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Mamme coraggio in presidio: “Le nostre denunce strumentalizzate”

Davanti al ministero della Giustizia per chiedere un decreto legge che ponga fine ai prelievi coatti dei minori e che riporti a casa quelli già allontanati
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ROMA – “Dopo la denuncia, per molte donne inizia una feroce vittimittazione secondaria”. È questa la denuncia delle mamme coraggio di Comitato Madri unite contro la violenza istituzionale, Verità Altre, Maison Antigone e progetto Medusa, riunite oggi in un sit-in davanti al ministero della Giustizia per chiedere un decreto legge che ponga fine ai prelievi coatti dei minori e che riporti a casa quelli già allontanati. Hanno scelto proprio il 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, perché, come si apprende anche dal comunicato stampa delle associazioni “conosciamo bene il fenomeno della violenza in tutte le sue forme, lo subiamo per anni e in particolare durante l’infanzia e l’adolescenza dei figli, è un inferno che compromette l’intera esistenza delle mamme e dei bambini”.

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Eppure, molte di loro, dopo la denuncia all’ex compagno o marito violento, si sono viste portare via i figli anche forzatamente attraverso decreti di allontanamento del Tribunale dei minori. “Ci dicono di denunciare ma le nostre denunce vengono poi definite strumentali di pregiudizio”, dice la mamma Giada Giunti, da anni impegnata in una battaglia legale per riavere con sé il figlio. Insieme a lei tante mamme che si sono viste allontanare i figli a causa delle valutazioni delle Ctu che le accusavano di Pas (la cosiddetta sindrome di alienazione parentale, più volte sconfessata dalla Comunità scientifica) o costrutti simili ma con un comune denominatore: la madre saboterebbe il rapporto del figlio con il padre.

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“Adesso anche il Parlamento europeo si è espresso contro la Pas e per questo chiediamo alle istituzioni di fare chiarezza”, ha detto Lorenzo Stipa, avvocato di Laura Massaro, una mamma che da mesi è segregata in casa col figlio per evitare il decreto di allontanamento che lo vorrebbe in una casa famiglia: “Da mesi- dice Simonetta, nonna del bambino- mio nipote è chiuso in casa, fa lezione da remoto e non vuole uscire perché sa che se esce lo portano via”.

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 Non ci sono solo mamme al sit-in, anche padri e persone che hanno voluto esprimente la propria solidarietà. Come Giulio, i cui nipoti sono riusciti a evitare l’allontanamento e che invita “gli uomini e i padri a venire qui e mostrare solidarietà, perché riguarda tutti”. E Pina Nuzzo, che si dichiara una “femminista storica” e invita anche lei “tutte le donne, le femministe ad abbracciare questa causa. Io come femminista sento il dovere di essere qui perché abbiamo lasciato qualcosa in sospeso, che riguarda la maternità. Queste madri- sottolinea- vengono colpite in quanto donne e oggi nessun luogo è il mio luogo se non si parla di questo. Oggi siamo troppo pochi”, ha concluso.

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