VIDEO | ‘Il mio Dante’: dai politici agli scrittori il Dantedì dell’Agenzia Dire

Un racconto corale di ciò che Dante rappresenta per ognuno di noi, il segno che la sua opera ha lasciato nella vita di tutti
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Immagine di copertina @Mibact

ROMA – Ci sono scrittori e scrittrici, politici, amministratori locali, sindaci. E poi attori, doppiatori, cantantautrici, ma anche i direttori dei Musei e dei Parchi archeologici, professori ed esperti. Perché il Sommo poeta è nella memoria e nel ricordo di tutti. In occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, l’agenzia di stampa Dire, con il suo notiziario Cultura, lancia ‘Il mio Dante’ e raccoglie le voci di diverse personalità che raccontano il loro legame con Dante e la sua opera. Chi ha scelto di leggere alcune terzine della Commedia, chi ha ricordato i tempi della scuola, chi ritrova il suo Dante nel lavoro di tutti i giorni. Ognuno ha inviato all’agenzia Dire il proprio contributo video, ognuno lo ha registrato nella propria abitazione o nel proprio luogo di lavoro. Il risultato è un racconto corale di ciò che Dante rappresenta per ognuno di noi, il segno che la sua opera ha lasciato nella vita di tutti. 

DARIO NARDELLA


“‘Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza’. Sono i versi delle parole di Ulisse dal 26esimo canto dell’Inferno della Commedia, che ritroviamo anche nel testo ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi, che ricordava a se stesso nel lager nazista queste parole proprio per indicare il desiderio di conoscenza e di dignità umana. La Divina Commedia è questo: lo specchio della nostra vita e della nostra anima”. A parlare del Sommo poeta è Dario Nardella, sindaco di Firenze.

LAURA PUGNO


E’ l’incontro tra Dante e Bonconte da Montefeltro, “un uomo d’armi che come Dante stesso del resto aveva combattuto nella battaglia di Campaldino, tra Guelfi e Ghibellini”, la scelta della scrittrice Laura Pugno per celebrare il Dantedì. “Quelli che sto per leggervi sono alcuni dei versi più belli della Divina Commedia- ha spiegato la scrittrice all’agenzia Dire-. Dante incontra Bonconte da Montefeltro. Il corpo di Bonconte non era mai stato ritrovato. Ecco la spiegazione e la narrazione che ne dà Dante: E io a lui: “Qual forza o qual ventura ti traviò sì fuor di Campaldino, che non si seppe mai tua sepultura?”. “Oh!”, rispuos’elli, “a piè del Casentino traversa un’acqua c’ ha nome l’Archiano, che sovra l’Ermo nasce in Apennino. Là ’ve ’l vocabol suo diventa vano, arriva’ io forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola; nel nome di Maria fini’, e quivi caddi, e rimase la mia carne sola. Io dirò vero, e tu ’l ridì tra ’ vivi: l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno gridava: “O tu del ciel, perché mi privi? Tu te ne porti di costui l’etterno per una lagrimetta che ’l mi toglie; ma io farò de l’altro altro governo!”.

ANNA LAURA ORRICO


“Dante ha segnato la vita di tantissimi studenti e la segna anche oggi. Dopotutto è il padre della lingua italiana e questo lo rende anche un simbolo dell’unità di questo Paese. Credo che in questo momento abbia ancora più valore celebrare questa giornata nazionale dedicata a Dante ed è stato un bene che il ministro Franceschini l’abbia proposta e che il Consiglio dei ministri abbia deciso di decretarla”. Così Anna Laura Orrico, sottosegretario ai Beni culturali, intervistata nell’ambito di ‘Il mio Dante’, l’iniziativa lanciata dall’agenzia Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. “E’ un appuntamento che quest’anno, che è il primo, acquista un valore simbolico molto forte e molto importante- aggiunge Orrico- Io da giovane studentessa adoravo soprattutto il canto 26esimo dell’Inferno, in cui Dante incontra Ulisse che ovviamente rappresenta il simbolo dell’uomo che vuole conoscere, scoprire, che è curioso. Penso che ancora di più questo oggi abbia un valore molto importante: affidarsi alla scienza e attraverso la scienza far progredire tutta l’umanità all’unisono, affinché non solo nemici invisibili come questo virus possano essere facilmente debellati, ma anche la scienza aiuti il progresso economico e sociale e si trasformi poi in benessere per tutta l’umanità”. Questo, conclude Orrico prima di recitare le famose terzine dantesche, “penso che sia un insegnamento molto importante che in questa giornata dobbiamo soprattutto dare alle giovani generazioni”.

