Dal Ghana a Caserta, così Omega è diventato un pizzaiolo

Opuku Hayford, per gli amici Omega, è uno dei tre migranti beneficiari del progetto Sprar di Caserta, ragazzi originari di Mali, Ghana e Costa d'Avorio, che svolgono un tirocinio formativo da Nello pizzeria.
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ROMA – Una pizza fritta dolce, ripiena degli ingredienti della sfogliatella napoletana. E’ la ricetta inventata dal giovane ghanese Opuku insieme a Nello, il titolare della pizzeria di Caserta dove lavora, e che presto faranno provare anche ai loro clienti.

Opuku Hayford, per gli amici Omega, è uno dei tre migranti beneficiari del progetto Sprar di Caserta, ragazzi originari di Mali, Ghana e Costa d’Avorio, che svolgono un tirocinio formativo da Nello pizzeria.   

LEGGI ANCHE: Napoli, Sorbillo apre le porte ai rifugiati: “La mia pizzeria è antirazzista”

“Ho accettato molto volentieri di partecipare a questo progetto di formazione – spiega il pizzaiolo alla Dire -. Omega è bravissimo, ha studiato con me per 6 mesi. Siamo diventati amici e tra pochissimo lo assumerò con un contratto regolare. Dall’incrocio tra le nostre culture, possono nascere ricette nuove, pizze particolari. Ma i miei tirocinanti preparano anche un’ottima Margherita”.

Nello e Opoku stamattina sono andati in via Tribunali per incontrare Gino Sorbillo e mangiare tutti insieme una “pizza contro il razzismo”. Insieme a loro c’erano i beneficiari del progetto Sprar di Caserta e il movimento dei migranti e rifugiati per mostrare la solidarietà a Gino dopo l’attacco dello scorso gennaio alla sua pizzeria “e per unire le forze – dicono – rilanciando un territorio, quello napoletano e quello casertano, che rivendica le proprie radici migranti, multiculturali e accoglienti”.

Nell’occasione Mamadou Sy, portavoce della comunità senegalese di Caserta, ha voluto lanciare un allarme contro la stretta sui permessi di soggiorno umanitari disposta dalla legge sicurezza e immigrazione voluta dal ministro Matteo Salvini.

“Con il permesso umanitario – dice Sy – tante persone possono lavorare e avere un contratto regolare. Perdendolo non potranno più farlo, si apre una strada verso l’aumento della clandestinità e dello sfruttamento del lavoro”.

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