Brexit, non c’è ancora una decisione. Ed è allarme anche per i nuovi italiani in Bangladesh

"C’è un principio di proroga ma ancora nessuna decisione sulla Brexit", ha detto il capo negoziatore europeo sulla Brexit, Michel Barnier
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ROMA – “C’è un principio di proroga ma ancora nessuna decisione sulla Brexit”. Così oggi Michel Barnier, capo negoziatore europeo sulla Brexit. Secondo Barnier, che ha parlato al termine della riunione degli ambasciatori dell’Ue, “il lavoro continuerà nei prossimi giorni”.

“L’intenzione è prendere questa decisione attraverso una procedura scritta“, ha poi precisato la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva, sempre a margine della riunione.

 


IN ALLARME ANCHE I NUOVI ITALIANI NATI IN BANGLADESH

Si sono trasferiti in Gran Bretagna dall’Italia e sono nati in Bangladesh. I media inglesi li chiamano “Italian Bangladeshi” e questa settimana un servizio di ‘Al Jazeera’, una delle emittenti più seguite al mondo, ne ha raccontato ansie e timori in vista della Brexit e della possibilità di essere costretti a lasciare il Regno Unito. Gli “Italian Bangladeshi” sarebbero circa 7.500, il 2 per cento degli italiani che risiedono in Gran Bretagna, il dieci per cento tra quelli che non sono nati né in Italia né nel Regno Unito. Sono andati via dal nostro Paese una volta ottenuta la cittadinanza o il passaporto, e quindi lo status di cittadini dell’Unione Europea. In tanti negli ultimi mesi si stanno adoperando per rispondere alle “settle status application“, che permetterà ai cittadini con documenti Ue di continuare a vivere nel Regno Unito legalmente dopo il 2021, l’anno fissato come termine per il periodo di transizione della Brexit.

Ho deciso di andare in Gran Bretagna per il futuro dei miei figli” ha detto Golam Maula, attivista punto di riferimento dei bengalesi d’italia in Gran Bretagna, intervistato da ‘Al Jazeera’. “L’Italia, secondo me, non è pronta per la diversità”.

Un altro migrante bengalese che si è trasferito a Londra dall’Italia, Paese a cui dice di essere ancora affezionato, avrebbe confermato: “Nessuno viene qui per i soldi. Lo facciamo per i nostri ragazzi, così possono avere più possibilità“. Gli ostacoli che si trovano ad affrontare, però, non sono pochi. I passaggi burocratici da fare per ottenere lo status sono spesso difficoltosi, come denunciato da più parti, anche a causa di alcune lacune nei sistemi di registrazione nei Paesi di origine di chi fa la richiesta.

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