ROMA – Si dice che tutte le strade portino a Roma. E sarà davvero così in questi giorni sospesi tra luglio e agosto, in un estate italiana che parla decine di lingue differenti. Le parole sono e saranno quelle di ragazze e ragazzi, a Roma per il Giubileo dei giovani, uno dei momenti più attesi dell’anno santo.
Ad accoglierli sarà Leone XIV, il papa nordamericano missionario in Perù, succeduto a Francesco, l’argentino che era arrivato “quasi dalla fine del mondo”. Si prepara, il nuovo pontefice, a rispondere alle domande dei giovani. Accadrà a Tor Vergata, la sera del 2 agosto, sullo sfondo la Vela di Santiago Calatrava.
“È possibile l’amicizia all’epoca di internet?”, è questa una delle domande. Poi ce ne saranno altre due, sul futuro, al quale i giovani inevitabilmente guardano, e sulla speranza. A porre i quesiti ragazzi degli Stati Uniti, del Messico e dell’Italia, in inglese, spagnolo e italiano. Leone XIV conosce tutte queste lingue e in tutte proverà a rispondere.
Un altro tema, sin dai primi arrivi dei giovani lunedì 28 luglio e fino alla messa celebrata dal papa a Tor Vergata il 3 agosto, sarà quello della pace. Ragazze e ragazzi giungono da 146 Paesi, di tutti i continenti. In qualche caso arrivano da regioni del mondo ostaggio della guerra, come Libano, Iraq, Myanmar, Ucraina, Palestina, Siria o Sud Sudan. Ne parliamo con monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per la Nuova evangelizzazione nonché responsabile della Santa sede per il Giubileo.




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