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Un laboratorio tra storia ed enogastronomia: gli alunni romani alla scoperta del pepe

E' stato il pepe il protagonista del laboratorio enogastronomico organizzato dall'Arsial presso l'istituto comprensivo Giovan Battista Valente
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ROMA – E’ stato il pepe il protagonista del laboratorio enogastronomico organizzato dall’Arsial questa mattina presso l’istituto comprensivo Giovan Battista Valente, a Roma.

I giovani studenti si sono potuti confrontare con una delle spezie più antiche al mondo, risalente addirittura agli antichi egizi – un chicco di pepe venne ritrovato nella narice della mummia del faraone Tutankhamon – oltre ad uno dei prodotti più commercializzati al mondo. Una spezia talmente pregiata che quando Roma venne messa sotto assedio dai barbari nel riscatto per liberarla compariva anche la richiesta di una tonnellata di pepe nero. Ne parlava anche Plinio il Vecchio nei suoi scritti ed è proprio da quegli appunti che oggi sappiamo come il prezzo del pepe bianco fosse già allora il doppio di quello nero.

Un laboratorio utile, poi, non solo per conoscere un elemento fondante della cucina mediterranea e in particolare del Lazio, ma anche per imparare come la cultura culinaria sia per antonomasia interculturale e permeabile alle influenze esterne. E’ anche per questo che ai ragazzi dopo aver mostrato il pepe nero Sarawak malesiano, uno dei più pregiati al mondo, sono stati fatti assaggiare due tipi di formaggio locali come il caciofiore di Columella e il pecorino romano prodotti proprio con l’aggiunta del prezioso pepe malesiano. Il caciofiore di Columella in particolare è un piatto che esemplifica il concetto di trasversalità culturale visto che ha una lavorazione totalmente vegetariana, fatta con il cardo. I ragazzi hanno fatto domande, odorato, maneggiato e assaggiato, si sono immersi curiosi e attenti in una lezione coinvolgente che li ha portati per mano alla scoperta di un prodotto tanto semplice quanto prezioso: il pepe.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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