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Ucraina, Don Sacco: “Fare di tutto per fermare la guerra”

Il consigliere di Pax Christi denuncia l'offensiva russa e allo stesso tempo però anche la scelta degli Stati Uniti: "Stiamo con i russi che si oppongono alla guerra e con gli ucraini che vogliono la pace"

pax christi

ROMA – “In Ucraina c’è un invasore, che si chiama Vladimir Putin, ma oggi io chiedo, anche ai Paesi della Nato: è stato fatto di tutto per scongiurare questa guerra? E quanti morti ci vorranno perché si cominci a ragionare trattando per davvero?” Don Renato Sacco, consigliere nazionale di Pax Christi, comincia ponendo domande. Lo spunto, nell’intervista con l’agenzia Dire, è un’iniziativa promossa da 22 organizzazioni e reti non governative italiane guardando all’inizio di aprile: recarsi a Leopoli, L’viv in ucraino, sia per “permettere a persone con fragilità, madri sole e soprattutto bambini di lasciare il loro Paese in guerra” sia per chiedere di costruire un percorso di pace.

Secondo don Sacco, quando si parla del conflitto in corso in Europa orientale, con già oltre tre milioni di profughi fuggiti all’estero e più di sei lontano da casa in Ucraina, si dovrebbe allargare lo sguardo nello spazio e nel tempo. “Abbiamo visto cosa è successo nei Balcani e poi in Iraq e in Afghanistan, tutti Paesi che ho visitato” dice il consigliere di Pax Christi. “Se si investe nelle armi e nella guerra, andando avanti a senso unico, il risultato sarà sempre lo stesso, in Ucraina o nello Yemen, dove i sauditi bombardano anche con armi italiane: morti, persone sfollate e rifugiate, violenze di ogni tipo”.

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Dell’Afghanistan, con i bombardamenti americani del 2001 e poi 20 anni di missione Nato fino alla nuova presa talebana di Kabul, don Sacco parla come di “una vergogna rimossa che ci continua a inseguire”. E anche la storia dell’Iraq, un Paese che ha visitato più volte, è anche quella di un presidente, Saddam Hussein, “divenuto nemico dopo essere stato alleato e compagno d’affari per anni”. Don Sacco continua: “Anche in Ucraina abbiamo visto all’opera blindati dalla Iveco, un’impresa italiana, perché con la Russia di Putin noi abbiamo fatto affari non solo acquistando gas”. Ecco allora il paradosso, confermato dall’ordine del giorno approvato dal parlamento italiano per l’invio di forniture militari in Ucraina: “Si stabilisce che bisogna difendersi da chi abbiamo armato e arricchito anche noi”.

Adesso però bisogna guardare avanti. Chiedendosi, secondo don Sacco, “se per arrivare a sedersi a un tavolo come accade alla fine di tutte le guerre bisognerà aspettare che i morti non siano mille ma 10mila o magari un milione”. Il consigliere di Pax Christi denuncia l’offensiva russa e allo stesso tempo però anche la scelta degli Stati Uniti, che per anni hanno fornito armi all’esercito dell’Ucraina. Il 16 marzo, la Casa Bianca ha riferito dello stanziamento di altri 800 milioni di dollari in sostegno militare a Kiev, portando la cifra dell’assistenza a due miliardi dal giuramento di Joe Biden da presidente un anno fa. In consegna, si riferisce in una nota, ci sono 88 sistemi antiaereo Stinger, 200 Javelin, mille armi leggere anti-blindati, 6000 sistemi anti-carro AT-4, cento droni tattici, cento lanciagranate, 5.400 fucili, mille pistole, 400 mitragliatori e 20 milioni di proiettili di piccolo calibro, per lanciagranate o per mortai, 25mila elmetti e 25mila giubotti antiproiettile.

Riprende don Sacco: “Oggi la gente dell’Ucraina diventa carne da macello a causa di strategie studiate da chi indossa la cravatta, ha il colletto bianco e ci parla del conflitto come qualcosa di lontano, quasi fosse un derby di calcio“.

Una metafora, questa sportiva, che si adatterebbe anche ai media. “Anche qui in Italia chiunque abbia un atteggiamento critico rischia di essere costretto in una logica per cui o sei contro Putin o sei filo-Putin” denuncia il consigliere di Pax Christi. “Ci si comporta come tifosi e non c’è più né confronto né ragione che tenga”. Ma la posizione giusta qual è? “Dalla parte della gente, non dei capi politici responsabili di tutto questo” risponde don Sacco. “Stiamo con i russi che si oppongono alla guerra e con gli ucraini che vogliono la pace”.

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2022-03-25T19:37:50+02:00