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Elezioni in Somalia, Mahad (Ambasciata): “Sono un passo per la democrazia” VIDEO

L'attuale legge elettorale accorda il diritto di voto a meno dell'1% della popolazione. Ma per il 2002 è atteso il suffragio universale
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ROMA – “Siamo molto contenti per le elezioni che si stanno svolgendo in Somalia. Non ci sono tensioni particolari, tranne quei soliti terroristi che approfittano dei momenti di difficoltà. Ma tensioni vere e proprie non ce ne sono”. Ne è convinto Scech Aues Maò Mahad, addetto alla Difesa dell’Ambasciata di Somalia in Italia, intervistato dall’agenzia Dire a Roma, a margine dell’evento di venerdì scorso a palazzo Giustiniani nell’ambito di un appuntamento del Festival della Diplomazia.


Nel paese del Corno d’Africa sono attualmente in corso le elezioni legislative per rinnovare la composizione del Parlamento, mentre il 30 novembre ci saranno quelle presidenziali. Una volta eletto, il nuovo capo di Stato procederà a nominare il nuovo Governo. Dal punto di vista istituzionale, questo Paese è molto giovane: dopo la terribile guerra civile scoppiata nel 1991, nel 2012 è stata faticosamente approvata una Costituzione che, ponendo fine a un governo di transizione sponsorizzato dalla comunità internazionale, ha sancito la nascita della Repubblica federale di Somalia.

“Finalmente si è completato un processo democratico in cui regioni e governo federale hanno indetto le elezioni” ha detto Mao’ Mahad parlando di quanto sta avvenendo in questi giorni, e ha aggiunto: “L’Unione africana – così come l’Unione europea o i paesi amici come gli Stati Uniti e la Turchia – ha avuto un ruolo molto importante sia di stabilizzazione che di aiuto, ma la maggior parte della questione è stata risolta dal governo federale somalo assieme ai singoli governi regionali“.

Ma la pace nel paese non è ancora stata completamente raggiunta a causa delle violenze che il gruppo armato Al-Shabaab continua a perpetrare contro i civili e l’esercito. In questi mesi i jihadisti – che non riconoscono l’autorità di Mogadiscio – hanno minacciato più volte di condurre attacchi diretti ai seggi elettorali per destabilizzare le procedure di voto. Il primo effetto di queste ‘promesse’ è stato che la data di inizio delle elezioni (il 24 settembre) è slittata di vari giorni. Ma secondo l’addetto alla Difesa dell’Ambasciata somala in Italia il gruppo è ormai impotente: “Al-Shabaab ha perso la sua battaglia ideologica. Le sue minacce sono pura propaganda”.

Un altro punto critico di queste elezioni – sollevato da alcuni osservatori internazionali – è il fatto che l’attuale legge elettorale accorda il diritto di voto solo ai 14mila grandi elettori, meno dell’1% della popolazione. Si tratta di un metodo elaborato sulla scia della stabilizzazione politica del paese nel post guerra civile. Si è voluto infatti coinvolgere gli esponenti più anziane o influenti all’interno dei vari gruppi etnici in cui si articola la popolazione somala. Tale sistema però “sarà cambiato presto– garantisce Mao’ Mahad- ed è già in programma in vista delle prossime elezioni del 2020, data entro cui in Somalia sicuramente avremo il suffragio universale. Perciò tutti i cittadini potranno dire la loro sulla democrazia”, ha concluso.

di Alessandra Fabbretti

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