Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Cinema, il 25 maggio 1977 usciva negli Stati Uniti ‘Star Wars’

L'agenzia Dire ne ha parlato con Novella Marcucci, dialoghista e direttrice del doppiaggio italiano, all'epoca assistente al doppiaggio dell'edizione italiana di 'Star Wars'
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – ‘È un periodo di guerra civile. Navi spaziali ribelli, colpendo da una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Galattico…’. E’ forse questo l’incipit più famoso della storia del cinema, certamente di quello del genere ‘fantascienza’. Alzi infatti la mano chi non ha mai visto almeno una volta nella propria vita uno dei capitoli della saga di ‘Star Wars’. Il primo episodio, ‘Guerre stellari’, rititolato ‘Guerre stellari: Episodio 4 – Una nuova speranza’, viene proiettato per la prima volta in 32 sale cinematografiche degli Stati Uniti il 25 maggio del 1977. Il film vince 6 premi Oscar per costumi, colonna sonora, effetti speciali visivi, effetti speciali sonori, scenografia e montaggio.

A 44 anni di distanza sono ancora indimenticabili i personaggi che hanno caratterizzato la pellicola di George Lucas. Tra loro Luke Skywalker, interpretato da Mark Hamill, la principessa Leila, una splendida Carrie Fisher, Ian Solo, un giovane Harrison Ford, il suo aiutante Chewbecca, impersonificato da Peter Mayhew. Senza dimenticare Obi-Wan Kenobi, portato sulla scena da Alec Guinness, ed il cattivo Dart Fener, recitato da David Prowse.

Il film ebbe un successo straordinario in tutto il mondo, Italia compresa. Merito anche di un magnifico doppiaggio, affidato alla Cvd, sotto la direzione di Mario Maldesi. L’agenzia Dire ne ha parlato con Novella Marcucci, dialoghista e direttrice del doppiaggio italiano, all’epoca assistente al doppiaggio dell’edizione italiana di ‘Star Wars’.

Signora Marcucci, cosa ricorda di quella avventura?

‘Decisamente una professionalità e un incontro con un cast eccezionale: parlo di Stefano Satta Flores, che veniva principalmente dal teatro, ma anche di Ottavia Piccolo, altra attrice che non faceva abitualmente doppiaggio ma che veniva proprio dal teatro, dal cinema. Un cast inusuale ma notevole e meraviglioso, formato inoltre da Silvio Spaccesi, Corrado Gaipa, Roberto Villa e Claudio Capone. Io ero molto giovane e per me si trattava del primo impatto con il mondo di Hollywood, del cinema importante. Ero l’assistente di Mario Maldesi, direttore di punta dell’epoca, e dunque sentivo anche un po’ il peso di questa lavorazione, che durò un paio di settimane’.

Un cast di primo piano, dunque, e un modo diverso di lavorare rispetto ad oggi.

‘All’epoca si doppiava tutti insieme- prosegue- non come ora che avviene tutto in colonna separata. Il Covid ha accelerato le cose in maniera esponenziale ma prima se c’era una scena con tre persone si convocavano tutti e tre gli attori. Era una lavorazione molto più lenta perchè la dovevano vedere tre persone, si incideva spesso insieme e se sbagliava uno si ricominciava da capo. La produttività era minore ma c’era anche molta qualità. Adesso facciamo tutto in colonna separata: l’attore arriva in studio, fa il proprio personaggio dall’inizio alla fine del film senza interagire con gli altri. Sta alla bravura del direttore del doppiaggio fare attenzione che sia stato recitato bene e che leghi la risposta, anche perchè oggi l’attore non sente i propri colleghi, parla da solo’.

Signora Marcucci, ha un personale ricordo che la lega a ‘Guerre Stellari’?

‘Stranamente proprio Stefano Satta Flores, perchè con lui è nata un’amicizia. Quando lavorava stava molto sulle sue ma fuori dal doppiaggio, ‘fuori dal set’, era di una simpatia stravolgente, era una persona strepitosa, molto simpatica. Ci siamo fatti tante risate, è stato davvero un bell’incontro’.

Eravate consapevoli dell’importanza del ruolo che avevate in quel momento, ossia del film che poi avreste doppiato e che avrebbe avuto un successo mondiale?

‘No, c’era una cura e una grande attenzione perchè per noi si trattava di fantascienza stratosferica- risponde Marcucci. Alla proiezione rimanemmo sconvolti perchè tutto, a cominciare dagli inseguimenti, era qualcosa di sconosciuto. Però che avrebbe avuto una importanza di questa portata sicuramente no, non ne eravamo consapevoli, almeno non io’.

‘Che la forza sia con te’ è la frase simbolo di ‘Guerre Stellari’: ce n’è una emblematica che si utilizza nell’ambiente del doppiaggio?

