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Alla Casa delle donne di Roma l’evento “Una nessuna centomila”

casa delle donne roma
Teresa Dattilo: "La violenza domestica è la prima causa di morte per le donne tra i 14 e i 45 anni, ma se ne parla ancora troppo poco. Il sommerso è enorme, il 90% delle donne non ne parla neanche con le amiche"
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ROMA – “Noi donne ci sentiamo responsabili di tutto, condividiamo un sentire comune. Siamo una nessuna e centomila perché sappiamo che chiunque di noi, potenzialmente, potrebbe diventare vittima di violenza. Ma noi donne abbiamo molte vite, siamo nate per rinascere, per non arrenderci mai”.

Con queste parole Teresa Dattilo, psicoterapeuta e presidente dell’associazione ‘Donna e Politiche Familiari’, ha aperto ieri sera l’incontro ‘Una nessuna centomila: nate per rinascere’, organizzato alla Casa Internazionale delle Donne a Roma, in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’evento ha visto il susseguirsi di interventi e riflessioni del mondo dell’associazionismo femminile e delle istituzioni sul tema della violenza maschile sulle donne, ed è stato anche l’occasione per esporre i lavori artistici di 10 donne, vittime di violenza di genere, che hanno partecipato ad un progetto di reinserimento lavorativo e sociale finanziato dalla Regione Lazio. Dieci grandi lenzuola, sulle quali le donne hanno dipinto le tracce delle violenze subite, ma anche i segni della loro rinascita.

“La nostra associazione ha uno sportello d’ascolto qui alla Casa delle Donne dal 2000- ha detto Teresa Dattilo- che ci permette di avere un punto di vista privilegiato sulle dinamiche della violenza domestica, che è la prima causa di morte per le donne tra i 14 e i 45 anni, ma se ne parla ancora troppo poco. Il sommerso è enorme, il 90% delle donne non ne parla neanche con le amiche. Dobbiamo combatterla con la prevenzione, la sensibilizzazione, la consapevolezza”. “Quest’anno la giornata di oggi per noi è ancora più importante- ha detto Maura Cossutta, presidente della Casa Internazionale delle Donne- perché cade poco dopo il riconoscimento del comodato d’uso gratuito concesso alla nostra Casa per 12 anni. Questo luogo è il simbolo di una storia gloriosa, quella della battaglia di lungo respiro contro il patriarcato, ma anche la garanzia di un futuro di lotta, con tutte le associazioni e le donne che lo attraversano quotidianamente”.

All’incontro hanno partecipato anche alcune donne delle istituzioni che da anni si battono per l’emancipazione femminile, il contrasto alla violenza e le pari opportunità. “Questo luogo è diventato ancora più importante ora con la pandemia, quando il ‘restiamo a casa’ che doveva salvarci è diventato la gabbia e il dolore non manifesto di tante- ha detto Enrica Onorati, assessora alle Pari Opportunità della Regione Lazio- L’impegno sociale e civile delle istituzioni deve fare sì che quel dolore emerga, che quella violenza possa divenire fenomeno collettivo e sociale, per cui tutte e tutti ci sentiamo chiamati in causa”.

“Quando abbiamo combattuto la mafia siamo scesi in piazza, perché ci siamo indignati, ci siamo schierati tutti da una parte, perché non lo facciamo per la violenza contro le donne?- ha detto la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sui Femminicidi- l’Istat ci ha detto, tre anni fa, che metà degli italiani e delle italiane pensa che una donna se l’è cercata o quantomeno non ha fatto di tutto per evitare la violenza. Se non superiamo i pregiudizi che ci portano a colpevolizzare le donne, non riusciremo mai a schierarci in massa”.

Di convergenza delle lotte e dell’importanza di fare rete ha parlato anche la consigliera regionale Marta Bonafoni, che ha ricordato l’inestimabile lavoro svolto ogni giorno dalle realtà territoriali che tutelano e sostengono le donne. “Quella di oggi deve essere anche la giornata in cui restituiamo alle associazioni e ai centri antiviolenza il nostro grazie per il lavoro che fanno tutti i giorni, in trincea- ha detto Bonafoni- sono contenta perché in questi lunghi anni di lavoro, siamo riuscite a mettere a sistema le tante competenze, i luoghi e le esperienze delle associazioni, dei centri antiviolenza e delle femministe della nostra regione. Sono qui per dirvi grazie, perché ogni singolo progetto che abbiamo svolto con voi, ci ha permesso di far avanzare di un altro passo questo fondamentale lavoro collettivo”.

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