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Mamma F.: “Sui miei figli lo stesso incubo di Cittadella”

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L'avvocato Coffari: "Ctu si muove seguendo l'allarmante copione del passato"
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ROMA – “A mio figlio più grande ho dovuto dirlo che potrebbe accadere che vengano portati in casa famiglia da un momento all’altro: ‘Non vi preoccupate che se dovesse succedere vi vengo a prendere’, gli ho detto così”. Accade ancora, in un piccolo comune in provincia di Brescia, a F., 37 anni, laureata in design industriale e mamma di due bambini, di 6 e 4 anni, che dice: “Il mio caso è una nuova Cittadella, e la Ctu è la stessa”.

I figli le riferiscono di abusi, lei li ascolta, si affida a una psicologa che la esorta a fare qualcosa, denuncia e sono ad oggi pendenti due procedimenti penali sul padre accusato dai racconti dei bambini, ma F. viene dipinta dalla Ctu come una mamma “ostativa” che intende “elidere la figura paterna”. E per due bambini si stanno per aprire, dal 15 maggio scorso, con decreto del Tribunale ordinario di Venezia, le porte di una casa famiglia. Potrebbe accadere come a Pisa, come ad Assisi. “E’ arrivato il decreto del giudice del Tribunale ordinario di Venezia- ha spiegato F. all’agenzia Dire- che dispone il collocamento dei bambini in casa famiglia. Con il mio legale, l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, abbiamo depositato un ricorso, ma tecnicamente potrebbero operare comunque”.

F., come tante altre mamme che denunciano, è finita infatti sotto Ctu. “Stanno cercando di strapparmi via i miei figli in un modo indegno per metterli in una casa famiglia o in una comunità senza nemmeno valutare il bene superiore dei bambini. Intorno a questa vicenda ci sono due procedimenti penali aperti di abuso e maltrattamento perpetrato dal padre a scapito dei bambini. Ci sono- ha ripetuto più volte- dichiarazioni audio dei bambini, depositate, nelle quali come grido di aiuto denunciano ciò che il padre faceva loro, presi a scarpate in testa, sulle braccia e sulle gambe; ma la cosa più grave erano gli atti di violenza sessuale che i bambini raccontano… con il fratellino più piccolo spettatore. Il tribunale di Venezia sta togliendo ai bambini il diritto ad avere almeno una madre. Li stanno sottoponendo ad un ulteriore ed inquietante scenario di violenza gratuito e devastante. Un trauma dal quale difficilmente potrebbero poi liberarsi, oltre a quelli che già hanno subito”.

Questa mamma, dopo aver visto nel 2019 comportamenti “sospetti” dei propri figli e malesseri dopo le visite con il padre, va a Brescia dai suoi genitori e non torna indietro: “Regressioni, lallazione, i racconti dei bambini in cui riferivano di molestie. Mio figlio grande- ha spiegato alla Dire- l’ho portato al Pronto soccorso due volte qualche giorno prima di trasferirmi a Brescia. Aveva mal di pancia fortissimi che gli si manifestavano appena il padre entrava in casa la sera e che quasi svanivano all’ingresso del Pronto soccorso. L’ho fatto visitare il 16 novembre 2019 dal mio medico di famiglia che ha riscontrato una forte gastrite, motivo per il quale il bambino ha fatto ulteriori accertamenti. Durante gli incontri protetti il bambino ha manifestato problemi topici su mani, eczema da stress rilevato da un dermatologo“.

F. decide quindi di “presentare denuncia, a Cremona. Mi ha ascoltato la polizia- ha raccontato- a giugno mi chiamano dal Pm di Venezia che dopo 5 ore e mezzo ha deciso di aprire le indagini. Non ha voluto fare un incidente probatorio e ha sentito il padre. Ha chiesto l’archiviazione e stiamo attendendo l’ udienza del Gip. C’ è anche una seconda denuncia di cui Ctu e servizi sociali non hanno tenuto conto“.

Nella sua memoria difensiva il legale Girolamo Andrea Coffari, sull’inversione di collocamento dei minori proposta dalla Ctu chiedendo che andassero dal padre pur in questo quadro giudiziario penale ancora aperto – non è stato infatti archiviato il procedimento penale per abusi sessuali sui bambini – scrive: “Il Ctu esclude esplicitamente, sin dal primo incontro con le parti, il tema dell’abuso dall’oggetto dell’indagine peritale, sostenendo di non essere in ambito penale e che, in ambito civile, tra i criteri di valutazione della capacità genitoriale non rientra la disamina di profili di rilievo penalistico. ‘Siamo in tema di capacità genitoriale- scrive lo psichiatra- e io parto dai temi che sono noti per la capacità genitoriale’. Quindi tra i temi noti- scrive l’avvocato- non rientra che un genitore possa aver usato violenza sessuale verso i figli. E’ una violazione dei diritti dei minori”, mentre verso la signora F., la mamma, c’è un “pregiudizio ideologico” secondo Coffari che porta la Ctu a liquidare i racconti della donna. Tanto che “non si è minimamente preoccupato di ascoltare i minori” scrive ancora l’avvocato che denuncia senza mezzi termini come il Ctu si muova “seguendo l’allarmante copione del passato, sentenziando una vera e propria condanna morale della mamma, stigmatizzata come madre ostacolante, portatrice di intenti punitivi e malevoli, condizionante e psicologicamente abusante”.