LUCA RICCI


Lo scrittore toscano, Luca Ricci, ha scelto due terzine del XIII Canto dell’Inferno della Divina Commedia, per omaggiare il primo Dantedì. “Da autore pisano non possono non leggere due terzine molto famose che per uno scrittore pisano sono come una maledizione: Ahi Pisa, vituperio de le genti del bel paese là dove ‘l sì suona, poi che i vicini a te punir son lenti, muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce, sì ch’elli annieghi in te ogne persona!”.

NADIA TERRANOVA


E’ un ricordo familiare quello che lega la scrittrice Nadia Terranova a Dante. “C’è un episodio che più di tutti per me racconta l’importanza di Dante- dice all’agenzia Dire nel giorno della celebrazione del Sommo Poeta- Negli ultimi anni della sua vita mia nonna, con la quale sono cresciuta e che ho amato tantissimo, e che mi amava tantissimo, non mi riconosceva più. Lei non ricordava, non metteva fuoco esattamente tutti i nomi dei nipoti, ma sapeva ancora declamare a memoria delle terzine di Dante e delle volte ci guardava, sentiva di riconoscerci, non ricordava il nostro nome ma cominciava a declamare la Divina Commedia”.

SPERELLO DI SEREGO ALIGHIERI


“In occasione di questo primo Dantedì, che purtroppo cade in un momento difficile per tutti quanti, mi sentirei di citarvi un unico verso: ‘E quindi uscimmo a riveder le stelle’. E tanti auguri a tutti”: questo il messaggio con cui  Sperello di Serego Alighieri dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e diretto discendente del Sommo Poeta aderisce a Il mio Dante.

FRANCESCO GUCCINI


Il ricordo di una zia, il canto del Conte Ugolino, l’importanza di Dante studiato fin dalle elementari. Francesco Guccini fa un salto indietro nel tempo quando racconta del suo rapporto con il sommo poeta Dante. “Avevo una zia, che ora non c’è più. Un giorno la vado a trovare e le chiedo come va. Mi risponde ‘Va bene, ma non ho più memoria. Mi ricordo solo cose successe tantissimi anni fa. Le cose successe mezz’ora fa non me le ricordo’. E poi mi fa: ‘Pensa che quando facevo la sesta elementare mi fecero imparare a memoria la Divina Commedia, il canto del Conte Ugolino, dell’Inferno. Vuoi che te lo dica?’. Le dissi di sì. Me lo recitò tutto, interpretandolo drammaticamente: ‘La bocca sollevò dal fiero pasto…’ e così via”. Alla fine “le dico accidenti zia che memoria e lei mi disse ‘Non ho più memoria. Mi ricordo solo cose successe tantissimi anni fa. Le cose successe mezz’ora fa non me le ricordo’, pensa che in sesta elementare mi fecero imparare il canto del Conte Ugolino. Vuoi che te lo dica?’. E così me lo ridisse tutto di nuovo”. Continua il ‘Maestrone’: “Questo per dire com’era importante Dante Alighieri, anche a livello popolare e che tipo di scuola c’era, com’era la scuola elementare allora rispetto alle scuole di adesso”.

DANIELA PORRO


Amante della Città eterna e delle sue vestigia, ammirato al punto da accostare Roma a “uno spazio ideale”. Daniela Porro, a capo della Soprintendenza speciale di Roma, aderisce a Il mio Dante, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata al Sommo poeta voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, e in un video racconta il rapporto che Dante aveva con la città. “Dante venne a Roma nel 1301- spiega Porro- Egli fece infatti parte dell’ambasceria di Firenze presso il papa Bonifacio VIII. Ma secondo alcuni studiosi, fu a Roma anche nel 1300, in occasione del grande Giubileo. Roma è molto presente nella Commedia, attraversa infatti i tre Cantici con 18 citazioni”. La Città eterna, prosegue Porro, “è presente dal primo canto dell’Inferno fino alla fine del Paradiso, dove nel XXI canto vengono citate le sue vestigia monumentali e la città è usata spesso come termine di paragone e ricondotta a cose celesti. Mi piace ricordare che Dante aveva una grande ammirazione per la nostra città. A differenza di Boccaccio, che la considerava la città del peccato, per Dante Roma era un punto di arrivo, uno spazio ideale, un luogo dove avviare un’opera di rigenerazione per l’umanità. Ed è anche questa l’attualità di Dante- conclude Porro- egli ci esorta a fare di più è meglio per Roma e per il nostro Paese”.

