Umberto I: Italia leader per diminuzioni di mortalità neonatale /VIDEO

Umberto I di Roma, questo pomeriggio ha aperto la due giorni del Convegno internazionale di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale
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umberto IROMA  – “La fase neonatale, ovvero quella relativa al primo mese di vita, e’ il periodo più delicato nella vita di un individuo. Negli ultimi anni, grazie al miglioramento delle conoscenze e delle tecnologie, abbiamo avuto una notevole diminuzione della mortalita’ che oggi ha raggiunto dei livelli senza dubbio migliori di altri Paesi avanzati, come Francia, Germania e Regno Unito”.

A dirlo e’ Mario De Curtis, direttore dell’Unita’ di Neonatologia, Patologia e Terapia intensiva neonatale dell’Umberto I di Roma, che questo pomeriggio ha aperto proprio la due giorni del Convegno internazionale di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale. “In molte Unita’ di Terapia intensiva neonatale- aggiunge- si ottengono risultati paragonabili ai migliori centri internazionali, ma va anche detto che in Italia esistono delle profonde diseguaglianze e che la mortalita’ neonatale nelle regioni meridionali e’ del 30% più elevata rispetto al Nord.

Un aspetto che sicuramente dovra’ essere corretto presto”. Le cause di questa situazione “sono legate a un problema di tipo organizzativo: soprattutto al Sud sono ancora troppi i piccoli reparti di maternita’. Basti pensare che circa 40mila neonati, pari all’8% di tutti i nati in Italia, vengono al mondo in piccole strutture dove si registrano meno di 500 parti all’anno: molto spesso- conclude De Curtis- non hanno attrezzature e personale idonei ad affrontare situazioni di emergenza per la mamma e per il bambino”.

UMBERTO I: SIAMO CENTRO RIFERIMENTO LAZIO PER NEONATOLOGIA

“Abbiamo inoltre un’alta incidenza di nati da gravidanze plurime e il 7% di tutti i nati sono gemelli- aggiunge De Curtis- Va tenuto presente che per un gemello il rischio di nascere con un peso inferiore ai 1.500 grammi e’ circa dieci volte superiore a un bambino venuto al mondo da una gravidanza singola”. Nel 2015, ad esempio, sono nati all’Umberto I 1.766 bambini dei quali molti ad alto rischio; 346 neonati pretermine, 380 con peso inferiore ai 2.500 grammi e 62 coppie di gemelli. Non solo. Il Policlinico rivolge particolare attenzione anche ai nati da donne con infezioni perinatali, dunque acquisite durante la gravidanza come quella da citomegalovirus o toxoplasma”. Oggi la consapevolezza su queste tematiche “e’ sicuramente migliorata- spiega De Curtis a margine del Convegno- ma ci sono molti aspetti, in particolare relativi alla comunicazione, su cui intervenire. Mi riferisco alle popolazioni più a rischio: al Policlinico il 30% dei bambini nasce da straniere che spesso non sono adeguatamente seguite durante la gravidanza. Un’indagine che abbiamo svolto nel Lazio qualche anno fa- conclude- ha messo in evidenza che queste mamme hanno un rischio due o tre volte superiore di avere un figlio prematuro rispetto alle donne italiane, nonostante un’eta’ media inferiore di tre anni”.

 

 

 

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