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Aidda: “Da W20 in poi aiuteremo le imprese verso la transizione ecologica”

La presidente Giachetti: "Le attività che mettiamo in piedi non devono essere finalizzate all'immediato guadagno, che è ciò che rovina tutto il sistema, ma alla prosperità a medio-lungo termine"
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ROMA – Un impegno di Aidda (Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti di Azienda) in prima linea per sostenere le imprese al femminile nella transizione ecologica e nel nuovo mondo post-pandemico sostenibile ancora tutto da costruire. A dichiararlo oggi pomeriggio, nel corso del convegno promosso dalla delegazione Friuli Venezia Giulia di Aidda‘Cambiamenti climatici, siamo di fronte a una nuova pandemia ambientale globale?, e’ la presidente nazionale dell’associazione di imprenditrici, Antonella Giachetti. “Aidda nel W20 (Women20, ndr) e’ nel coordinamento del working group Financial inclusion che tende a valorizzare la presenza di iniziative imprenditoriali femminili, creando una maggiore inclusione finanziaria ed economica per le donne sotto un profilo strategico, e cioe’ la necessita’ che il valore femminile della cura entri nelle decisioni economiche e sociali del momento in cui viviamo- continua la presidente- La cura e’ il mezzo per conseguire e realizzare obiettivi anche di sostenibilita’, oltre che di inclusione, prosperita’ e giustizia. In questo siamo collegate a una visione ecologica e, a latere del W20, stiamo avviando un percorso e a Torino dovremmo dare la possibilita’, alle aziende nostre socie che hanno avviato un percorso sostenibile, di essere valorizzate e potersi mostrare. Stiamo anche studiando di avviare un percorso informativo sulle caratteristiche delle trasformazioni che avra’ il sistema economico post-pandemico”.

La presidente di Aidda Giachetti sottolinea, poi, come il cambiamento di “stili di vita e modelli di consumo” non permetta margini di ritorno al passato. “Deve essere ricostruito un futuro in una visione sostenibile, dal punto di vista economico, sociale e, soprattutto, ambientale. Questo e’ un processo che avvieremo partendo dal W20, ma che durera’ fino al 2023″, dice. Infatti, “mentre la necessita’ di modificare i modelli di business all’inizio puo’ sembrare un processo di scelta volontaria, a mio avviso a breve saranno il mercato, gli stakeholders e la finanza, attraverso il merito creditizio, a selezionare chi non si sara’ adeguato a un nuovo modello di sviluppo che tenga conto di questa importante transizione ecologica a cui dobbiamo sottostare. Noi vorremmo cavalcare questo- dichiara Giachetti- e aiutare le nostre socie a portare all’esterno un contributo per poter agevolare il maggior numero di imprese possibile a non morire nel percorso tra il vecchio e quello che dovrà avvenire da dopo la pandemia in poi”. La presidente di Aidda non nutre illusioni rispetto al sentiero stretto che in questa direzione dovrà essere percorso: “Dobbiamo fare un grandissimo sforzo, dobbiamo andare ad azionare il nostro cuore e capire che il vero business e’ la vita- insiste- Le attività che mettiamo in piedi non devono essere finalizzate all’immediato guadagno, che è ciò che rovina tutto il sistema, ma alla prosperità a medio-lungo termine. Con questo semplice cambio di paradigma si può cambiare veramente il mondo. La nostra associazione c’e’ e puntera’, almeno per i prossimi due anni, a cercare di essere protagonista nell’aituare questo processo di transizione. Sara’ un grande sforzo anche per noi perche’ non siamo abituate- conclude Giachetti- ma dobbiamo capire che non c’e’ altra soluzione”.

GIORGI (IPCC): “NO CARBON TAX, SI PUNTI SU INCENTIVI A SOSTENIBILITÀ

Il primo strumento che dovrebbe mettere in atto il Governo per supportare le imprese in un reale percorso verso la sostenibilita’ ambientale è “la politica degli incentivi”. Parola di Filippo Giorgi, climatologo e membro del board del comitato Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, ndr), intervenuto al convegno ‘Cambiamenti climatici, siamo di fronte a una nuova pandemia ambientale globale?’, promosso oggi pomeriggio dalla delegazione del Friuli Venezia Giulia di Aidda.

“A livello internazionale- continua Giorgi- si parla molto di carbon tax e di tassazioni sui combustibili fossili, ma secondo me non e’ un approccio efficace per il semplice motivo che quando si parla di tasse la gente si ritrae. Quando invece si parla di incentivi c’e’ una visione piu’ ottimistica e attiva. Gli incentivi alla green economy possono far fare un grandissimo passo avanti, come e’ successo qualche anno fa con gli incentivi sulle rinnovabili, che hanno fatto fare un balzo enorme a tutta l’industria delle rinnovabili”, conclude. 

