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Meloni avvisa gli alleati: “Se FdI primo partito io premier”. Ma pure Letta vuol arrivare primo perché…

L'editoriale del direttore Nicola Perrone

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ROMA – Anche nel Centrodestra, che tutti i sondaggi danno vincente alle prossime politiche, ci sono problemi e non su questioni di poco conto come quella di chi sarà il premier del nuovo Governo. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha messo sul piatto la sua richiesta agli alleati Salvini e Berlusconi prima del programmato incontro: “Se non dovessimo riuscire a metterci d’accordo su questo, non avrebbe senso andare al governo insieme. Confido che si vorranno confermare, anche per ragioni di tempo, regole che nel centrodestra hanno sempre funzionato, che noi abbiamo sempre rispettato e che non si capisce per quale ragione dovrebbero cambiare oggi”, ha detto Meloni. Insomma, da subito patti chiari e senza fregature. Perché tra Forza Italia e Lega si fa strada l’ipotesi di cambiare metodo, di indicare il candidato premier con un voto a maggioranza dall’assemblea di tutti i parlamentari eletti dal Centrodestra. Chiaro che a quel punto sommando quelli della Lega e di Forza Italia alla fine sarebbero loro a indicare il premier. Che fare? Salvini capita l’aria ha subito messo le mani avanti:  “Lasciamo a sinistra litigi e divisioni: per quanto ci riguarda, siamo pronti a ragionare con gli alleati sul programma di governo partendo da tasse, lavoro, immigrazione e ambiente. Chi avrà un voto in più, avrà l’onore e l’onere di indicare il premier” ha detto il Capo della Lega. Lasciando però nel vago il punto sospetto, perché quel voto in più potrebbe benissimo essere riferito a quello dell’assemblea di tutti i parlamentari eletti.

Nel Centrosinistra altri problemi. Oggi il leader di Azione, Carlo calenda, insieme a +Europa di Della Vedova e Bonino ha presentato il suo programma elettorale. Disponibile a ragionare con il Pd di Enrico Letta e chiusura a Renzi, Di Maio e compagnia. Letta domattina riunirà la direzione per discutere la linea politica da qui al voto. Ribadito il no all’alleanza con il M5S di Giuseppe Conte, colpevole di aver fatto naufragare il Governo Draghi aprendo la via alla riscossa del Centrodestra. Conte aspetta e insiste, convinto che alla fine i Dem si piegheranno alla legge elettorale e in qualche modo torneranno a chiedere l’intesa. Speranza vana, Letta non potrà tornare indietro perché a quel punto si rischierebbe lo scontro interno, mentre il partito deve mantenersi unito fino al voto. Per questo Letta insisterà sulla linea del Pd primo partito in Italia. In quel caso, infatti, toccherebbe comunque al primo partito tentare di trovare una maggioranza in Parlamento. E se il Centrodestra non dovesse vincere alla grande, magari con le mille voci che si metteranno ad urlare contro il pericolo di avere sovranisti e postfascisti alla guida dell’Italia, crisi finanziaria ecc., magari alla fine ancora una volta Forza Italia per il bene del Paese potrebbe accettare un nuovo governo di unità nazionale. Magari non sarà Enrico Letta il premier, magari sarà necessario ingoiare qualche altro boccone amaro, ma vuoi mettere la soddisfazione di lasciare Salvini, Meloni e Conte all’opposizione e proseguire a governare per altri 5 anni?  

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2022-07-25T20:38:15+02:00