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Il Senegal vuole bonificare la più grande discarica a cielo aperto del Paese

discarica
Si trova Mbeubeuss, nel Comune di Malika: accoglierebbe secondo alcune stime addirittura l'80% dei rifiuti del Paese. Circa duemila persone vivono raccogliendo immondizia al suo interno e rivendendo ciò che trovato nel mercato nero
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ROMA – Alle porte di Dakar, una città da tre milioni di abitanti, c’è un problema ecologico da risolvere: si tratta della discarica a cielo aperto di Mbeubeuss, nel Comune di Malika. Istituita nel 1968, a oggi accoglierebbe secondo alcune stime addirittura l’80% dei rifiuti del Paese in modo non organizzato, con costi alti sia in termini ambientali che sanitari. Per questo motivo il governo ha deciso di lanciare il Progetto per la promozione e la gestione integrata ed economica dei rifiuti solidi (Projet de promotion de la gestion intégrée et de l’économie des déchets solides, Promoged). Promoged, con cui il presidente Macky Sall intende onorare la promessa di un “Senegal a rifiuti zero”, prevede un intervento a più livelli: da un lato, sarà creato un impianto per il riciclo dei rifiuti e un altro per il compostaggio e saranno realizzate altre sette discariche, punti di raccolta automatizzati e centri di smistamento e trasferimento dei rifiuti solidi; dall’altro, sono previsti interventi di bonifica e sanificazione del suolo. Al termine di questi lavori, il governo intende proseguire creando altri 150 impianti per il trattamento dei rifiuti in 138 Comuni, che prevedono a loro volta interventi per la bonifica dei suoli. Il costo dell’intervento a Mbeubeuss è di 206 miliardi di franchi cfa (314 milioni di euro), di cui poco più della metà finanziati da attori internazionali tra cui la Banca mondiale, le agenzie di cooperazione e sviluppo di Spagna e Francia e la Banca europea degli investimenti. Il sito dovrebbe consentire la creazione di 3.000 posti di lavoro. Perplessità rispetto al Projet sono state tuttavia avanzate dall’ong Wiego. Insieme con la Confederazione nazionale dei lavoratori del Senegal, l’organizzazione ha chiesto alle autorità di favorire un processo “più inclusivo e trasparente”. Come riporta Radio France internationale, a preoccupare le realtà della società civile è il destino dei cosiddetti “raccoglitori”: circa 2.000 persone che vivono raccogliendo i rifiuti nella discarica e vendendoli poi sul mercato nero.

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