“SI DICHIARI CLIMATE CHANGE PANDEMIA AMBIENTALE”

I cambiamenti climatici globali dovrebbero essere dichiarati una pandemia ambientale globale ed essere affrontati come tale”. È il monito di Giorgi, climatologo di fama mondiale e membro del board del comitato Ipcc. “Viviamo in un pianeta sotto assedio- sottolinea Giorgi- La cosa che veramente mi fa sperare e’ il movimento e la presa di coscienza da parte dei Friday’s For Future e non solo. Movimenti di giovani, ma anche movimenti per lo piu’ femminili, di donne e ragazze che, secondo me, mostrano una maggiore coscienza e consapevolezza di questo problema. Saranno loro che salveranno il mondo”. Nella sua relazione, lo scienziato mette in luce le diverse le similarita’ tra la pandemia da Covid-19 e il fenomeno del riscaldamento globale. La prima e’ la crescita esponenziale della curva di diffusione del coronavirus, come e’ esponenziale quella delle curve che rappresentano graficamente l’aumento “di anidride carbonica nell’atmosfera (da 280 a 410 parti per milione dall’inizio della rivoluzione industriale, il 50% in 150 anni), delle temperature (1,1 gradi dall’inizio del secolo scorso), del livello del mare (negli ultimi 100 anni circa 25 centimetri) e del numero di eventi catastrofici (dai circa 200 degli Anni 80 agli 800 del 2018 in base a dati delle compagnie di assicurazione)”.

Secondo elemento di somiglianza e’ che, “come il Covid-19, il cambiamento climatico e’ iniziato in piccole aree, in hotspot, per poi espandersi e diventare un fenomeno globale”, spiega l’esperto. In piu’, come per il coronavirus, anche per il climate change bisogna stare attenti a non superare dei “punti di non ritorno”. Tra questi, “lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, che potrebbero portare a un innalzamento del livello dei mari di sette-otto metri in 2-300 anni, che pero’ una volta avviato e’ inarrestabile”. O “l’indebolimento e il collasso della circolazione oceanica globale”, che invece significherebbe la scomparsa della corrente del golfo e comporterebbe l’avvento un “clima completamente diverso”, soprattutto per l’Europa. Anche il numero dei decessi e morti premature e’ tra i punti di similarita’ menzionati da Giorgi, con la “pandemia da Covid-19 che finora ha procurato circa due milioni di morti premature” e “l’inquinamento dell’aria che ne provoca ogni anno 4-5,5 milioni. Se rispettiamo l’accordo di Parigi- osserva lo scienziato- lo scenario piu’ ottimista e’ di limitare le emissioni in modo da contenere l’aumento delle temperature di un grado rispetto a quella attuale (due rispetto ai valori pre-industriali), se non lo rispettiamo raggiungeremo i quattro-cinque gradi superiori ai valori pre-industriali. Il pianeta potrebbe sopravvivere”, ma a rischio sarebbe “la nostra societa’”.

Se per la pandemia ambientale non esiste vaccino, la comunita’ scientifica ha pero’ individato “una cura- rilancia Giorgi– Le cause sono l’uso dei combustibili fossili e gli allevamenti intensivi, la ricetta per uscirne sono la green economy, l’efficienza energetica, l’economia circolare, l’economia a chilometro zero, la riduzione degli allevamenti intensivi e degli sprechi alimentari, la riforestazione”. Ma, come per la pandemia da Covid-19, “non basta che sia un Paese a dire si’ all’Accordo di Parigi, tutti i Paesi devono entrare”. Cosa abbiamo imparato, dunque, dal Covid-19 che puo’ essere applicato alla crisi climatica?: “Che bisogna passare a un’azione immediata, perche’ i gas serra hanno tempi di vita molto lunghi in atmosfera e quello che facciamo adesso si sentira’ nei prossimi 100 anni- sottolinea il climatologo- La seconda lezione e’ quella sulla coordinazione internazionale, perche’ una crisi globale richiede una risposta globale”. Poi “il ruolo della scienza accreditata” e di “una corretta e efficace comunicazione”. Infine, “l’impegno personale, che deve aggiungersi alle regole nazionali e internazionali, soprattutto a livello dello spreco e dell’utilizzo di risorse, che deve essere piu’ razionale e equo”. 

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