VIDEO | Caudo: “Io candidato sindaco di Roma? Con primarie aperte lo valuto”

Intervista al presidente del III Municipio. "La Capitale torni ad essere città globale, basta parlare di bus in fiamme"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Giovanni Caudo, presidente del III Municipio e già assessore all’Urbanistica durante l’amministrazione Marino, potrebbe candidarsi alle primarie del centrosinistra. Ma a certe condizioni, ovvero che “il Pd si apra anche ad esperienze esterne”.

Caudo è il secondo presidente di Municipio a non escludere una sua candidatura in vista del voto del 2021, dopo che pochi giorni fa una posizione simile era stata espressa dal presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi. “In questa vicenda- ha spiegato Caudo nel corso di un’intervista con l’agenzia Dire- il Pd ha un ruolo centrale. Non si può fare nulla senza il Pd, che storicamente rappresenta un pezzo importante della società di questa città. Ma allo stesso tempo il Pd deve capire cosa vuole fare, se vuole rimanere chiuso, privilegiando al dimensione della ‘chiesa’ del partito, o se vuole aprirsi verso l’esterno, come dice il segretario Nicola Zingaretti. Le primarie in questa prospettiva sono fondamentali e devono essere un grande momento di riflessione pubblica”.

“Se ci saranno le primarie e queste condizioni saranno rispettate- ha aggiunto rispondendo ad una domanda su una sua possibile candidatura- si può anche valutare la possibilità di partecipare e dare un contributo. Ma a me non interessa assistere dalla finestra, come un passante, a questo dibattito bensì provocarlo per avere le migliori idee possibili per la città”.

“ROMA TORNI CITTA’ GLOBALE, BASTA COI BUS IN FIAMME”

“Roma deve valorizzare le grandi risorse che ha e cambiare la sua economia, da una solo di consumo ad un’altra, nuova e caratterizzata dall’innovazione. Invece il dibattito è tutto concentrato sugli aspetti quotidiani, che sono certamente fondamentali, ma che devono essere messi in relazione con i grandi temi. Roma è una città del mondo, non solo locale. C’è bisogno di mettere insieme la dimensione locale con la sua ambizione mondiale. Qui, invece, non si dialoga di futuro, al massimo degli autobus che vanno a fuoco. Una distanza abissale con ciò che serve“. Così spiega la sua visiome di Roma il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo.

“Roma- ha spiegato Caudo- era già debole prima del coronavirus. Parliamo di una città invischiata in una complessa crisi che si trascina da una ventina d’anni, e che attiene al ruolo di Capitale e al suo sistema economico. Grazie al turismo e all’economia di consumo si è sempre trovata una soluzione alle crisi che la città ha attraversato negli ultimi anni. Ma sono state soluzioni fragili. Quello che serve è esattamente il contrario del contrapporre la manutenzione ordinaria alla grande ambizione di Roma. Quello che serve è ripensare completamente alla prospettiva adi questa Capitale nel XXI Secolo, quando per certi versi la città è ferma ancora al XIX, e c’è bisogno che tutta la città senta l’orgoglio di questa prospettiva. Bisogna uscire dalle liti e dai tatticismi politici. Io non sento mai parlare di che cosa sarà Roma domani, la discussione su questo non è nemmeno partita. Invece è indispensabile un confronto e se non facciamo partire in questi 12 mesi una grande riflessione su futuro di Roma abbiamo perso un’occasione”.

IL GIUDIZIO SU VIRGINIA RAGGI

“Il mio giudizio su Raggi è lo stesso di quello che le danno i romani. Sono passati 4 anni e ricordo quando la sindaca disse che lei si sarebbe fatta giudicare per la manutenzione ordinaria, avendo rinunciato alle Olimpiadi. Il giudizio che danno i romani, mi sembra abbastanza palese, è che dopo 4 anni oggi continuiamo ad avere problemi di rifiuti, sul verde, sporcizia sui marciapiedi e problemi di manutenzione anche sulle strade, che sono ancora piene di buche”, commenta Caudo, nel corso di un’intervista con l’agenzia Dire.

“In questi 60 giorni Raggi avrebbe dovuto chiamare tutte le imprese di Roma e metterle attorno ad un tavolo per fare un appello su come questa città ricostruisce il suo modello economico. Non scordiamoci che a Roma abbiamo l’Eni, l’Enel, Terna oltre ad altre multinazionali private- spiega Caudo-. Un sindaco fa questo in un momento come quello che stiamo vivendo. Poi si occupa anche del pacco alimentare: chi meglio di noi amministratori di Municipi sa quanto sia importante anche questo? Ma un sindaco deve anche pensare a come cambiare strutturalmente la crisi della città”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

25 Maggio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»