Contro stereotipi e paure, le donne italiane viaggiano da sole

Intervista a Dana Donato, torinese, 33 anni, web designer nella vita e blogger per passione, co-fondatrice di 'Viaggio da sola perchè'
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ROMA – “Se qualche anno fa mi avessero detto che un giorno sarei partita per un viaggio da sola non avrei potuto mai crederci. E invece sono a Barcellona dopo un parcheggio lunga sosta, un aereo e tre metropolitane. E penso”. No, non è un romanzo di quelli che compri per l’incipit, ma la storia di Eleonora C., occhiali verdi, frangetta sbarazzina, un lavoro “stabile e ben retribuito”, una madre adottiva “l’unica che per temperamento, coraggio e personalità prendo a modello”, un viaggio in Spagna vissuto come “un trampolino per una nuova vita”. Accanto ad Eleonora C., le foto e le storie di Valeria e Alice G., legate tra loro da un filo rosso: l’esperienza di un viaggio in solitaria da condividere con altre donne su un blog, ‘Viaggio da sola perchè’.

”Viaggio da sola perchè’ è un sito web, un blog, un gruppo Facebook, nato nell’agosto del 2015 quando sono tornata dal mio primo viaggio da sola con l’hashtag #viaggiodasolaperché sul mio profilo Twitter. L’obiettivo è fare rete tra donne che viaggiano da sole, non convincerle a farlo, ma dare un supporto a chi vorrebbe farlo o vuole aggiungere un’opzione”, racconta alla Dire Dana Donato, torinese, 33 anni, web designer nella vita e blogger per passione, co-fondatrice di quello che “da un po’ di tempo mi piace definire il progetto delle donne che viaggiano da sole. Stavo cercando di capire cosa mi avesse spinto a partire e mi sono chiesta se ci fossero altre donne che ci stavano riflettendo o che avevano voglia di farlo”.

E di donne con il pallino di prendere un aereo, la macchina o una nave col biglietto in mano ‘per una’, Dana in questi quattro anni ne ha trovate molte, tra quel milione e quattrocentomila italiane che, secondo gli ultimi dati Istat, viaggiano in autonomia.

Ad oggi sono 20mila le donne che partecipano al gruppo Facebook – il primo del progetto a nascere in rete – oltre 17mila quelle attive, “da chi scrolla la pagina a chi commenta”, in un trend social col segno + che coinvolge anche Instagram (+1.500 follower a ottobre 2018) e non è sfuggito al colosso di Menlo Park, che ha selezionato ‘Viaggio da sola perchè’ tra le 40 community del primo Facebook Community Day in Italia, lo scorso 25 giugno a Roma. “Sono state selezionate le community che portano un valore aggiunto sia all’interno che all’esterno”, spiega Dana, che ha condiviso un pezzo di strada con l’altra co-fondatrice, Elena Mazzeschi, e con Eliana Lazzareschi Belloni, e ora gestisce il progetto da sola.

‘Viaggio da sola perchè’, però, è anche un sito gestito da una redazione di dieci donne, con una media mensile di 17.500 visualizzazioni e 9mila visitatori unici e una newsletter, ogni primo venerdì del mese, con 600 utenti iscritti e una media di open rate (quante persone, su una lista di iscritti, aprono o visualizzano una particolare campagna email, ndr) del 45% (il 52% in Italia, il 36% negli Stati Uniti e il 6% nel Regno Unito), con un discreto seguito anche tra gli uomini di 25-34 anni (25%). “Ogni anno facciamo un incontro ufficiale del gruppo, in cui ci presentiamo, raccontiamo i nostri viaggi, parliamo per conoscerci- racconta Dana- ma spesso ci vediamo anche in modo informale”.

Ma cosa spinge queste donne a raccontarsi su ‘Viaggio da sola perchè’ o a sbirciarlo prima di partire, magari lasciando un like? Un po’ guida un po’ diario, il progetto si muove nello spazio ibrido di chi cerca consigli pratici su documenti di viaggio, pianificazione, pernottamenti e spostamenti, chi è a caccia di ispirazione per la giusta meta, chi vuole raccontare la sua esperienza e chi, invece, ha solo bisogno di essere incoraggiata e rassicurata. Perchè viaggiare da sole è una scelta ancora considerata controcorrente, che abbatte tabù, paure e stereotipi.

