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Ogni giorno una lite e un problema, e il Governo Draghi va avanti a fatica

mario draghi
L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – Prima i partiti litigavano perché c’era la campagna elettorale delle amministrative. Finita la partita dei sindaci, oggi i partiti continuano a litigare sulla manovra di bilancio e sulle importanti riforme da fare al più presto, a partire da quella delle pensioni, altra benzina sul fuoco delle contrapposizioni. A livello parlamentare si raccolgono voci preoccupate sulla tenuta della maggioranza, che entrerà sempre di più in fibrillazione anche in vista della ormai prossima elezione del nuovo Capo dello Stato il prossimo gennaio.

Il premier Draghi è saldo al timone ma sicuramente non è abituato ai tanti distinguo politici e, soprattutto, al tempo che si perde per trovare la quadra. Tutto questo mentre l’Europa ci tiene d’occhio e si aspetta che l’Italia rispetti i patti. Non sarà facile per Draghi, perché tra i partiti, tutti i partiti, si è aperto il dibattito e si ragiona non solo sulle questioni urgenti ma pure sulle prospettive politiche. Nel centrodestra, nella Lega e in Forza Italia, ci sono forti segnali di nervosismo tra quanti vogliono ‘stringere’ accordi e quanti temono di sparire nel Carroccio di Matteo Salvini. Silvio Berlusconi, preso dall’abbaglio del Colle, cerca in tutti i modi di tornare al centro dei giochi. Per non parlare di Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, nei giorni scorsi messa alla berlina proprio da Salvini, che ha tutto l’interesse, visto che il suo partito avanza gagliardo nei sondaggi, a posizionarsi sulla riva del fiume e aspettare.

Anche nel centrosinistra non si fanno mancare i distinguo. Vero che la vittoria alle amministrative ha messo tutti di buon umore, ma durerà poco. Perché già ora cominciano i distinguo, a partire dall’alleanza col M5S di Beppe Grillo e Giuseppe Conte. È ancora strategica, oppure bisognerà vedere prima con che tipo di legge elettorale andremo a votare? Conte sta cercando di mettere i suoi paletti, ma i mugugni crescono e cresceranno man mano che ci si avvicinerà alle nuove scadenze elettorali. Tra le voci preoccupate raccolte nel Movimento, alcune riguardano proprio Beppe Grillo e la possibilità che irrompa e rompa di nuovo il già precario equilibrio interno. Nel Pd, al momento, oltre alle questioni più politiche, sono due problemi da affrontare: il ddl Zan che mercoledì torna in aula al Senato; la nuova tegola sul Monte dei Paschi di Siena, collegio elettorale del segretario dem, Enrico Letta, con lo stop alla trattativa con Unicredit.

La Lega di Salvini è già partita all’attacco, accusando proprio il Pd di Letta di aver portato al fallimento la banca. Da parte dem si plaude alla decisione del Governo di interrompere la trattativa fregatura con Unicredit (ora presieduta pure dall’ex ministro dell’Economia del Pd, Pier Carlo Padoan) ma allo stesso tempo si chiede al ministro interessato di venire in Parlamento a chiarire. Altro problema per il premier Draghi che adesso sarà costretto a supplicare Bruxelles di concedere ancora del tempo per trovare una soluzione.

Per quanto riguarda il ddl Zan, il segretario Letta ha capito che arrivando al muro contro muro in aula si rischia di perdere. Quindi ha chiesto al deputato che dà il nome al disegno di legge contro l’omotransfobia di cercare una soluzione in Parlamento, che tradotto significa scendere subito a patti con quanti, Matteo Renzi di Italia Viva in testa, vogliono apportare significative modifiche al testo di legge.

Per non parlare della nuova legge elettorale, che che subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica diventerà il tema dominante. Per ora Letta insiste sul maggioritario, in questa fase aiutato anche dal centrodestra che ha bocciato il proporzionale. Ma tra i dem sono in molti a spingere verso il proporzionale, e scommettono che subito dopo l’elezione del nuovo inquilino del Colle anche il centrodestra tornerà a dividersi. Da parte sua il M5S di Conte spera nel proporzionale, un sistema però che rischia di metterlo in diretta competizione con i dem, e alcuni sondaggi hanno già segnalato il rischio concreto. Facile pensare, se il rischio diventerà più concreto, che Letta a quel punto avrà un forte argomento per tenere il maggioritario, anche se corretto.

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