 MAURIZIO GASPARRI


Proprio in quest’ora “drammatica”, come scrisse Dante, dobbiamo affidarci a “virtute e canoscenza” per superare l’emergenza. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri cita il canto XXVI dell’Inferno e dice: “Con la fondazione Italia Protagonista, che fondai anni fa, sono stato uno dei promotori del Dantedì e quindi ho sostenuto un’iniziativa che spero si estenda anche alla realizzazione del film che propone alla Rai da tempo Pupi Avati, un’opera fondamentale sulla vita di Dante che arricchirebbe la nostra cultura e farebbe rivivere l’insegnamento e l’opera di Dante”.
Interpellato dall’agenzia Dire, Gasparri aggiunge: “Come non ricordare anche gli studi liceali, a volte sofferti, e come non ricordare tanti insegnamenti di Dante. Il canto sul viaggio di Ulisse resta impresso nella memoria: ‘Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. Noi proprio in questo momento dobbiamo seguire virtute e canoscenza in un momento così drammatico per l’Italia”.

FILIPPO TUENA 


E’ una scelta originale quella di Filippo Tuena, per celebrare il Dantedì. Lo scrittore ha infatti scelto di leggere in lingua d’oc, proprio come il poeta e letterato provenzale, Arnault Daniel, che Dante colloca nel Canto XXVI del Purgatorio. Il versi scelti sono quelli dal 140 al 148: Tan m’abellis vostre cortes deman, qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire. Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan; consiros vei la passada folor, e vei jausen la joi qu’esper, denan. Ara vos prec, per aquela valor que vos guida al som de l’escalina, sovenha vos a temps de ma dolor! “La vostra domanda mi piace a tal punto che non posso, né voglio nascondermi a voi. Io sono Arnaldo, che piango e vado cantando; afflitto vedo la mia passata follia, e guardo gioioso davanti a me il giorno che aspetto con speranza. Quindi vi prego, in nome di quella virtù che vi guida in cima a questa salita, di ricordarvi del mio dolore al momento opportuno”.

EIKE SCHMIDT


“Dante fa parte del patrimonio delle Gallerie degli Uffizi non soltanto per via delle nostre collezioni dantesche, ma anche per il luogo che egli frequentò nella sua veste pubblica e politica: l’ex chiesa di San Pier Scheraggio, nel Cinquecento inglobata dal Vasari nella fabbrica degli Uffizi. Per questo motivo partecipiamo da protagonisti con fierezza alla prima festa nazionale del Dantedì con i mezzi digitali, che in questo periodo di isolamento fisico sono diventati strumenti fondamentali di legame tra tutti gli italiani. Nessun personaggio storico rappresenta l’unità nella diversità dei vari popoli d’Italia quanto il Sommo poeta”. A parlare è Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, che con un video girato proprio nei sotterranei degli Uffizi, nell’area degli scavi dell’ex chiesa di San Pier Scheraggio, partecipa a ‘Il mio Dante’.

GIORGIO SACCOCCIA


“Quanto mi piaceva Dante quando ero ragazzo, i miei amici al liceo mi prendevano in giro perché andavo dicendo che era uno stilnovista. Ora mi chiedo: ci sarà un motivo per cui Inferno, Purgatorio e Paradiso finiscono tutti con la parola ‘Stelle’? Magari anche Dante era fissato con lo Spazio, così come lo ero io allora”. È questo il ricordo che Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, dedica al Sommo poeta. Saccoccia racconta il suo legame con la Divina commedia e aderisce così a Il mio Dante.

