sabato 15 Agosto 2026

Elezioni Venezia, “propaganda dei bengalesi alle urne”: non si placa la guerra ai ‘bangladem’

La segnalazione di un candidato del centrodestra: "Cittadini della comunità del Bangladesh all'esterno dei seggi per influenzare i propri paesani". Sette candidati del centrosinistra al centro delle polemiche (e della curiosità internazionale)

VENEZIA – Già alla vigilia era chiaro che Venezia fosse uno dei “fronti caldi” dello scontro elettorale dell’ultima turnata delle amministrative. E nel corso del primo giorno ad urne aperte, la tensione si è potuta percepire in particolare attorno alle ‘scuole’ adibite al voto con diverse segnalazioni, verifiche e interventi delle forze dell’ordine. A fare il punto in particolare è il quotidiano locale “il Gazzettino “che dedica un articolo ai momenti caldi della prima giornata elettorale nella laguna.

“PROPAGANDA BENGALESE FUORI DAI SEGGI”

Tra questi, si riporta un episodio avvenuto nei seggi delle municipalità: a Marghera infatti un candidato comunale di Forza Italia, Salvatore Abbenante, ha segnalato un caso di propaganda elettorale fuori dall’istituto Grimaldi ‘ai limiti del consentito’. Dalla mattinata, secondo quanto segnalato dal candidato del centrodestra, un gruppo di cittadini bengalesi si sarebbe fermato all’esterno dei seggi indicando ai connazionali dove recarsi a votare. Ma non solo: i ‘suggerimenti’ avrebbero riguardato anche chi votare. “Davanti alla Grimaldi c’era gente che influenzava i propri paesani”, è la denuncia di Abbenante. Nel mirino soprattutto un uomo che si sarebbe posizionato davanti l’istituto Visintini a dare indicazioni di voto a favore del candidato del centrosinistra Martella. “Aveva pubblicato anche un video sui social con il fac-simile della scheda e le istruzioni su chi votare”, secondo quanto riferito da Abbenante. Sul posto si sono recati gli agenti della questura per identificato l’uomo che- con ogni probabilità- riferisce il quotidiano- incorrerà in una sanzione amministrative.

I CANDIDATI DEM DI ORIGINE BENGALESE NE MIRINO DEL CENTRODESTRA

La denuncia contro la propaganda bengalese alle urne è solo l’ultimo capitolo di una contro-propaganda in corso da settimane nei confronti dei candidati del centrosinistra di origine bengalese- sette in tutto- in corsa chi per un posto in Consiglio comunale (due in tutto) chi per le municipalità. In particolare, il centrodestra ha puntato il dito contro le modalità di promozione degli stessi candidati: tramite volantini in bengalese, con appelli ‘nel nome di Allah’, o con video in cui i candidati spiegano come sbarrare il simbolo dem sulla scheda elettorale, sempre rigorosamente non in italiano,

“Ho letto a Venezia volantini elettorali del Partito Democratico redatti in lingua bengalese, nei quali – con un incipit religioso che richiama la formula Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso’ – si invita a votare per candidati di origine bengalese presenti nelle liste dello stesso partito. Un fatto che solleva interrogativi politici e culturali rilevanti”; scriveva sul suo profilo nei giorni scorsi un consigliere di Futuro Nazionale. Mentre l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, riferendosi alla fede religiosa dei candidati, ha ironizzato battezzando il Pd “partito teocratico”. Anche alcune testate non hanno lesinato critiche, definendo quella condotta dai candidati della comunità del Bangladesh una “campagna elettorale parallela, tutta nella loro lingua- scrive per esempio “il Giornale”- servita per provare a raccogliere più voti possibili tra i 15mila bengalesi chiamati al voto”, nell’area veneziana. E scegliendo infine per identificarli l’etichetta ‘bangladem’, ormai all’ordine del giorno

L’INTERESSE DELLA STAMPA INTERNAZIONALE: “IL VOTO? UNA SVOLTA POLITICA STORICA”

Eppure, la “squadra dei sette” in lista Pd ha suscitato l’interesse della stampa internazionale (e non solo bengalese). Ne ha parlato infatti nei giorni scorsi anche il quotidiano britannico “The Guardian”, intervistando uno dei due aspiranti consiglieri comunali di Venezia e spiegando che “per la comunità bengalese di Venezia, che conta circa 20.000 persone, residenti prevalentemente a Mestre, il voto potrebbe rappresentare una svolta politica storica”. Ora non resta che aspettare i risultati definitivi per sapere se la comunità bangla potrà avere un suo ( o più) rappresentante nelle istituzioni locali e, se effettivamente, le preferenze ottenute dai ‘sette’ potranno avere avuto un peso determinante per la vittoria del ‘proprio’ candidato sindaco.

 

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