VIDEO | Gara europea per il servizio dell’acqua in provincia di Rimini, vale due miliardi per 20 anni

Rimini è il primo caso in Italia assieme a Reggio Emilia dove il gestore del servizio idrico si sceglierà con una gara europea: l'esito arriverà nel 2021
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RIMINI – Nel 2021 si conoscerà il nuovo soggetto gestore del servizio idrico integrato nella provincia di Rimini. La gara europea, primo caso in Italia assieme a Reggio Emilia, è in corso e in lizza si vocifera che ci siano due big: Hera da un lato e la multiutility romana Acea dall’altro. Al tema dedica un convegno questa mattina al Palacongressi di Rimini Amir, la società pubblica proprietaria dell’infrastruttura idrica, riunendo attorno a un tavolo le agenzie nazionali Arera e Utilitalia, Atersir e Confservizi regionali e il Comune di Rimini.

Come spiega l’amministratore unico di Amir, Alessandro Rapone, “questo passaggio determinerà il gestore per i prossimi 20 anni, per un valore economico che supera i due miliardi di euro”. La società, sottolinea, non ha voce in capitolo, “un conto è la proprietà dell’infrastruttura un altro la gestione, l’importante è che il servizio possa essere garantito sempre ai massimi livelli, sia per l’acquedotto che che per fognatura e depurazione, con una tariffa sostenibile e alti livelli di investimento, già tra i più corposi d’Italia”.

 

Il direttore di Atersir, l’agenzia che ha strutturato il bando, Vito Belladonna spiega che “siamo nella fase in cui la commissione sta valutando le offerte pervenute sulla base dell’offerta tecnica e del valore economico. I concorrenti- aggiunge- sono più di uno. La commissione finirà i lavori di valutazione dell’offerta tecnica, sono montagne di elaborati, nel giro di due mesi”. Poi seguirà la fase di predisposizione dei documenti contrattuali, il tutto al netto di ricorsi che non si possono escludere. Di certo, sottolinea, “le implicazioni saranno importanti. Oggetto della concessione è anche la realizzazione di investimenti fissati nel piano d’ambito e uno degli elementi che verrà valutato è anche la capacità di anticiparli”.

Su questo fronte a Rimini dal 2014 al 2017 sono stati investiti 133 milioni di euro, di cui 14,3 di contributi pubblici. La gara conferma la quota di almeno 20 milioni di euro di investimenti all’anno e prevede oltre 153 milioni di residuo dei beni strumentali da garantire al gestore uscente. Nella partita degli investimenti entra anche il Recovery fund. “Lavoriamo- spiega Belladonna- per candidare a livello regionale oltre 1.000 interventi per 1,7 miliardi, di cui 380 prioritari per 776 milioni”.

Per il sistema idrico integrato, prende parola l’assessore al Bilancio del Comune di Rimini, Gian Luca Brasini, si prendono in considerazione due livelli, da un lato la sostenibilità, ambientale ed economico-finanziaria, per cui la tariffa deve andare a remunerare l’opera, dall’altro la governance su cui si è ragionato, conclude, tra inhouse, doppio getto e gara europea, finendo per puntare su quest’ultima.

“SERVIZIO RIMINI SOPRA MEDIA, E TARIFFE STANNO CALANDO”

La provincia di Rimini attende dunque per il prossimo anno il risultato della gara europea per l’affidamento del servizio idrico integrato. E come sottolinea il componente del collegio di Arera, l’Authority nazionale di regolazione per energia, reti e ambiente, Andrea Guerrini, un tema fondamentale è quello della governance. E da questo punto di vista Rimini, tra i primi territori a bandire la gara, può proporsi come modello. “I territori- spiega Guerrini- pensino a definire un quadro di governo per mantenere poteri anche per la parte pubblica”. Infatti, precisa, “se la scelta è quella di un partenariato pubblico e privato, il pubblico deve avere il potere di indirizzo e controllo”.

Altro tema, prosegue, è quello del Recovery fund. “Il settore idrico tra quelli regolati è più avanti nel dialogo con la Commissione europea” e il Piano nazionale idrico ha una lista di un migliaio di interventi per 10 miliardi di euro. Il Sud è “poco rappresentato”, conclude, e dove “c’è carenza di infrastrutture si rischia di non avere soggetti capaci di presentare progetti”. Da questo punto di vista Arera “può aiutare a definire le proposte e accelerare la capacità di programmazione”.

Il direttore generale di Utilitalia, Giordano Colarullo, ricorda che il 70% delle infrazioni europee sulla depurazione riguardano impianti del sud, l’Emilia-Romagna è l’unica regione esente, dove le perdite dai tubi superano nettamente il 60%, mentre con la gestione diretta dei Comuni “di fondo non si fanno investimenti”: cinque euro contro una media di 40. Invece “dove opera un soggetto industriale, gli investimenti e la loro realizzazione aumentano”.

Dunque “è fondamentale fare affidamenti ma c’è anche il rischio che il divario tra Centro nord e Sud tenda ad ampliarsi”. Anche sulle “sfide emergenti”: nuovi inquinamenti, cambiamento climatico, infrastrutture.

L’affidabilità del servizio idrico in Emilia-Romagna, mette in luce il presidente regionale di Confservizi, Luigi Castagna, si deve a “un elevato livello di investimenti” e anche il livello tariffario rappresenta “un ulteriore indice di efficienza”. Ci sono una decina di ambiti di gestione con governance diverse, ma “tutte sono il frutto delle scelte degli enti pubblici locali”. Dunque “si può affrontare il mercato” come stanno facendo Rimini e Reggio-Emilia. Le perdite del sistema regionale si attestano al 29% e si può ancora “migliorare”, sottolinea Castagna: dal 21 % di Reggio-Emilia si arriva al 39% di Ferrara, con Rimini al 25%. La spesa media annua per una famiglia di tre persone è di 511 euro, quando in Italia si oscilla tra 163 e 673 euro. Il costo minore è a Bologna, 336 euro, il maggiore a Forli, 596: Rimini è a 553. Comunque “le tariffe stanno lentamente calando”. Ciononostante, conclude Castagna, oltre il 64% dei cittadini della regione non sa quanto paga l’acqua e il 70% non sa dei bonus speciali per le famiglie in difficoltà.

“Per il futuro occorre pensare all’impatto dei cambiamenti climatici ed essere resilienti alle modifiche nella gestione del servizio”.

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25 Settembre 2020
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