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Anche nell’antico Egitto si moriva per carenza di vitamina C. Lo scoprono archeologi Bologna-Yale

BOLOGNA - Le cattive abitudini alimentari erano un problema anche nell'antico Egitto. La missione archeologica dell'Alma Mater di
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BOLOGNA – Le cattive abitudini alimentari erano un problema anche nell’antico Egitto. La missione archeologica dell’Alma Mater di Bologna e dell’Università di Yale ha infatti rinvenuto quello che probabilmente è il primo caso di scorbuto sulle rive del Nilo risalente al Neolitico. Nel villaggio di Nag el-Qarmila, non lontano da Assuan, i ricercatori hanno rinvenuto lo scheletro di un bambino di circa un anno di età, risalente all’antico Egitto predinastico (3800-3600 avanti Cristo), morto appunto di scorbuto, malattia causata dalla carenza di vitamina C. A segnalarlo, le porosità riscontrate sul cranio del piccolo, in particolare sulla mascella e sulla mandibola, ma anche su omeri, radio e femori.

mostra_egittoLa scoperta, pubblicata sull’International journal of paleopathology, “testimonia il primo probabile caso di scorbuto osservato nell’antico Egitto- spiega l’Ateneo di Bologna in una nota- un dato che mostra l’antichità della malattia e pone interrogativi sul tipo di alimentazione in uso all’epoca nella regione“. Secondo gli scienziati, infatti, è probabile che il bambino fosse ancora allattato dalla madre e che quindi la carenza di vitamina C, responsabile della malattia, derivasse dalla dieta materna. “Allo stato attuale- spiega ancora l’Università- è difficile dire se tale carenza dipendesse da una effettiva indisponibilità di certi alimenti o fosse il risultato di scelte culturali, come ad esempio il divieto di mangiare certi cibi”. In entrambi i casi, però, questo comportamento alimentare avrebbe provocato la comparsa della malattia, fatale per il bambino. La missione archeologica congiunta Bologna-Yale è attiva nella regione dal 2005 ed è diretta da Maria Carmela Gatto e Antonio Curci.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

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