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Ospedale di Caltagirone “occupato” da ditte funebri, sabotaggi e minacce per eliminare la concorrenza

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Tutto per imporsi nel loro settore e nel trasporto di pazienti non deambulanti con ambulanze private
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PALERMO – Danneggiamenti a ditte concorrenti, salme depredate e minacce: il tutto per imporsi nel settore delle onoranze funebri e del trasporto di pazienti non deambulanti con ambulanze private. È quanto avveniva all‘ospedale di Caltagirone, in provincia di Catania, finito al centro di una inchiesta della procura che ha portato a nove arresti. Magistrati e carabinieri, che hanno portato a termine l’operazione ‘Requiem’, ritengono di avere scoperto una organizzazione criminale che attraverso la violenza dettava legge nell’ospedale di Caltagirone eliminando la concorrenza delle altre ditte.

Una vera e propria “occupazione”, come descritto dai carabinieri del Comando provinciale di Catania, del ‘Gravina e Santo Pietro’, con salme depredate nelle camere mortuarie e ditte di onoranze funebri sabotate. L’organizzazione, inoltre, grazie ad alcune Onlus, sarebbe riuscita a monopolizzare anche il trasporto di degenti non deambulanti con le ambulanze private. Gli indagati erano arrivati anche a minacciare di morte e aggredire il personale sanitario che all’inizio dell’emergenza Covid aveva tentato di allontanare i componenti dell’organizzazione criminale dal pronto soccorso per imporre il rispetto delle norme anti-contagio.

Gli arresti di oggi scaturiscono da una indagine partita nel marzo 2019 a seguito delle denunce di una ditta di onoranze funebri del luogo. Secondo la procura di Caltagirone è emersa l’esistenza di “un’associazione a delinquere dedita alla commissione di vari reati finalizzati alla gestione in via esclusiva dei servizi funebri ed al trasporto di pazienti non deambulanti”. L’ospedale ‘Gravina e Santo Pietro’ sarebbe stato il “centro logistico” del gruppo criminale scoperto. Svelate, inoltre, le azioni di concorrenza illecita da parte degli indagati verso altre imprese di onoranze funebri: arredi funerari di ditte concorrenti danneggiati, furti e talloncini identificativi delle salme rubati al fine di assicurare per la propria azienda il rintraccio dei parenti ai quali proporsi per i servizi funebri. In una occasione fu rubato anche il talloncino a un feto.

Numerose le violazioni perpetrate all’interno delle camere mortuarie, nel corso delle quali, “con vere e proprie perquisizioni delle salme e minuziose ricerche – dicono gli inquirenti – gli appartenenti all’associazione si sono appropriati di monili, oggetti preziosi o semplici coroncine del rosario posizionate tra le mani dei defunti”. L’indagine, inoltre, ha consentito di accertare un episodio di istigazione alla corruzione che ha coinvolto un operatore in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale: quest’ultimo avrebbe sollecitato un appartenente all’associazione a delinquere a dare denaro “come controprestazione” per la segnalazione di un paziente non deambulante che aveva bisogno di un trasporto in ambulanza.

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