“Tante donne hanno paura perché le persone che hanno intorno gliel’hanno trasmessa, perchè vogliono viaggiare in sicurezza senza avere approcci non richiesti- racconta Dana- La principale è: e se mi succede qualcosa?”. Un timore spesso legato “a fattori familiari e culturali. Alle 30-35enni (il 75% delle follower ha un’età compresa tra 25-34, ndr), le più timorose, spesso viene chiesto di fare un percorso classico: lavoro, laurea, famiglia. Molte di loro si chiedono: cosa mi potrebbe succedere se mi stacco da questo percorso? Sembra quasi che se si esce dal proprio paese, dalla propria città o comunque dalla propria comfort zone, debba per forza succedere qualcosa di male. Ed è quello che si legge in moltissimi commenti a notizie di ragazze aggredite o uccise mentre viaggiavano, sole o in compagnia di un’amica: ‘Se l’è andata a cercare, poteva stare a casa’. Un po’ come dire, se vai a lavorare in macchina e fai un incidente, ‘potevi evitare di prendere la macchina”.

Stereotipi duri a morire, come quello del “se parti da sola sei una sfigata perchè non hai nessuno”, che spinge molte giovani donne a rinunciare al viaggio perchè magari “si sentono a disagio a mangiare da sole al ristorante, o a chiederci: ‘Non è triste viaggiare da sole?'”. Invece, “il viaggio da sola ti fa sbloccare, ti fa vedere che esiste altro e che con le persone che si conoscono sul posto si possono creare dei rapporti bellissimi, che poi possono trasformarsi in vere e proprie amicizie”. E soprattutto, a farlo non sono solo le single, ma “anche donne in coppia, sposate, con famiglia e figli”.

Impossibile, però, per l’animatrice del progetto, tracciare un identikit della donna che esplora il mondo in solitaria. “Si tratta di un pubblico davvero troppo eterogeneo, andiamo dalle ragazze di 18 anni alle over 60, che di solito fanno viaggi molto lunghi, fino alle 80enni, che intraprendono viaggi di due-tre settimane e hanno molte meno paure delle ragazze di 25-30 anni. Per esempio, ci ha scritto una donna di 60 anni che è andata in Africa in tenda”.

Lunghi o corti non importa, nel blog “ospitiamo anche i racconti delle gite di un giorno, perchè anche quelli sono viaggi. C’è chi parte per un weekend, chi sta via mesi, chi si prende l’anno sabbatico”. Tra le mete più gettonate “il sud-est asiatico (Thailandia, Cambogia, Birmania), ma anche Marocco, Spagna, est Europa, soprattutto Romania, e repubbliche baltiche. In Italia vanno tantissimo Napoli e Palermo”. Sulle stagioni non ci sono preferenze, di solito “si concentrano di più tra le vacanze estive e quelle invernali, ma in realtà si viaggia tutto l’anno”.

Partono da sole perchè “nessuno con cui sono in contatto ha le stesse date di ferie”, ma molto spesso “le motivazioni sono profonde: dalla fine di una relazione a un lutto; comunque spesso c’è di mezzo una rottura, con il lavoro o con la vita di famiglia. In generale, le donne che viaggiano da sole si fanno molte più domande”.
“Il mio primo viaggio in solitaria, per esempio, l’ho fatto a 29 anni- confida Dana alla Dire- Avevo da sempre il desiderio di lavorare per un periodo all’estero, ma tra laurea e lavoro non c’ero mai riuscita. Convivevo con il mio ex compagno, poi sono tornata single, ho continuato a lavorare, ma nel 2014 ho sentito che si era rotto qualcosa. Ho deciso di mollare tutto e la conseguenza è stato il viaggio, in Portogallo, dove ero già stata. Sono stata in un ostello di una regione del Sud dove ho lavorato in cambio di un letto per due mesi e mezzo. All’inizio avevo molta paura che non mi piacesse, perchè sono routinaria- confessa la blogger- Poi la prima mattina, nonostante lo shock, sono scesa e ho incontrato tantissimi ragazzi da tutto il mondo, perchè quella era una zona di surfisti. A quel punto ho capito che fuori dal mio mondo c’era un mondo e che volevo scoprirlo il più possibile”.

Da allora Dana – ed altre migliaia di donne con lei – non si è più fermata e ha raggiunto altre mete, rigorosamente in solitaria, da Barcellona a Budapest, da Genova a Bologna al Canada. Ha costruito una rete di “emigranti, cicloturiste, scrittrici che hanno scoperto la felicità del viaggio”, dopo quattro anni pronta a lanciarsi in “iniziative esterne legate a questo tema, che inizieremo a fare”. E ha reimparato ad amare la città da cui dopo 13 anni aveva deciso di allontanarsi, Torino, “tramite gli occhi delle ragazze che hanno raccontato il loro viaggio sul blog”. Perchè viaggiare da sole, alla fine, “significa scoprire noi stesse attraverso gli occhi del mondo”.

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