ALFONSINA RUSSO


“Perché l’animo tuo tanto s’impiglia, disse ‘l maestro, che l’andare allenti? che ti fa ciò che quivi si pispiglia? Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti ché sempre l’omo in cui pensier rampolla sovra pensier, da sé dilunga il segno, perché la foga l’un de l’altro insolla’”. Sceglie il quinto canto del Purgatorio Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, che in un video girato all’interno dell’Anfiteatro Flavio legge alcune terzine e aderisce così a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. “È un monito che Virgilio fa a Dante di tenere sempre ben presente la meta, l’obiettivo, senza distrazioni”, spiega Russo.

PAOLO DI PAOLO


E’ la gentildonna senese Pia de’ Tolomei, citata da Dante nel V Canto del Purgatorio, la protagonista della terzina scelta dallo scrittore Paolo di Paolo per omaggiare il primo Dantedì.

“Ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ‘nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma”.

“L’inferno si studia piuttosto bene, resta molto impresso nella memoria di chi lo affronta- spiega Di Paolo- Il Paradiso con la sua complessità magari abbaglia, stordisce, a volte rende anche faticosa la lettura, mentre il Purgatorio resta lì come una terra inesplorata per paradosso, perché forse invece è il luogo che somiglia più alla nostra vita qui su questo pianeta, forse addirittura ha i colori della nostra vita qui, i colori del paesaggio terreno, terrestre. E c’è questo personaggio che chiede a Dante di essere ricordato: è Pia de’ Tolomei ovviamente, molto nota ma in fondo è a lei dedicato pochissimo spazio, e la gentilezza con cui chiede a Dante ‘quando ti sarai riposato no e tornerai al mondo ricordati di me’, è una preghiera di memoria terrena e forse davvero il senso dell’unica possibile sopravvivenza, quella che passa per via del ricordo. Se qualcuno ci ricorda, restiamo, se qualcuno serba memoria di noi restiamo, non spariamo del tutto. E questo forse è il senso straordinario di questa terzina: un’anima che invoca la memoria del poeta quando tornerà al mondo”.

CISCO

L’idea iniziale che fosse “inutile”, poi la scoperta: “Dante è in ogni cosa che facciamo e che leggiamo, me ne rendo conto ora”. Stefano ‘Cisco’ Bellotti è un cantautore, ex storica voce dei Modena City Ramblers. A proposito di Dante, ricorda che “quando ero ragazzo pensavo che fosse inutile e non servisse a nulla, ai tempi nostri cos’era, cosa c’entrava Dante con noi… Oggi, a distanza di diversi anni, mi rendo conto quanto Dante sia con noi ogni giorno, in ogni cosa che facciamo, leggiamo, scriviamo. Me ne rendo conto anche attraverso i miei figli, che oggi studiano Dante. Mi ritornano in mente quei giorni in cui lo odiavo, ma Dante è con noi”.

VALENTINA APREA


“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza. Inferno canto XXVI della Divina Commedia. Dante maestro di vita, sempre attuale oggi come 700 anni fa”. Così la deputata di Forza Italia, Valentina Aprea, ricorda il poeta in un video inviato all’agenzia Dire nel giorno della celebrazione del sommo poeta.

GIAN LUCA COMANDINI


“È da quando sono piccolo che sono affascinato da Dante e dalla Divina Commedia”. La passione per Dante di Gian Luca Comandini, divulgatore tecnologico ed esperto di moneta virtuale, ha radici antiche e inizia quando era un giovane studente. Due in particolare i passi che ancora oggi lo emozionano: “Il quinto canto dell’Inferno- racconta all’agenzia Dire- dove Dante incontra Paolo e Francesca e sviene alla vista di cotanto amore, un passaggio bellissimo, da brividi. Poi, il quinto canto del Paradiso alla celebre frase ‘Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte’, ed è una frase che io ripeto spesso e mi porto dentro con grande cuore. Tutti dovrebbero leggere Dante- conclude Comandini- anche da grandi non solo da piccini”.

DANIELE REPONI


Nell’Inferno dantesco c’è anche il girone dei golosi che sconteranno a caro prezzo non i peccati della tavola, ma la loro ingordigia e la malagestione della cosa pubblica. Parola di Daniele Reponi, ‘non chef’ della Prova del cuoco, dove è noto come ‘il maestro del panino’. Interpellato dall’agenzia Dire in occasione del Dantedì, Reponi racconta: “Voglio parlarvi del canto VI dell’Inferno, il girone dei golosi. È un canto cupo e gotico, ci sono le anime che sono come ombre e strisciano per terra in mezzo al fango causato da una fredda pioggia perenne. Le anime si riducono come animali, è un canto cupo ma molto bello. Dante associa il peccato della gola non alla tavola ma all’avidità, alla mala gestione della cosa pubblica, all’ingordigia della mala politica”. Un canto, conclude “molto attuale”.

