BOLOGNA – I segnali si erano già visti nell’estate del 2025 con le montagne affollate di turisti. E in quella caldissima appena trascorsa si sono riempite di nuovo di gente in fuga dal caldo. Sentieri affollati e in qualche caso anche misure per evitare affollamenti in aree bellissime ma delicate. Nel 2025 avevano fatto il ‘giro del web’ le immagini della persone in fila al Seceda. E quest’anno com’è andata? Ha provato a capirlo una indagine dell’Uncem mossa anche da una domanda non priva di qualche preoccupazione: la crescita delle presenze può diventare crescita delle comunità? Perchè oltre alle istantanee delle vacanze, delle località piene di turisti e anche di qualche villeggiante ‘cafone’ (per dirla con uno clichè che ha girato questa estate), il punto è: e dopo? Proprio ora che le montagne sembrano ripopolarsi, “la sfida non è portare semplicemente più persone in montagna, ma trasformare i flussi in economie territoriali, servizi, lavoro, cura del paesaggio e nuova capacità di abitare Alpi e Appennini”, serve “una nuova attenzione per le comunità che accolgono, che vivono tutto l’anno sui territori”, avvisa Marco Bussone, presidente dell’Unione dei Comuni, Enti e Comunità montane.
IL BILANCIO DELL’ESTATE IN UNA SCALA DA 1 A 5? QUASI IL 44% DICE “VOTO 4”
L’estate 2026, secondo i dati dell’analisi Uncem realizzata tra agosto e settembre con un sondaggio pubblico, restituisce l’immagine di una montagna “attrattiva, con flussi turistici complessivamente positivi”. Il 64,1% di chi ha risposto vive prevalentemente in un Comune montano, il 35,9% ‘a valle’. Alla domanda sulla qualità complessiva della stagione da giugno ad agosto, su una scala da 1 a 5, il 43,9% assegna voto 4 e il 18,8% un 5: complessivamente il 62,7% esprime quindi una valutazione alta o molto alta. Insomma, è andata bene. Dunque nessun overtourism? A quanto pare no, o almeno non troppo.
E UNA RISPOSTA SU DUE DICE CHE NON C’È STATA UNA INVASIONE DI VILLEGGIANTI
Il sondaggio, fa sapere l’Uncem, “consente anche di ridimensionare una lettura indistinta dell’overtourism montano”. Il 54,7% di chi ha risposto afferma che nel proprio territorio non esiste un problema di presenze eccessive; il 38,7% ritiene invece vede troppi turisti in giro. E quando si domanda se vi siano strumenti per regolare eventuali flussi eccessivi, soltanto il 27,9% risponde ‘sì’, mentre il 49,7% dice ‘no’ e il 22,3% non sa rispondere. “Il vero indicatore di successo non può essere soltanto quante persone arrivano. Occorre capire quanto valore rimane nelle valli, quante imprese crescono, quanti servizi vengono rafforzati, quanta occupazione viene generata e quanto il turismo contribuisce a rendere vive le comunità durante tutti i 12 mesi dell’anno”, annota allora l’Uncem. Il turismo “è pilastro dello sviluppo, ma non da solo, senza agricoltura, gestione forestale, servizi alle comunità abitanti”, avvisa Bussone.

IN MONTAGNA SOPRATTUTTO PER TROVARE PAESAGGI, RELAX E SILENZIO
Ma perchè si sceglie e si sale in montagna? Più di otto su 10 (82,4%) risponde per paesaggio e ambiente, clima, seguono manifestazioni ed eventi con il 45,6%, relax e silenzio (44%), enogastronomia e sci e sport invernali entrambi al 37,9%, monumenti, storia e cultura al 33%, iniziative sportive al 28,6%. E a quanto pare chi cerca queste cose le trova. Il 47,8% ritiene che negli ultimi mesi vi siano stati maggiori flussi turistici rispetto alle estati passate (il 41,2% non vede alcuna crescita e l’11% non è in grado di valutarla). Nei Comuni montani e nelle valli il dato appare più favorevole: il 63,2% degli intervistati segnala un aumento di arrivi e presenze rispetto agli anni scorsi, contro il 23,6% che non lo rileva e il 13,2% che non sa esprimersi.
Anche dagli operatori arrivano segnali prevalentemente positivi: il 53,6% degli intervistati ha raccolto giudizi favorevoli da hotel, strutture ricettive, campeggi e ristoranti; il 19,9% riferisce invece valutazioni negative, mentre il 26,5% non dispone di elementi sufficienti o di confronti diretti. Il 73,1% considera inoltre il proprio territorio dotato di una buona “vocazione turistica”, contro il 23,6% che non la riconosce. E il 65,4% considera importante lavorare con tour operator, destination manager e operatori specializzati per portare l’offerta delle montagne anche fuori dai mercati tradizionali.
ED ECCO TUTTE LE IDEE PER FAR CONTINUARE A CRESCERE IL TURISMO AD ALTA QUOTA
Per crescere, il 50,6% indica la necessità di maggiore sinergia tra associazioni locali, amministrazioni comunali e imprese. Il 42,2% chiede strutture ricettive migliori, più accoglienti e moderne; il 41,7% una maggiore cura dei versanti montani; il 33,9% strade più sicure, pulite, ampie e meglio asfaltate; il 32,8% più promozione, marketing e comunicazione; il 18,9% ristoranti più innovativi e moderni e il 13,3% un maggior numero di eventi e manifestazioni. Più debole appare il sistema della promozione: solo il 39,7% ritiene che il proprio Comune o la propria valle abbiano beneficiato di campagne promozionali regionali, Enit o del ministero del Turismo; il 30,7% risponde negativamente e il 29,6% non è in grado di valutarlo. Anche sugli investimenti privati il quadro invita alla prudenza: il 22,7% segnala operatori intenzionati a investire, il 18,2% operatori che vorrebbero farlo ma non dispongono della capacità finanziaria necessaria, il 18,8% non registra investimenti e ben il 40,3% non dispone di informazioni sufficienti.




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