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Cosa insegna l’aula di Lego? Parecchie cose in effetti…

Case lego
Servono posti fisici e simbolici che facciano rifocalizzare su questioni importanti, riflettere sul 'concreto' di ciò che serve in questa fase e di come realizzarlo
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BOLOGNA – Finisce la scuola, apre l’aula ‘dei sogni’. A Lozzo Atestino, Comune in provincia di Padova, c’è la prima aula in Italia -e forse al mondo- fatta con le costruzioni Lego: se la sono inventata gli alunni della primaria ‘Marconi’. È una classe mobile, diversa, mai statica: l’hanno progettata e hanno bussato alla porta del preside che ha realizzato il loro sogno con il sostegno di un’azienda vinicola locale che è voluta restare anonima. A scuola sono arrivati 200 pezzi di Lego everblock con cui ha letteralmente preso forma un’aula che può cambiare a seconda di esigenze ed età, l’altezza dei banchi, dei tavoli e delle sedute. “I bambini hanno immaginato un’aula con tavolini, sdraio, sedia del re. Domani magari immagineranno una grande agorà dove parlare di futuro”, commenta il dirigente. Il tutto poi è costato meno di mille euro.

La scuola italiana è spesso capace di brillare per storie belle e importanti. Magari si ‘accendono’ a intermittenza qua e là sul territorio così da sembrare ammirevoli eccezioni, ma questa che arriva da Lozzo ha un gusto particolare. Tra l’altro è la stessa scuola che è stata la prima a chiudere per coronavirus e la prima a riaprire. E il suo dirigente dice cose così: “L’autonomia scolastica ci fornisce strumenti e mezzi per agire. Noi vogliamo aprire la scuola non come edificio, ma come comunità: è quello che fa la differenza”.

Forse rimarrà un’isola felice, eppure l’aula Lego fa riflettere. Qualche giorno fa, a Bologna, un gruppo di genitori si è lamentato scoprendo che il programma ‘scuole aperte’ per l’estate in un istituto prevedeva ancora la dad. Ma come, ancora? E invece, può succedere. Stessa scuola, ma c’è chi fa lezione all’aperto suoi Lego e chi d’estate suda in dad… E l’estate richiama anche, per la scuola, quella stagione che l’anno scorso fu ‘accusata‘ (a posteriori) di non essere stata sfruttata al meglio per attrezzare preventivamente lezioni e quant’altro così da attutire il colpo della seconda ondata di Covid sugli studenti. E questo, quello del prossimo anno scolastico (del come ricominciare, etc etc), se non è un problema è almeno un tema che resta apertissimo anche oggi.

L’estate ha finalmente consentito una tregua ad un anno di scuola sofferto, ma non ha mica risolto. E siccome, a scuola finita, fa più notizia Lozzo dei report dei comitati di saggi incaricati di pensare a come tornare a scuola, si evidenziano alcune questioni.
Se i giovani hanno molto sofferto per gli effetti delle restrizioni del Covid, questa estate è decisiva per pensare e proporre loro un ritorno a scuola che non sia ovvio né scontato, ma speciale, pensato per ricominciare davvero in una maniera che li ingaggia e magari stupisce.

Secondo: il caso di Lozzo dice che abbiamo, a maggior ragione oggi, bisogno di posti fisici e simbolici che ci facciano rifocalizzare su questioni importanti, che facciano riflettere sul ‘concreto’ di ciò che serve in questa fase e di come realizzarlo.

Terzo, ed è una felice ovvietà, se i ragazzi possono co-progettare la loro scuola e ogni giorno darle ‘forma’ e sostanza (come si sta a scuola e da quel come discende anche come e cosa si studia), si offre una interessante exit strategy alla scuola della dad; che peraltro aveva già visto dei precedenti: le aule ricavate nel boschi e i tronchi tagliati come banchi o le balle di fieno per far sedere i ragazzi nell’aula all’aperto del cortile di una scuola bolognese… Insomma, qua e là ci si prova, ma appunto adesso, nella pausa estiva, non si può far pausa dal come far ripartire la scuola, ma con slancio, non semplicemente un automatico ritorno sui banchi o con la solita discussione sul fatto che mancano docenti.

Lozzo, infine, ‘dice’ anche un’altra cosa. Domandava un architetto tempo fa in un articolo sul ‘Corriere della sera’, parlando del ‘realismo impressionante’ dei moderni pezzi Lego che lasciano poco spazio all’immaginazione rispetto a quelli old style: “Perché un ragazzino dovrebbe spremersi le idee per inventarsi qualcosa dal momento che qualcuno lo ha già fatto per lui (in questo caso, dei mattoncini, ndr), con risultati eccellenti?“. A Lozzo dicono che “la creatività dei ragazzi” unita al “pragmatismo dei grandi” è sfociata in una “fantasia architettonica che è utile anche alla didattica”. Si torna lì, al punto: quanto i ragazzi possono essere autori e attori co-‘protagonisti’ della loro scuola, del loro ritorno a scuola.

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