IDA GALATI


“‘La bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante'”. E’ la storia di Paolo e Francesca, narrata nel canto V dell’Inferno dantesco, il passaggio del cuore di Ida Galati, blogger con una passione per la moda. “Questo- dice interpellata dall’agenzia Dire in occasione del Dantedì- naturalmente nella mia adolescenza, alle superiori, è stato un passo che mi ha davvero colpito e che mi ha fatto tremare immaginando e iniziando a sognare gli amori e le passioni intense. Ecco perché Dante è rimasto sempre nel mio cuore”.

LUCA BERGAMO


“25 marzo 2020, giorno dedicato a Dante. Il primo, all’epoca del Coronavirus. Invece di leggere io, male, vi faccio godere delle letture meravigliose di Carmelo Bene che si trovano in rete”. Il vicesindaco di Roma con delega alla Crescita culturale, Luca Bergamo partecipa così, in un video in cui mostra dal suo pc Carmelo Bene che legge il Sommo poeta, a ‘Il mio Dante’.

STEFANO SANDRELLI

Dante? “Importante per la mia formazione e la mia vita. Mi ha insegnato che si può fare poesia con qualsiasi materiale”. Parola di Stefano Sandrelli, tecnologo e divulgatore dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf).
“Quale sia il canto che io preferisco della Divina Commedia può essere un’operazione impossibile: posso dire il V, quello di Paolo e Francesca, o quello di Ulisse, oppure quello del Conte Ugolino…Dante è stato davvero importante per me, per la mia vita- racconta Sandrelli, aderendo a Il mio Dante, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo-, perché mi ha insegnato che si può fare poesia con qualsiasi materiale, con qualsiasi elemento dell’immaginario: dal fango di Ciacco alle stelle, dalla rabbia all’amore, dalla politica alla polemica, dall’astio al semplice dispetto. Dante, insomma, mi ha fatto capire che la poesia è un modo di vedere il mondo. Un modo di relazionarsi con gli altri, e non un insieme di semplici espedienti retorici e linguistici come mi erano apparsi. per me Dante, e con lui anche Giacomo Leopardi, sono stati i poeti più importanti per la mia formazione e per la mia vita”, conclude.
 

GHIGO RENZULLI

Ah mama mia El Diablo/666…”. L’inferno e il rock, il satanismo e il diavolo. Esattamente 30 anni fa i Litfiba uscirono con ‘El diablo’, un album che aprì loro la strada al successo, con 400mila copie vendute. E proprio l’Inferno è il cantico di Dante preferito di Federico ‘Ghigo’ Renzulli, chitarrista e soprattutto fondatore, e leader con Piero Pelù, dei Litfiba. “Dante l’ho studiato a scuola- spiega in un suo ricordo ‘rock’- Mi piaceva molto il suo inferno e sono sicuro che è il posto dove finirò anche io…”.

ERICA MOU

 
Il ricordo della scuola, quando si incantava ad ascoltare la professoressa leggere la Divina commedia. E poi la sua frase preferita “di tutti i tempi” che rimanda all’amore incontenibile tra Paolo e Francesca. La cantautrice Erica Mou racconta in un video il suo legame con il Sommo poeta e aderisce così a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. “Il mio Dante- dice- sta tutto al liceo e nel ricordo di un colloquio scuola-famiglia in cui la professoressa di italiano si stupiva con mia madre del fatto di trovarmi sempre preparata sulla Commedia, anche se secondo lei io non seguivo in classe. In realtà, in quell’ora settimanale in cui la professoressa declamava Dante io, al contrario dei miei compagni, seguivo sì, ma non sul libro. Mi ricordo che lo chiudevo, lo lasciavo sul banco e ascoltavo lei e il suono bellissimo di quelle parole” E ancora: “Il mio canto preferito è un po’ banale- aggiunge Erica Mou- ma è il quinto dell’Inferno. I lussuriosi, Paolo e Francesca, Dante che sviene commosso da questo amore grande che passa attraverso la letteratura a sua volta. La mia frase preferita di tutti i tempi- racconta infine la cantautrice- è ‘Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante'”.

