BOLOGNA – Nata il 15 novembre 1931 a Monterenzio, in provincia di Bologna, all’età di 13 anni Flora Monti è stata la più giovane staffetta partigiana della Resistenza italiana: certifica l’Anpi. Riconosciuta come partigiana della 66esima Brigata Garibaldi Jacchia, oggi Monti ha 94 anni e quanto c’è da cantare “Bella ciao” ancora tira fuori la voce e balla facendo ondeggiare il fazzoletto tricolore dell’Anpi che porta rigorosamente al collo. Con lei hanno cantato e ballato, ieri pomeriggio a Bologna, i tanti bambini e le centinaia di persone che hanno affollato il piazzale del Fondo Comini per sentire cos’ha da raccontare Flora la partigiana. La cornice, alla vigilia del 25 aprile, è la festa del Piccolo coro Bolognina resistente. Con Monti sul palco c’è Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli uccisi dai fascisti nel 1943 a Reggio Emilia.
I bimbi del coro, in prima fila, accolgono Monti come una star. Per questa loro nonna speciale ci sono le canzoni della Resistenza, un bel po’ di regali e una fila di mani tese perchè la staffetta firmi le copie del libro che racconta la sua storia. Monti si alza e ringrazia sventolando un fazzoletto rosso. In questi tempi “molto difficili”, dice Flora parlando con la ‘Dire’ tra una firma e l’altra, “mi sono commossa a vedere tanta gioventù a battere le mani, fare quello che fanno e cantare le canzoni di una volta. E’ proprio una bella cosa”. Poi partono le domande dei bimbi. La prima è per sapere quale fosse il nome di Monti da partigiana, ma lei spiega con orgoglio: “Non l’ho voluto, sono Flora e solo Flora. Era la Flora che faceva la partigiana”. Poi un’altra bimba chiede alla staffetta l’età e anche qui Monti risponde con piglio: “Sono 94 compiuti e sono a metà di 95”. Una bambina, poi, dice a Monti: “Sai che io voglio fare dei volantini con scritto ‘vogliamo pace e libertà’?”. E l’ex partigiana, entusiasta: “Sì, brava. Questo è l’avvenire del domani e bisogna coltivarlo”, dice indicando i giovanissimi davanti a lei.












Ancora una bimba chiede a Monti come si diventa staffetta. E lei racconta: “Tanti partigiani avevano bisogno di andare a vedere le cose com’erano. Perché allora, bambini, non c’era né telefono nè niente. E allora avevano bisogno della comunicazione fra una brigata e l’altra. Come facevano?”. Così, continua Monti, “mi hanno chiesto se facevo la staffetta e io ho accettato. Allora loro facevano dei bigliettini, cosa c’era scritto non lo so perché io non ne ho mai letto uno, ma dovevo consegnarlo alle altre brigate. Ecco, per quello io ho fatto la staffetta e ho girato tanto la montagna“.
Con la domanda successiva, a quel punto, si vuol sapere come Monti trasportasse i bigliettini. “Li nascondevo. Avevo tanti capelli, la mia mamma mi faceva le trecce e allora questi bigliettini me li metteva in mezzo alla treccia. Poi partivo e andavo dove c’era la brigata a cui dovevo consegnare questo biglietto, dopo lì me lo prendevano fuori. Ma io non ne ho mai letto uno“, ribadisce Monti, ferma, come se ancora oggi dovesse proteggere i segreti della Resistenza. “E poi invece una volta l’avevo in una scarpa”, continua Monti: fu proprio “quella volta che mi hanno proprio presa. Due tedeschi e un fascista, erano in tre”. Si tratta di una delle tre occasioni in cui la staffetta fu fermata. In quella del biglietto nella scarpa, “hanno voluto che togliessi i vestiti, mi hanno lasciata in canottiera e mutandine. Poi dopo hanno cercato nella roba per vedere se c’era qualche biglietto o qualche cosa”, invano. A quel punto “mi hanno detto ‘togliati le scarpe’. Me le sono tolte. Prima ho preso via la sinistra e poi dopo anche la destra. L’hanno presa anche in mano… E allora figurati come ero messa io. Il mio pensiero era che se veniva fuori il biglietto dalla scarpa, facevo la fine di Edera De Giovanni. Era una ragazza che faceva la partigiana, l’hanno presa e l’hanno uccisa. Ecco, se veniva fuori quel bigliettino dalla scarpa, facevo la stessa fine: la Flora non c’era più. Invece la Flora è stata fortunata. Io dico che mio nonno dal cielo m’ha aiutato, perché non è venuto fuori il biglietto. E così mi hanno detto ‘vestiti’ e poi sono andata via. E allora ero talmente tesa, talmente tesa che come sono andata via mi sono messa in un gran pianto. Poi dopo mi sono un po’ vestita, ma dovevo consegnare quel biglietto, io lo dovevo consegnare. Era già buio, in montagna, nel bosco. Dovevo consegnarlo e l’ho dovuto fare con il rischio poi che dopo, quando arrivavo dall’altra brigata, c’erano le guardie col fucile puntato. Allora ho dato la parola d’ordine. E lui m’ha risposto con la parola d’ordine, che era ‘terra’. E allora quando ha sentito che io ho dato la parola d’ordine, lui m’ha risposto e ha detto ‘vieni avanti’. E ho consegnato il bigliettino. Ma dopo dovevo tornare a casa, eh? Dovevo tornare a casa e ci sono tornata tardi. C’erano mio babbo e mia mamma che piangevano, perché pensavano ‘la Flora stavolta l’hanno presa’. Invece, quando sono arrivata che piangevano tutti e due, ho detto ‘beh, com’è che piangete? Cos’è successo?’. Poi hanno detto: ‘Noi dicevamo che t’avevano presa’. E io ho detto ‘macchè, sono andata lontano e ci ho messo molto tempo’. Non gliel’ho mai detto. Se dal cielo mi sentono diranno ‘birichina, birichina’. Ho fatto la birichina, perché dopo non volevo che stessero in pensiero tutte le volte che andavo via”.
Un’altra bimba chiede poi se Monti ha conosciuto un’altra famosa partigiana bolognese, Irma Bandiera. “No, l’avevano già uccisa. Io ho conosciuto Edera De Giovanni” ed è per quello, racconta ancora Monti, che con il biglietto nascosto nella scarpa “ho detto ‘faccio la fine di Edera. Invece no, è andata bene. Dai, è andata bene e sono qui, adesso, con voi. Con gran piacere e con tanta gente.
Dopo un racconto del genere, “avevi paura a fare la staffetta partigiana?”, è la domanda che arriva dai bimbi. Ma Flora non ci pensa su due volte: “No, perché io ho capito che quei ragazzi avevano bisogno”. Quei ragazzi, ripete, “avevano bisogno che io facessi la staffetta e ho accettato. Me l’hanno chiesto e io ho accettato, ho fatto la staffetta”. Una scelta di cui, c’è da scommetterci a vederla e sentirla oggi, la partigiana Flora non si è mai pentita.



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