Etiopia, anche per altri motivi, e in quell’occasione ho intenzione di recarmi sul luogo per rendere omaggio alle vittime e alla verità”.

BASSETTI: “DOBBIAMO CHIEDERE PERDONO”

“Dobbiamo chiedere perdono per gli sbagli fatti. Il libro di Borruso espone una vera strage supportata dai documenti, quindi non racconta esagerazioni. Quando nell’altro vedi un diverso ne succedono di tutti i colori. Credettero di portare il cristianesimo a persone che avevano la croce tatuata sulle braccia sin dagli inizi del cristianesimo ed erano nostri fratelli. Oggi dobbiamo ricordare queste cose non per suscitare sentimenti sbagliati ma affinché le giovani generazioni imparino la lezione della storia“. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, a margine della presentazione questo pomeriggio a Roma del libro ‘Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia’ di Paolo Borruso. A organizzare l’incontro, la Comunità di Sant’Egidio.

 

RICCARDI (S. EGIDIO): ANCHE CHIESA EBBE RUOLO IN GUERRA

“Nell’ambito della guerra dell’Italia in Etiopia, nel 1937 a Debre Libanos fu commessa una strage di monaci, ragazzi, famiglie, su cui non è mai stata fatta luce. Lo Stato e le Forze armate hanno il dovere di riconoscerla, ma anche la Chiesa deve assumersi la responsabilità di una cultura del disprezzo verso i cristiani etiopici e una santificazione della guerra”. Lo ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, autore della prefazione del libro presentato oggi a Roma ‘Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia’, di Paolo Borruso.

“Gli etiopi – ha sottolineato Riccardi ai giornalisti Riccardi – non hanno mai preteso le scuse dell’Italia. Noi dobbiamo onorare questa nobiltà d’animo attraverso la verità storica”. Durante la presentazione, a via San Gallicano, Riccardi ha detto ancora: “In questo libro si racconta la storia di una strage ma anche dell’imporsi del razzismo in Italia. La propaganda fascista di guerra e la mobilitazione nazionalista diffusero idee razziste, volte a disumanizzare i ‘perfidi, barbari neri'”.

Una macchina del fango che non risparmiò l’imperatore Haile Selassié, “definito ‘il tiranno medievale, schiavista” ha ricordato Riccardi, aggiungendo: “Nella guerra d’Etiopia, così come nella strage di Debre Lebanos, la Chiesa non c’entra perché a compiere quei crimini fu l’esercito italiano. Tuttavia, la Chiesa sacralizzò la guerra per portare il cristianesimo in quelle aree. Ma Papa Pio XII non condivise, anzi, si pose in antitesi a quell’entusiasmo. E qui vedo il valore del Papato per salvarsi dal nazionalismo cattolico”.

Nel 1937 il viceré Rodolfo Graziani, dopo aver subito un attentato, ordinò l’uccisione degli abitanti del monastero cristiano di Debre Libanos, a nord di Addis Abeba. In quegli anni l’Etiopia era sotto il dominio dell’Italia fascista. Morirono circa 2mila persone tra laici e monaci. Essendo sguarnito di difese militari, l’attacco italiano fu semplice, come riporta Borruso nel suo libro, che ha denunciato anche la profanazione delle tombe che il monastero ospitava e del saccheggio di arredi e opere d’arte da parte dei militari italiani.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

26 Febbraio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»