A Montecitorio la piazza è delle mamme coraggio

sit in mamme coraggio
La protesta di chi ha perso un figlio per motivi legali. Palmieri (Inpef): "Quello che accade è che quando una donna denuncia un maltrattamento, passa per un iter mostruoso che porta all'allontanamento figli"
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ROMA – Sofia, Susy, Amanda, Davide, Jacopo sono i nomi scritti sui cartelli, sui fogli di carta magari con un cuore accanto, o colorati sul momento, come fanno Carolina e il suo compagno, appoggiati a un muretto, che questa mattina sono venuti in piazza Montecitorio per chiedere di riavere la loro piccola di 13 mesi, finita in casa famiglia alle porte di Roma. E’ l’ennesimo sit in che le mamme coraggio hanno organizzato stamane per chiedere la liberazione dei propri figli, strappati spesso in nome dell’alienazione parentale e finiti con il genitore maltrattante o in casa famiglia. Il vento muove il gazebo verde e gli striscioni in una piazza che appare troppo in ombra e fredda, alle spalle del frastuono e del viavai che e’ tutto per le dimissioni di Conte. 

Tra le mamme Giada Giunti che ha promosso l’iniziativa con l’associazione ‘Verità Altre’ di cui è Vicepresidente insieme al suo legale, l’avvocato Carlo Priolo. Alla Dire ha ricordato la sua storia: “Chiedo aiuto, sento mio figlio solo una volta alla settimana per 20 minuti”, e anche il peso del business economico che sta in queste vicende giudiziarie: “Sono a 117mila euro di condanna alle spese processuali e ho perso la casa coniugale, ho i conti e lo stipendio pignorato”. Sul caso Giunti il ministro Bonafede ha risposto all’interrogazione parlamentare indicando come ‘la volontà del minore non fosse stata ascoltata’, “la sua risposta- ha detto mamma Giada- e’ stata completamente trascurata”. Luana, un’altra mamma che aspetta il ricorso in Corte d’Appello, ha raccontato: “Sono passati tre anni e ci negano ogni contatto telefonico. Mio figlio rifiuta il padre e io vengo accusata di essere iperprotettiva e mi e’ stato tolto con un prelevamento traumatico, da parte della polizia e degli assistenti sociali”. Silvia è venuta dalle Marche questa mattina presto e attende da agosto il ritorno a casa di sua figlia, la piccola Susy, in quella che è anche una fattoria didattica dove l’ha cresciuta per otto anni. “Da quel maledetto 10 agosto non so nulla, né come sta né dove sta” ha detto a fatica.

sit-in mamme coraggio

Avvolta da una sciarpa viola, con i suoi genitori, il suo compagno, padre della bambina, c’è anche la giovane Carolina che ha chiesto aiuto dopo il parto, “un grande errore” lo ha definito davanti alle telecamere. E’ da li’ che e’ iniziato tutto: “Non la vedo fisicamente da quattro mesi, la vedo solo 15-30 minuti a settimana in video. Penso che nemmeno saprà più che sono la mamma”.
Ha portato il suo saluto alle mamme la deputata Veronica Giannone, impegnata al fianco di quante hanno subito violenza e combattono contro la PAS nei tribunali, e Vincenza Palmieri, fondatrice e presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare.

AVV. PRIOLO: “IL PROBLEMA DELLA MAGISTRATURA SONO I MAGISTRATI

Per difendere i figli e i genitori che sono stati rapinati dal loro amore abbiamo dovuto costituire un movimento politico: Democrazia del Popolo”. Lo ha detto l’avvocato Carlo Priolo, da sempre in prima linea al fianco delle mamme che perdono i loro figli e legale di mamma Giunti. Senza mezzi termini ha aggiunto: In Italia “il problema con la magistratura e’ evidente a tutti, il problema sono i magistrati. Quando un cittadino, una madre e un padre si trovano scritto su un foglio che il proprio figlio viene sequestrato e affidato a uno ‘Stato Padre’ noi diciamo: cancelliamo questo narcisismo istituzionale, ai figli ci pensino i genitori”.

PALMIERI (INPEF): “LE DONNE CHE DENUNCIANO PERDONO FIGLI

“Questa di oggi è una grande occasione per ribadire che non basta incitare le donne a denunciare le violenze subite in famiglia, ma bisogna continuare a creare le condizioni per tutelarle. Quello che accade è che quando una donna denuncia un maltrattamento, passa per un iter mostruoso che porta all’allontanamento figli o perché considerata incapace di tutelarli, o nell’aberrazione delle case famiglia dove riceve valutazioni da cui risulta non idonea”. E’ un giudizio netto e severo quello con cui alla Dire, alla manifestazione delle mamme coraggio di questa mattina a piazza Monte Citorio, Vincenza Palmieri, presidente dell’Istituto nazionale di pedagogia familiare, ha descritto l’ulteriore maltrattamento che ricevono le donne quando decidono di salvarsi dalla violenza domestica. “Statisticamente- ha concluso- alle donne che denunciano accade che vengano separate dai figli”.

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