‘No, noi abbiamo aneddoti stupidi, come ad esempio ‘Meglio lunga che corta’ o ‘Meglio corta che niente’, riferito alla battuta da dare ma una classica frase non c’è’.

Saliamo anche noi a bordo del ‘Millennium Falcon’, facciamo un salto nell’iperspazio alla velocità della luce e veniamo ai nostri giorni. A Novella Marcucci chiediamo come sia cambiato il mondo del doppiaggio ai tempi del Covid.

‘E’ stata dura all’inizio- racconta- io stessa avevo timore di entrare in sala, essendo persona a rischio di una certa età. Però devo dire che, al di là delle mascherine, tutte le società di doppiaggio, chi più chi meno, si sono attrezzate bene. I primi periodi di lavoro indossavo anche i guanti ma dopo nove ore diventava esasperante, avevo le mani lesse. D’altronde lavoriamo in ambienti abbastanza stretti, perchè nella cabina di regia ci sono il Direttore ed il fonico che si trovano spalla a spalla, quindi è molto difficile lavorare’.

Le misure di sicurezza sono comunque state garantite.

‘Per prima cosa- afferma- Direttore e fonico ora lavorano un po’ più lontani, separati dal plexiglass come barriera, e si continua ovviamente indossando sempre le mascherine e sanificando tutto appena ogni attore, anche se in colonna separata da solo, finisce il proprio turno. Adesso è cambiato anche il modo di convocare: anche prima del Covid, se c’erano colonne separate, e il turno era di tre ore, si convocavano i doppiatori e loro lavoravano prima l’uno e poi l’altro. Invece ora è tutto stabilito con orari standard, è tutto molto più preciso: un attore, ad esempio, arriva alle ore 9, un altro viene convocato alle ore 9.40, un altro ancora alle ore 10.15 e così via’.

Fondamentale, ovviamente, la sanificazione che fa perdere un po’ di tempo, perchè ovviamente bisogna arieggiare, sanificare e permettere così all’attore successivo di avere tutto l’ambiente pulito.

Marcucci spiega che ‘sono quasi spariti i copioni. Qualche società si è attrezzata con la banda, un tipo di lavorazione francese, oppure con i monitor: tutto questo per evitare proprio il contatto della carta. Oggi ognuno ha il proprio monitor, lo porta in sala e si vede lì. Ogni attore ha la propria cuffia, le cose in comune non si toccano più. Non solo. Il microfono è stato spostato a distanza di sicurezza e viene sanificato tra un attore e l’altro. Quindi devo dire che forse abbiamo risentito del Covid meno rispetto a molte altre categorie’. La direttrice del doppiaggio tiene però a sottolineare che ‘per un periodo non abbiamo avuto lavoro, perchè le sitcom, le serie, i film, tutto si è fermato e quindi anche noi abbiamo dovuto farlo. Il nostro settore è sempre quello più in ritardo. Ne abbiamo risentito. Non subito ma abbiamo risentito della pandemia’.

Le difficoltà causate dal Covid hanno riguardato grandi e piccoli doppiatori.

‘Ho avuto una particolare attenzione per mettere a proprio agio i bambini, perchè per loro è già devastante l’idea di dover indossare una mascherina e di non poter abbracciare chiunque. Lo sento molto limitante per i bimbi’.

Particolare attenzione verso i bambini, dunque ma non solo.

‘Siamo stati molto scrupolosi anche verso alcuni adulti anziani che erano terrorizzati e che non volevano doppiare- aggiunge sorridendo- anzi qualcuno ha deciso di incidere dalla propria abitazione. La qualità non è però la stessa, siamo lontani da questo tipo di lavorazione, anche perchè in Italia a livello di fibra non abbiamo ancora buoni livelli per poter fare tutto da remoto’.

Signora Marcucci, abbiamo iniziato questa piacevolissima chiacchierata partendo da ‘Guerre Stellari’. C’è un film che ricorda con particolare affetto e uno che invece avrebbe voluto fare?

‘Anche se ho fatto soprattutto film americani, ne ricordo in particolare due francesi: il primo è ‘Toto le héros – Un eroe di fine millennio’ e ‘La crisi!’. Due pellicole di nicchia ma tappe importanti per me, professionalmente e umanamente. Invece, se parliamo di film che avrei voluto fare, beh, qualsiasi di grande successo! Nella mia carriera ho fatto film particolarmente impegnati, film d’autore. Ed è una cosa molto bella, perchè ogni volta mi trovo di fronte ad una sfida. In ‘Guerre Stellari’- conclude- ero assistente, mi sarebbe piaciuto farlo da direttore’.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»