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Memoria, Ucei: “Nostalgici del fascismo? Pericolo è sicurezza più che ricostituzione partito”

Noemi Di Segni
Intervista alla presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni
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ROMA – Con il 20esimo anniversario dall’introduzione per legge della giornata della Memoria “e’ il momento di tracciare un bilancio. Dobbiamo quindi ragionare su quello che si e’ effettivamente riusciti a fare. Noi ci rendiamo conto di una necessita’ impellente: da una parte creare una consapevolezza assoluta di quello che e’ stato il fascismo per l’Italia e per gli italiani. C’e’ troppa tendenza a sottovalutare cio’ che e’ stato e a vederne il bene anche da parte di gente comune che non ha una formazione e una conoscenza adeguata della materia. C’e’ una conoscenza di base da colmare, soprattutto nelle nuove generazioni”, spiega in una videointervista all’agenzia Dire, la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni. “Dall’altra parte- ha aggiunto- c’e’ tutto l‘aspetto relativo alla parte della storia e cultura ebraica, anche questa in gran parte sconosciuta. Oltre alle esigenze di tipo conoscitivo, arriviamo all’altro tema: quello di affrontare i nostalgici di oggi. Questi ultimi sottovalutati e non gestiti da un punto di vista politico e sociale. Oggi, dal punto di vista legislativo, non e’ detto che ci sia bisogno di lavorare esclusivamente sull’apologia del fascismo intesa come la volonta’ di qualcuno di ricostituire il partito fascista. A me preoccupa il fatto che ci siano gruppi di ragazzi sempre più giovani e numerosi che nell’esplicitare certi atteggiamenti generano un moto di violenza e potere che diventa un pericolo per la società, come dimostra il caso di Savona di pochi giorni fa. L’elemento che deve preoccupare il legislatore quindi, e’ il pericolo alla sicurezza, non il pericolo di ricostituzione del partito fascista. Che noi non sottovalutiamo assolutamente ma che comunque arriva dopo”.

UCEI: “CERIMONIE 27 GENNAIO? GIUSTO PER ISTITUZIONI CON RESPONSABILITÀ STORICA

“Penso che rispetto alla realta’ degli altri Paesi in Italia l’attenzione e’ altissima e commovente ad ogni livello. Accanto al fenomeno della nostalgia c’e’ una statistica del ‘bene’ e del ‘positivo’. Credo che sia giusto collocare l’attenzione in un momento specifico. Parlarne tutti i giorni di un orrore cosi’ grande non sarebbe produttivo, anche l’emozione concentrata, e abbinata a un percorso di studi, ha il suo effetto. In Israele la giornata dedicata al giorno della Shoah dura un giorno, e prevede un minuto di silenzio. Un solo minuto ha  la capacita’ di penetrare e distruggere l’anima”. Cosi’ in una videointervista all’agenzia Dire, la presidente dell’Unione delle Comunita’ ebraiche italiane, Noemi Di Segni. “E’ giusto quindi- ha aggiunto Di Segni- concentrare l’esperienza emozionale in una giornata specifica e le istituzioni devono continuare a portare avanti i momenti formali di cerimonia perche’ nulla e’ scontato nell’identificazione di un’istituzione con una responsabilita’ storica. Va fatto invece un lavoro di formazione continuativo e la nostra sfida come ebrei e’ quella di far comprendere che l’ebraismo non e’ solo Shoah ma e’ storia, tradizione e cultura. L’Italia ebraica e’ moltissime cose che dobbiamo conoscere noi per primi”. 

UCEI: “ESTREMISMI DESTRA NEGLI? PREOCCUPIAMOCI MA ABBASSIAMO TONI POLITICA

A proposito della proliferazione degli estremismi di destra, “dobbiamo essere preoccupati senza che questa preoccupazione diventi isterismo. E’ necessario invece fare rete tra le diverse forze che se ne devono occupare. Quindi un abbassamento generale, trasversale dei toni in primis della politica: urlare nelle aule parlamentari con un linguaggio violento che offende, denigra e secondo il quale ‘tutti sono deficienti’ non aiuta a costruire dialogo. In questo la politica ha una grande responsabilita’. Un ruolo importante tuttavia e’ anche del legislatore: capire dove e’ l’estremo per cui la democrazia deve difendersi. Dopo gli eventi degli Stati Uniti siamo perfettamente in grado di comprendere quanto raccordo ci sia tra frasi dette in un certo modo e l’agire concreto, che mai avremmo potuto concepire in precedenza. Gli Usa infatti, a differenza di altri Paesi occidentali, non hanno mai vissuto la dittatura eppure anche li’ con questo episodio si e’ compreso quanto il beneficio della democrazia possa esaurirsi. Dobbiamo essere preoccupati ma la preoccupazione deve essere accompagnata da percorsi di formazione per le nuove generazioni”.

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