Report Caritas: con la pandemia a Firenze è boom di ‘nuovi poveri’

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Il report curato dalla Caritas mostra un aumento di persone che fanno fatica ad affrontare le spese ordinarie, e sono sempre più giovani
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FIRENZE – Con la pandemia anche a Firenze sono cresciuti “i nuovi poveri”. Persone “che fino a marzo 2020 non avevano mai avuto bisogno di aiuto e che adesso fanno fatica ad affrontare le spese ordinarie“. È questo il dato più importante che emerge dal decimo report curato dall’osservatorio della Caritas. Un lavoro che abbraccia un anno di emergenza e che sarà al centro dell’incontro organizzato sabato prossimo tra il cardinale Giuseppe Betori, il sindaco Dario Nardella e il prefetto Alessandra Guidi.

Stando all’analisi, che si è avvalsa anche dei dati forniti dal Mirod (Messa in rete degli osservatori diocesani) e delle interviste a operatori e volontari, tra lo scorso aprile e febbraio 2021 il numero delle persone che si sono presentate ai servizi è salito da 22.069 a 31.531 (+ 42,8% rispetto al 2019). “Di queste 8.919 sono soggetti che potremmo definire ‘nuovi poveri'”, quelle cioè “che si sono affacciate al circuito della Caritas per la prima volta nel periodo della pandemia. Si tratta del 27,8% del totale”. L’anno precedente, nel pre-pandemia, erano stati 6.923. Si tratta, quindi di un incremento di poco meno di 2.000 unità, pari al +23,8%”.

Cambia anche il rapporto con l’assistenza, “con una relativa diminuzione sia degli ‘utenti seriali’, che arrivano a visitare i centri anche più di una volta a settimana, sia degli sporadici, che si rivolgono una sola volta per soddisfare esigenze puntuali. Quello che si rivela in crescita è dunque il profilo di un bisogno che si esprime in modo continuativo nell’arco di tempo considerato, senza tuttavia determinare forme di assistenzialismo strutturale o di deprivazione, almeno per il momento, grave”. La distribuzione mensile delle presenze, inoltre, rivela un “andamento anomalo del periodo estivo, tra giugno e luglio, e natalizio, durante i quali le curve, invece che flettersi come avviene di consueto, hanno subito un picco“. Anche a gennaio e febbraio sono stati registrati “numeri notevolmente più consistenti rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente”.

Rispetto al passato, poi, “emergono altre nuove tendenze: come quella che vedeva un costante ‘ringiovanimento delle povertà‘, sempre più spostata nella fascia giovanile della popolazione (0-18 e 18-34), e che ora pare arrestarsi”. Mentre le difficoltà tornano a crescere nell’età lavorativa, con un picco nella fascia 35-44 anni. E così, come già evidenziato nel report di giugno, “questa caratterizzazione in base all’età si associa alla crescita della componente dei coniugati, che passa dal 47,8% al 52,2% e risulta lievemente più alta per le donne. Ciò lascia prefigurare situazioni di crescente disagio, confermate dagli operatori dei centri, da parte di nuclei familiari con figli, in età ancora scolare, a carico. E tra chi ha bisogno aumenta “la componente degli italiani: questi sono ormai il 26,1%, mentre erano il 22,1% nel periodo pre-pandemia”.

All’interno di questo quadro “cresce in modo generalizzato la quota di coloro che denunciano la disponibilità di un reddito insufficiente per far fronte alle normali esigenze”: si va dal 48,7% del periodo pre-pandemico al 55,7%. L’incremento interessa sia la componente straniera che quella italiana e per quanto riguarda il genere la quota cresce sia tra gli uomini che tra le donne, tra le quali sfiora il 60%.

Nell’anno appena trascorso, quindi, “sono state erogate 11.726 prestazioni legate alla distribuzione di beni e servizi materiali, viveri, pari al 36,5% di tutti gli interventi operati dai centri diocesani in questo lasso di tempo (32.116)”. Nel 2019 la stessa quota ammontava a 5.729, il 19,8% del totale (28.982). Sui pacchi ritirati in sede l’incremento è del 104% e il dato non tiene conto dei pacchi distribuiti per conto del Comune.

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