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L’amore di Paolo e Francesca diventa un’epopea social

L'autrice è Lisa Romanò ma il suo libro è firmato Andelon Curse, uno pseudonimo. Il titolo è un Dante doc: 'Noi che tignemmo il mondo di sanguigno'
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ROMA – Dante le ha fatto da Virgilio e l’ha portata per mano nel capitolo V del suo Inferno dove ci hanno pensato Paolo e Francesca a folgorarla e catapultarla nel Paradiso dell’amore. Lei ha continuato a frequentarli, uscendo dalla Commedia e studiando la loro vera storia. Poi ha ripreso Dante per mano e lo ha fatto atterrare ai giorni nostri, su Wattpad, la piattaforma canadese dove si scrivono racconti e romanzi. E riecco Paolo e Francesca protagonisti di un’epopea d’amore social in salsa dantesca.

Lei si chiama Lisa Romanò ma il suo libro è firmato Andelon Curse, uno pseudonimo, un nom de plume come le piace dire, più adeguato alla solennità dell’opera. E il titolo, ‘Noi che tignemmo il mondo di sanguigno‘, è un Dante doc, verso 90 proprio del V Canto: sono fra le prime parole che Francesca rivolge al poeta, sintesi mirabile dell’amore tragico e dannato fra lei e il suo Paolo.

Racconta alla ‘Dire’ Lisa Romanò: “Quell’amore che mi ha appassionato fin dalla lettura liceale, è diventato parte di me e, nel settimo centenario della morte di Dante, gli ho voluto rendere omaggio a mio modo romanzando la leggendaria storia di Paolo e Francesca e mettendola a disposizione a titolo gratuito su Wattpad”.

Andelon Curse si è fatta prendere la mano, scrivendo ben 85 capitoli, in prima persona: sono Paolo e Francesca a raccontarsi, protagonisti e narratori.La storia è servita alla maniera dei social, in modo multimediale: il testo è corredato da icone segnaletiche, video, foto, audio, glosse ed extra che fanno incursione nell’oggi. Per esempio, del budino alle mandorle e caramello, offerto ad un banchetto familiare, l’autrice regala l’originale ricetta medievale; così come dedica a tutte le donne un passaggio esemplare di solidarietà femminile in cui Francesca è protagonista. Ancora, Andelon Curse spesso interloquisce con il lettore, avverte di scene violente o di sesso spinto, elargisce consigli, commenta, richiama all’attualità, insomma fa tutto ciò che la piattaforma consente. E sono ovviamente consentiti i ‘like’ e i commenti, secondo le regole auree della rete, ma non disturbano, sono marginali e si possono ignorare.

Dante e il suo mondo restano comunque protagonisti, omaggiati da una scrittura aulica ed elegantissima, accompagnati da musiche medievali, da foto di quadri attinti alla migliore iconografia su Paolo e Francesca. Un lavoro lungo e complesso, cominciato scavando nella storia, inserendo personaggi veri, luoghi esistenti ed eventi realmente accaduti. Ma le fonti conservano ben poco dell’amore più celebrato di tutti i tempi. Lisa Romanò non demorde, molla documenti e intenzioni filologiche e chiama in soccorso Andelon Curse che, laddove la storia si ferma, lavora di fantasia per portare a compimento l’opera. E saccheggia Google, con ben più soddisfazioni, trovando una messe di leggende, favole, fantasie e gossip possibili su Paolo e Francesca. La scrittrice ha poi selezionato tutto quanto toccasse le sue corde e facesse vibrare l’amore, lo ha frullato, contaminando ogni genere, per dipingere i suoi eroi nel rosso fuoco della loro passione e nel sangue dei conflitti familiari che la loro vicenda scatenò. Così è nato il romanzo, “la vera storia che sente il mio cuore“, spiega l’autrice.

