Governo, il precedente di Bersani e i sospetti sull’accordo Renzi-Di Maio

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ROMA – In maggioranza vengono considerate decisive le parole con cui il premier Giuseppe Conte formulerà la sua proposta di un nuovo patto di legislatura, dopo il colloquio al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella. Tra i giallorossi si fa sempre più forte l’ipotesi di un possibile incarico esplorativo a Conte, sul modello di quello che ricevette Pierluigi Bersani nel 2013. Curiosamente, così come accadde 8 anni fa con Bersani, anche sulla strada dell’esplorazione di Conte c’è Matteo Renzi. Le due situazioni sono simili anche dal punto di vista parlamentare. Oggi come allora il governo aveva la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Il premier potrebbe contare però su un gruppo di 12 responsabili al Senato, compresi quelli che hanno già votato la fiducia la settimana scorsa. L’asticella della maggioranza arriverebbe così a quota 163

Ma questo solo sul piano numerico. Perché il Pd ritiene necessario che si produca un fatto nuovo, e non solo sul piano numerico, quanto su quello politico. In altri termini, la maggioranza si deve allargare recuperando se possibile, e se Renzi lo agevolerà, il rapporto con Italia viva. La qual cosa significa che Renzi non deve mettere veti sul nome di Conte, e di converso, non possono esserci veti di parti del governo uscente – e in particolare del M5s – sullo stesso Renzi. Il leader di Italia viva dovrebbe accettare, inoltre, i nuovi inquilini in maggioranza, i Costruttori. Una forza che per quanto eterogenea sarebbe in grado di intaccare la golden share di Italia viva sul governo. Visto da larga parte del Pd il percorso stretto su cui si muove il tentativo di Conte edunè ue questo: l’intesa tra M5s e Renzi sul nome dello stesso Conte. Se nelle prossime ore venissero sollevate eccezioni, da una parte o dall’altra, il tentativo potrebbe saltare. Decisivi sarebbero ancora una volta i M5s, che in Parlamento questa volta vantano quasi 300 parlamentari. Da questo punto di vista vengono letti con qualche apprensione nel governo i retroscena su un possibile accordo tra Matteo Renzi e Luigi Di Maio, pronti a far subentrare un piano B che faccia perno sul ministro degli esteri nel caso in cui fallisse il Conte ter. A parti invertite, con i M5s al posto del Pd, sarebbe lo stesso schema che vide nel 2013 Enrico Letta succedere a Pierluigi Bersani, dopo il fallito tentativo di esplorazione.

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