venerdì 11 Settembre 2026

Un giocatore di football americano su 4 si ammala (e muore) di encefalopatia traumatica cronica

Su 1.696 giocatori attualmente sotto contratto in Nfl, almeno 400 di loro svilupperebbe la CTE. Una percentuale enorme. Lo studio sul New York Times

ROMA – Un giocatore della Nfl su quattro sviluppa l’encefalopatia traumatica cronica, la malattia neurodegenerativa legata da vent’anni al football americano e ormai diagnosticata a centinaia di ex professionisti dopo la morte. E’ una percentuale enorme, non peraltro il New York Times piazza i risultati come apertura online.

I ricercatori, in gran parte affiliati a Mass General Brigham, Boston University e UNITE Brain Bank, hanno analizzato tutti gli ex giocatori NFL deceduti tra il 2016 e il 2021: 878 in totale. Di questi, 215 – pari al 24,5% – risultavano affetti da CTE. Un dato che, avvertono gli autori, potrebbe essere sottostimato: la percentuale non tiene conto dei 643 cervelli mai esaminati, molti dei quali potrebbero presentare la stessa patologia.

La diagnosi definitiva resta possibile solo post mortem, tramite esame cerebrale, e l’incidenza della malattia in chi non ha subito ripetuti traumi cranici è praticamente nulla. Applicando le proporzioni dello studio ai 1.696 giocatori attualmente sotto contratto nella lega, almeno 400 di loro svilupperebbe la CTE.

David Michaels, ex direttore dell’Occupational Safety and Health Administration sotto l’amministrazione Obama, ha definito il fenomeno un rischio senza precedenti nel panorama lavorativo americano: “Ci sono lavoratori esposti ad alti livelli di amianto, con tassi molto elevati di malattie polmonari. Ma una malattia neurologica degenerativa come questa non l’ho mai vista”.

Il dottor Daniel Daneshvar, autore principale della ricerca pubblicata su The BMJ, sottolinea però che la CTE è prevenibile: “Sappiamo cosa la causa. È una malattia di cui conosciamo e controlliamo completamente il rischio”. Il fattore predittivo principale, spiega, è la forza cumulativa dei colpi alla testa ricevuti nel corso della vita, inclusi quelli precedenti alla carriera professionistica.

Chi vive da vicino il mondo del football non si stupisce dei numeri. Randy Grimes, ex centro dei Tampa Bay Buccaneers, ha commentato: “Scommetto che il numero reale è molto più alto. Ovviamente sarà molto più alto se si aggiungono quelli non testati”. Tre suoi ex compagni di squadra sono morti con diagnosi di CTE, tutti prima dei 60 anni.

Il legame tra CTE e comportamenti estremi è emerso in diversi casi pubblici: Aaron Hernandez e Phillip Adams, entrambi condannati per omicidio, ricevettero la diagnosi dopo la morte. Nel luglio 2025, Shane Tamura ha ucciso quattro persone nella sede della NFL a New York; l’autopsia ha confermato la presenza della malattia.

Nonostante ciò, la popolarità del football resta intatta: la NFL ha superato i 23 miliardi di dollari di fatturato nel 2024. La lega ha dichiarato di impegnarsi costantemente per rendere il gioco più sicuro, mentre il sindacato dei giocatori ha definito lo studio “un monito” e “un invito all’azione per l’intero ecosistema calcistico”.

Il caso dei Miami Dolphins del 1972, unica squadra imbattuta della storia NFL, è emblematico: otto membri di quella rosa hanno ricevuto diagnosi di CTE. Tra i Chargers del 2009, tre giocatori sono morti con la stessa patologia, incluso Paul Oliver, che si tolse la vita nel 2013 davanti alla moglie e ai figli.

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