Non fa sconti l’avvocato rammentando che il consulente fa parte della tradizione pro Pas e ne spiega i cupi contorni. “Con la frase ‘..non c’è a priori male nel bambino se non gli viene inoculato..’ usata dalla Ctu- scrive Coffari- si ricollega implicitamente, ma chiaramente, al tema dell’abuso sessuale, tanto è vero che, subito dopo, aggiunge che I minori ‘quando vengono abusati in quel momento non capiscono, sono confuse..poi rivelano’. Le affermazioni del Ctu sono infondate, pregiudiziali e non rispondenti al vero, poiché non è assolutamente vero, da un punto di vista scientifico e psicologico che i bambini vittime di violenza sessuale soffrono solo se e in quanto un adulto trasmette loro il disvalore sociale dell’abuso subito. Questo è un concetto utilizzato dalla cultura che promuove la pedofilia, che troviamo infatti in Gardner o altri esponenti dell’apologia della pedofilia, i quali affermano che ‘E’ perchè la nostra società reagisce in maniera esagerata a questi comportamenti che i bambini soffrono. Se la nostra società non reagisse in maniera così drammatica sarebbe meno probabile che i bambini soffrissero specialmente se l’incontro sessuale non è stato frutto di costrizione, sadico o brutale (in alcuni casi lo è in altri no). Secondo tali autori, cui sembra richiamarsi anche la CTU- incalza il legale della mamma-i bambini vittime di violenze sessuali, a meno che non siano stati brutalizzati, soffrono, non tanto per la violenza sessuale in sé considerata, ma per colpa della nostra società che reagisce in maniera veramente esagerata”.

“Gli incontri protetti padre e figli si sono conclusi in data 27 gennaio. Come stabilito dall’Autorità Giudiziaria- si legge nel decreto del Tribunale- a partire dal venerdì 12 febbraio il padre avrebbe dovuto ritirare i figli dalla scuola al termine delle lezioni. Tale accordo- si legge nel documento- era stato condiviso con le parti. Da tale data i minori sono sempre stati assenti nella giornata del venerdì, come confermato dalla dirigente scolastica della scuola materna. La signora ha motivato agli operatori la scelta di non accompagnare i figli a scuola, perché non ancora pronti, a suo dire, ad incontrare liberamente il padre“.

“I bambini- ha spiegato nell’intervista- nel venire a sapere che dovevano andare dal padre hanno cominciato ad avere crisi di pianto ed incubi ed hanno fatto delle dichiarazioni pesanti circa quello che avveniva, motivo per il quale ho sporto la seconda denuncia”.

Il Tribunale, eseguita la Ctu che chiedeva il collocamento prevalente dei minori presso il padre, dispone invece il “collocamento in struttura e ‘incontri protetti con la madre e in spazio neutro con il padre”.

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F. , che ha annunciato di essere pronta a “denunciare anche i servizi sociali per il loro operato” nella vicenda, è bollata come inidonea: “La mamma nella relazione della Ctu diventa causa dell’insorgere nei minori di una duplice sindrome, quella di Munchausen e quella, elaborata dalla cultura pro Pas, del complesso di lealtà” ricorda nella memoria Coffari collocando quindi la relazione della CTU in un’evidenza di tradizione che nuoce alle madri e ai figli, che non riconosce né violenza né pedofilia. Il cambio di collocamento e lo strappo dalla madre “traumatizzerebbe i minori senza ragioni” conclude Coffari nella sua relazione.

Ma intanto accade ancora una volta per due bambini si aprano le porte della casa famiglia. Il decreto prevede nero su bianco “l’uso della forza pubblica per garantire il rispetto delle statuizioni assunte”. Pisa e gli undici poliziotti per il prelevamento di un bambino morto di paura, chiuso in bagno è recente. L’udienza per l’appello è fissata il 28 giugno. “Noi rischiamo di essere il nuovo caso Cittadella”, dice F. che da oltre un mese vive con i suoi figli e i suoi genitori in un incubo senza fine.

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