ROMA – Laddove non c’è nulla, né servizi né la presenza dello Stato, un camion cisterna per l’acqua o un’automedica che passa una volta a settimana possono fare la differenza tra la vita e la morte. Come accade nella regione di Atsimo-Andrefana, nel sud-ovest del Madagascar. Lo può testimoniare Support and Sustain Children (Ssch), organizzazione nata in Italia e presente in vari Paesi del mondo. Ne parla con l’agenzia Dire Arianna Martini, fondatrice e presidente, al rientro da una missione di monitoraggio: “Operiamo in quattro villaggi lontani una trentina di chilometri dalla città di Toliara, capoluogo della regione, dove tuttavia in pochi possono andare: solo un bus collega le località periferiche e non tutti possono permettersi il biglietto“. L’organizzazione Ssch si occupa di portare acqua con un camion cisterna, un bene “rarissimo e costoso: qui l’acqua va comprata”. Portarla, significa non solo garantire alle persone di bere e cucinare, ma anche di “irrigare le coltivazioni e abbeverare gli animali”.
I CAMBIAMENTI CLIMATICI “HANNO RIDOTTO LE POPOLAZIONI ALLO STREMO”
Economia di sussistenza, preziosa laddove i cambiamenti climatici “hanno ridotto queste popolazioni allo stremo– continua Martini- perché i periodi di siccità sono sempre più prolungati“. Così, quando piove, i terreni non riescono ad assorbire l’acqua piovana. Ssch opera nell’entroterra, dove a pagare il costo del clima che cambia sono le attività agricole, ma lungo la costa – come ha denunciato anche il Wwf – l’aumento delle temperature sta mettendo a rischio la biodiversità marina, tra cui la barriera corallina, mentre si registra l’erosione costiera con l’innalzamento del livello del mare. Più in generale, quest’isola situata nell’oceano indiano ha i livelli di povertà tra i più alti dell’africa: 75 persone su 100 vivono con meno di due dollari al giorno, nonostante le ricche risorse naturali derivanti dalle terre arabili, la pesca oppure i giacimenti di oro, manganese e rame. Arianna Martini continua riferendo che grazie all’intervento di Ssch, “riusciamo a raggiungere 2mila persone”. A questo, spiega la presidente, “si aggiunge un intervento di ‘water harvesting’, già realizzato, che mette a valore le poche riserve idriche disponibili, volto a canalizzare l’acqua piovana in modo da immagazzinarla: non è potabile, ma si può usare per irrigare i campi”.


CARENZA DI ACQUA, REDDITO E CIBO
Un’azione di cui beneficia non solo la popolazione dei villaggi interessati ma anche “quelli vicini: abbiamo notato che le persone hanno iniziato a trasferirsi dai paesi vicini, attirati dalla disponibilità di acqua”. L’obiettivo, con le prossime missioni, è implementare e potenziare questo sistema. Alla carenza d’acqua e di opportunità di reddito, segue la scarsità di cibo e quindi di una dieta alimentare variegata e nutriente. Per questo, continua Martini, “abbiamo eseguito un monitoraggio medico-sanitario: ci siamo avvalsi delle prestazioni di un medico malgascio e di uno venuto con noi dall’Italia: in pochi giorni abbiamo visitato tutta la popolazione dei villaggi, realizzando uno screening per la malnutrizione sui bambini da zero a cinque anni: ne abbiamo individuati 40, che abbiamo inserito nel programma bimestrale previsto dalle linee guida dell’Oms, affinché ricevano razioni di cibo specifico grazie a staff locale”. L’elemento allarmante emerso da questo lavoro, secondo Martini è che “molte delle persone adulte coinvolte non avevano mai visto un medico“. I casi più gravi sono stati deferiti negli ospedali “facendoci carico noi di tutte le spese”. A quelli meno gravi, sono state prescritte medicine, dove necessario. “La popolazione- spiega Martini- impiega la medicina tradizionale, con cui riesce a curare raffreddori, infiammazioni e piccole ustioni e ferite. Ma quando sopraggiungono problemi più seri – come la malaria o il cancro – non hanno modo di recarsi in ospedale“.
DUE BAMBINE DI UNDICI E DODICI ANNI AMMALATE DA GIORNI
Ciò ha fatto sì che l’organizzazione incorresse in due casi molto gravi: due bambine di undici e dodici anni ammalate da giorni, portate dai genitori con mezzi di fortuna perché “hanno sentito che c’era un medico in Paese”. Martini continua raccontando che mentre la prima, colpita da una fortissima anemia e da una malaria non diagnosticata, è stata curata nell’ospedale di Toliara anche grazie a trasfusioni di sangue che altrimenti non avrebbe mai ricevuto, la seconda non ce l’ha fatta. “E’ stato un evento tragico– ricorda Martini- i genitori l’avevano portata attraversando chilometri di strada sterrata in bicicletta e, una volta saliti sulla nostra automobile per portarla a Toliara, ha avuto una crisi epilettica ed è morta. Eravamo a cento metri dalla clinica. Una scena sconvolgente per i genitori”. Prosegue la presidente: “La bambina era ammalata da due settimane ma i genitori non avevano potuto portarla in ospedale. Quando ci hanno raggiunto, versava in condizioni drammatiche, anche a detta dei nostri medici”. Ciò conferma “l’assenza assoluta di servizi in quest’area”. L’assenza dello Stato e delle infrastrutture “rende difficile per noi ong poter intervenire, perché non esistono realtà a cui appoggiarsi, con cui collaborare”. Per rompere l’isolamento di questa regione, Ssch punta quindi a rafforzare gli interventi umanitari. Conclude Martini: “Porteremo un’automedica che, passando una volta alla settimana con a bordo un medico malgascio, possa individuare i casi prima che diventi troppo tardi“. Una sorta di medico di base a domicilio, che potrà veramente fare la differenza.




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