MILANO – Insulti agli esponenti della Brigata ebraica durante il corteo del 25 aprile a Milano. A riferirlo è stato Emanuele Fiano, esponente Pd. “Uno ci ha detto ‘Siete solo saponette mancate‘”. Le contestazioni sarebbero partite dai manifestanti pro Palestina, che avrebbero fatto fischi e pronunciato insulti diretti allo spezzone del corteo composto dalla Brigata ebraica. Tra le persone destinatarie degli insulti anche Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre, protetto da un ampio schieramento di forze dell’ordine. Alla fine, con la ‘scorta’ della Polizia il gruppo è stato fatto uscire dal corteo. E questo ha scatenato polemiche bipartisan e l’indignazione della Brigata ebraica: “Non ci hanno garantito il diritto di manifestare, ferita istituzionale e costituzionale”.
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“FUORI I SIONISTI DAL CORTEO”
Una prima contestazione è iniziata prima delle 14.30, ancora prima che il corteo partisse. ‘Fuori, fuori’ e ‘Via i sionisti dal 25 aprile‘ hanno gridato all’indirizzo della Brigata ebraica i Carc e alcuni militanti pro Palestina, con bandiere e lo striscione con la scritta ‘Via i servi di Usa e Nato e i sionisti, per una nuova liberazione’. I manifestanti hanno gridato la parola “assassini” dicendo che gli esponenti della Brigata ebraica “sono quelli che bombardano le popolazioni di Gaza”. E al megafono hanno detto: “Non possono partecipare e non hanno diritto a stare al corteo. Festeggiano la resistenza e la lotta partigiana ma non tolleriamo la loro presenza”. Davanti al gruppo di militanti pro Palestina (che gridano “Palestina libera”) si sono schierate le forze dell’ordine in tenuta anti sommossa, mentre risuona il canto ‘Bella ciao’. Il gruppo della Brigata ebraica (al cui fianco manifestavano anche gli iraniani) è poi stato ‘scortato’ e fatto allontanare dal corteo.
QUATTRO CORTEI
Che la giornata di oggi -l’81esimo anniversario della Liberazione- fosse all’insegna delle divisioni rinnovate e acutizzate dalla situazione di fortissima tensione a livello internazionale era cosa nota. A Milano, ad esempio, i cortei convocati per la giornata di oggi erano quattro, con destinazione diversa. Il punto di partenza, però, era per tutti corso Venezia, angolo via Palestro. Poi gli arrivi in piazza Duomo, piazza San Fedele, piazza Fontana e via Dante.
BRIGATA EBRAICA: “CHI NON CI VUOLE VIOLA LA MEMORIA DELLA RESISTENZA”
“Ci saranno le solite contestazioni contro di noi, ma ormai siamo abituati e lo accettiamo con serenità, noi ricordiamo chi ha liberato l’Italia”, ha spiegato il direttore del Museo della Brigata ebraica Davide Romano, prima della partenza del corteo del 25 aprile. Il gruppo sfila insieme a cittadini iraniani, ucraini, georgiani, “che sono oppressi dalle dittature”. “Chi ha liberato l’Italia erano decine di comunità. Senza preclusione, senza alcun colore. Noi siamo qua per ricordate i 5mila soldati della Brigata ebraica, volontari ebrei che hanno combattuto contro i nazisti, se qualcuno.
LA BRIGATA EBRAICA: “UNA FERITA APERTA”
Questa la dura nota firmata a fine giornata da Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica: “Oggi, durante il corteo del 25 aprile la Brigata Ebraica e gli iraniani che manifestavano con noi, sono stati spostati dalla polizia a seguito delle pressioni di gruppi estremisti di sinistra che ne volevano impedire il passaggio. Un atto intollerabile, che non può e non deve passare sotto silenzio. Quello che è accaduto oggi non è solo una violazione dei diritti del mondo ebraico e iraniano: è una ferita istituzionale e costituzionale di gravissima portata. A tutti i livelli, dal Comune fino alla presidenza della Repubblica. Il diritto a commemorare il contributo eroico della Brigata Ebraica alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo — un contributo di sangue, sacrificio e determinazione — è stato negato da chi si arroga il monopolio della memoria e della piazza. Ma la violazione non si ferma qui. Insieme a noi marciavano cittadini iraniani, ucraini, georgiani, anch’essi colpiti dall’intolleranza di chi non tollera la presenza del “diverso”. L’intolleranza manifestata oggi è scandalosa e contraddice ogni valore che il 25 aprile dovrebbe incarnare. Il 25 aprile non può e non deve diventare la festa dell’estremismo e dell’esclusione contro i diversi. Ci sono troppi parassiti di questa ricorrenza, che usano una giornata sacra alla memoria dei caduti per portare avanti la propria agenda politica, cancellando con la loro presenza il ricordo dei partigiani, dei soldati alleati e di tutti coloro che hanno dato la vita per la nostra libertà. Basta. È ora di restituire il 25 aprile a chi lo ha conquistato con il sangue — e tra loro c’erano anche gli ebrei della Brigata”.




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