Antibiotico resistenza, Aifa: “Colpa del 30% di prescrizioni inappropriate”

"La mortalità dovuta ad antibiotico resistenza sta aumentando, con circa 10 mila morti in Italia fino ad ora”
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ROMA – Si riduce lievemente l’uso degli antibiotici in Italia, 21,4 dosi ogni mille abitanti, ma nel 30% dei casi ancora viene usato in maniera non appropriata. Sono i numeri del rapporto nazionale di Aifa per l’anno 2018 sull’“Uso degli antibiotici in Italia”, presentato oggi presso il centro congressi Roma Eventi Trevi, in coda alla settimana nazionale sull’antibiotico resistenza. Anche se l’abuso nell’utilizzo degli antibiotici in Italia registra un lieve calo, la situazione nel nostro Paese rimane critica, rimanendo i dati ben superiori agli indici europei e contribuendo ad aggravare il problema dell’antibiotico resistenza e la spessa della sanità pubblica.

Questa la fotografia scattata per il secondo anno dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che ha registrato un consumo totale di antibiotici pari a 21,4 dosi ogni mille abitanti, l’1,6% del consumo e della spesa per i farmaci. Di questo numero, il 75,2% delle prescrizioni sono effettuate dai medici di medicina generale e pediatri.

“Gli antibiotici hanno permesso un progresso della medicina importante ma oggi non teniamo a mente che ogni volta che usiamo un antibiotico contribuiamo allo sviluppo dell’antibiotico resistenza- ha affermato Luca Li Bassi, direttore generale di Aifa -. Stiamo in una fase di stallo nello sviluppo di nuove molecole, perchè le ultime sono state sviluppate circa 35 anni fa. Questo è un altro dato che ci deve far fare attenzione nell’utilizzo inappropriato degli antibiotici, anche perchè la mortalità dovuta ad antibiotico resistenza sta aumentando, con circa 10 mila morti in Italia fino ad ora”.

A costituire il principale problema, infatti, è la prescrizione degli antibiotici, che avviene inadeguatamente nel 30% dei casi, con un leggero calo rispetto al passato, anche per malattie per i quali non sono richiesti, quali influenza, raffreddore comune, faringite, con variazioni sostanziali nelle diverse stagioni dell’anno e nei territori, essendo tale tendenza maggiore nelle isole e al sud.

Preoccupante è l’età dei pazienti, perchè il maggiore utilizzo degli antibiotici riguarda le fasce estreme della popolazione, quelle più fragili, ossia i pazienti pediatrici (per i quali 4 volte su 10 vengono scelti antibiotici non di prima linea a causa di resistenze già sviluppate) e gli over 75 anni.

Non si tratta però di un problema solo italiano, perchè l’antibiotico resistenza è ormai diventato argomento di discussione a livello internazionale, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità ha presentato nel 2015 un programma di azione globale e la Commissione europea ha pubblicato nel 2017 un piano comune per ridurre il divario nell’utilizzo degli antibiotici tra i vari paesi, invitando ciascuno ad adottare e attuare misure di contrasto all’utilizzo inadeguato di questi importantissimi medicinali.

Alla presentazione del rapporto 2018 ‘Uso degli antibiotici in Italia”, effettuata dagli esperti Francesco Trotta (Aifa), Agnese Cagnini (Aifa), Filomena Fortinguerra (Aifa) e Roberto Da Cas (Istituto Superiore di Sanità), sono seguite le proposte per invertire il trend e promuovere in Italia un uso appropriato degli antibiotici.

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