L’origine di tutto è vera: Francesca da Polenta era figlia di Guido Minore, signore di Ravenna. Siamo nel 1275 e Guido decise di dare la mano di sua figlia a Giovanni Malatesta (detto ‘Gianciotto’ lo zoppo), un uomo rozzo, ributtante nel fisico, dall’animo cattivo e violento che a Francesca non risparmiò nulla. Le famiglie, per non farla reagire, le fecero sposare a sua insaputa, per procura, il fratello Paolo, detto ‘il Bello’. Fu colpo di fulmine a prima vista. Il romanzo parte da quel duplice inganno per poi seguire appassionatamente l’amore fra Paolo e Francesca descrivendolo in tutti i suoi aspetti, dai sogni più romantici alle scene ad altissima temperatura erotica dei loro pochi e indimenticabili congiungimenti carnali: ‘… L’onda appena scemata rimonta… I nostri corpi sussultano e si incendiano…’ è il finale del capitolo 62, segnalato all’inizio con 5 piccole fiammelle, per avvertire delle scene di sesso molto spinte. L’amore fisico è descritto nel tumulto di ogni cellula, con abilità non solo da scrittrice ma anche da esperta che ne conosce bene la chimica. Lisa Romanò infatti ha formazione scientifica e in quell’ambito ha lavorato prima di dedicarsi alla letteratura.

Nel suo romanzo mette insieme le due passioni: oltre alla chimica dell’amore, studia la medicina e chirurgia del tredicesimo secolo, trasferendo le prescrizioni del trattato di Trotula a Francesca, descritta come donna non solo innamorata ma anche colta, esperta di erbe e intrugli medicinali, come il budello di gatto, armamentario che usa in più occasioni. Sarà lei a salvare la vita a Paolo e anche a far nascere l’erede maschio di Gianciotto, seguendo un tragico parto dove muore la madre del piccolo, Verdiana, personaggio inventato, nemica di Francesca e amante di suo marito.
Ma c’è un altro e importante richiamo storico, l’incontro avvenuto nel 1282 a Firenze fra Paolo, che visse lì con importanti incarichi politici, e Dante. Solo questo si sa, quasi per certo, il romanzo però si spinge ben oltre: fa incontrare i due mentre Paolo ubriaco sta per rientrare a casa terrorizzato dal timore che lo volessero uccidere, ha 36 anni, Dante ne ha solo 17 e resta rapito e commosso dalla storia che sente: “… La vostra confidenza mi ammanta di malanimo. Se solo la mia poesia potesse cambiare la vostra vita…”, gli dice. E salutandolo: “Vi prometto che scriverò del vostro amore e della vostra amata”.

Nel finale si susseguono i colpi di scena, è sorprendente e non lo si può rivelare, ma si sgancia dalla Commedia, per raggiungere l’apoteosi della cattiveria di Gianciotto e il trionfo dell’amore.
Dante si riprende la scena nell’ultimo capitolo, con una missiva all’amico Paolo cui doveva una risposta: “Mi chiedeste un sonetto ma le circostanze hanno impedito il mantenimento della promessa… Sto sperimentando nuove forme poetiche perché non mi dà soddisfazione alcuna ripetere la strada percorsa da altri…”. Ed eccole negli ultimi versi le nuove e immortali forme poetiche: si torna al mitico quinto canto da cui si è partiti: ‘Noi che tignemmo il mondo di sanguigno’.

C’è veramente tutto in questa versione pop della storia d’amore più struggente che sia mai stata cantata, c’è l’amor cortese degli stilnovisti e lo ‘Sturm und Drang’ dei romantici, c’è il fotoromanzo e la fiction, la musica che tocca il cuore, la voce che fa palpitare, ci sono le lacrime e il tifo dei lettori folgorati da Paolo e Francesca, eroi eterni e mai così a portata di mano: “Questa è una storia che ha sciolto anche un cuore glaciale come il mio- si legge fra i commenti- Mi ha fatto innamorare, mi ha fatto odiare, mi ha fatto male, molto male, ma mi ha anche scaldato il cuore. Ho sofferto, ho sorriso, sono stata felice fra queste pagine. Mai avrei immaginato tutto ciò la prima volta che ho cliccato ‘leggi'”.

E sono quasi novemila gli appassionati che hanno cliccato ‘leggi’, molti maschi, contrariamente a quanto si immagini, qualcuno anche dal Malawi e dal Regno Unito.

Un ‘clic’ qui: https://www.wattpad.com/story/243012515-noi-che-tignemmo-il-mondo-di-sanguigno, che fa scoprire uno strano Dante dei nostri tempi.

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