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Atti vandalici a scuola a firma dell’Isis per depistare le indagini

Il fatto a Scandaino, in provincia di Reggio Emilia. Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia : "Questo episodio denuncia alcuni aspetti tipici dei ragazzi: fare cose di grande rilevanza per mettersi in mostra con i coetanei"
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ROMA – “Questo episodio denuncia alcuni aspetti tipici dei ragazzi: fare cose di grande rilevanza per mettersi in mostra con i coetanei”. Così Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia a proposito di un atto vandalico ai danni dell’Istituto superiore Gobetti di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, compiuto da tre ex alunni che hanno tentato di attribuire la paternità del raid all’Isis. L’episodio è avvenuto nella notte fra sabato e domenica. Due dei tre ragazzi, fermati dai Carabinieri dopo il gesto teppista, sono maggiorenni e sono stati arrestati. Il terzo, minorenne, è stato denunciato con l’accusa di concorso in danneggiamento aggravato. I tre si sono introdotti nell’istituto dopo aver infranto con dei sassi i vetri di alcune finestre, poi hanno cosparso pavimenti e muri di alcune aule con della benzina e per depistare le indagini hanno scritto su una lavagna ‘Isis tra di noi’.

Di fatto l’incendio non è stato appiccato perchè i giovani sono stati disturbati nel loro intento dall’allarme che è scattato.

“Quanto fatto dai tre ex alunni ai danni della loro scuola denota la ‘classica’ stupidaggine dell’adolescenza mista al delirio di onnipotenza tipico anch’esso di quella età. Ora che i giovani vandali sono stati individuati e fermati – continua Bianchi di Castelbianco – la punizione deve essere mirata e non coincidere con una qualche forma detentiva. I tre devono essere condannati alla manutenzione della scuola”. “In questo modo – conclude il direttore dell’Ido – il loro atto di distruzione sarà ridicolizzato anche dai coetanei e si ritorcerà contro gli stessi autori. Sarebbe opportuno, inoltre, dare risalto a questo tipo d punizione e non all’atto vandalico in sè”. I tre giovani avrebbero compiuto il gesto per vendicarsi nei confronti del preside e di alcuni insegnati ritenuti troppo severi quando loro frequentavano l’istituto.

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