MARINO SINIBALDI

Riflettere sulla contemporaneità di Dante. E’ l’invito, condiviso con l’agenzia Dire, di Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio Tre e curatore del festival ‘Libri Come’ all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel giorno del primo Dantedì. “Pensare a Dante in questa giornata particolare, in questo tempo particolare, ha ancora una volta qualcosa di singolare, magari oggi di paradossale perché a Dante abbiamo più volte giustamente associato la figura del fuggiasco, dell’uomo cacciato dalla propria terra, senza patria, in cerca anche di protezione- spiega Sinibaldi-. Illegittimamente questa figura è stata avvicinata, in anni passati, ad altri uomini e donne che abbiamo visto vagare in cerca di protezione e dunque verrebbero in mente i versi più banali, quelle sull’amarezza del pane altrui, su quanto è duro salire e scendere le scale in case di altri, e quindi vivere senza una casa, un luogo”. “Oggi, in questi giorni in cui siamo sequestrati, chiusi giustamente nei nostri luoghi, viene in mente qualcosa di diverso- sottolinea ancora Sinibaldi- viene in mente la nostalgia addirittura per le case con le scale altrui. Allora a me è venuto in mente più che un verso, un testo su Dante, un bellissimo libro che Giulio Ferroni ha dedicata all’Italia di Dante, al suo viaggio attraverso i luoghi della Divina Commedia, luoghi che Dante stesso ha visitato. Un libro che mi ha colpito per la sua erudizione naturalmente, e per l’acutezza e la bellezza del racconto di Ferroni. Oggi mi torna in mente perché c’è lì un’idea di terra, di patria, di luoghi da visitare e da guardare. In questa maniera un po’ paradossale risuona ancora una volta qualcosa che non possiamo che chiamare la contemporaneità di Dante”.

GIOVANNI TOTI

“Siccome il mezzo del cammin di nostra vita, anche se spero non di molto, l’abbiamo superato avendo superato i cinquant’anni, credo che la frase migliore da ricordare oggi, tra le tante che abbiamo studiato a scuola, sia: ‘E quindi uscimmo a riveder le stelle’. Chiude l’Inferno di Dante e spero che chiuda anche presto l’inferno di questo coronavirus”. Attualizza il Sommo poeta, il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, nell’aderire a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa lanciata dall’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. Sui social, il governatore cita l’intera chiusura del primo libro della Commedia: “…e sanza cura aver d’alcun riposo, salimmo su, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”. E chiosa: “Torneremo a rivedere, a riabbracciare”.

MARCO BONINI

“‘Né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né ‘l debito amore lo qual dovea Penelopé far lieta, vincer potero dentro a me l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto, e delli vizi umani e del valore'”. Marco Bonini, attore e sceneggiatore, cita l’ardente desiderio di conoscere il mondo che spinse Ulisse al viaggio. E se fosse proprio Dante l’inventore della commedia all’italiana? “Questo è il canto XVI dell’Inferno, il canto di Ulisse, e per me Dante è fondamentale- dice Bonini, interpellato dall’agenzia Dire in occasione del Dantedì- non solo perché è l’inventore della lingua italiana, ma è anche l’inventore dello stile, ‘lo bello stile’ che ci ha fatto onore che è lo stile della commedia italiana: passata da Ariosto a Eduardo, Dario Fo, Monicelli, Fellini e che spero sia arrivata in minima parte anche a me”.

TOMMASO SACCHI


“‘Fiorenza mia, ben puoi esser contenta di questa digression che non ti tocca, mercé del popol tuo che si argomenta’…”. L’assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi, sceglie un passo del VI canto del Purgatorio per celebrare il Sommo poeta.

LUIGI DE MAGISTRIS


“Dante Alighieri più volte ha attraversato la mia vita”. A dichiararlo è il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che aderisce così a ‘Il mio Dante’. L’ex pm ricorda quando, da giovane magistrato, partecipò alla fondazione “di una rivista, il Ghibellin fuggiasco. Traemmo spunto proprio dalla Divina commedia di Dante, un grande letterato della storia dell’umanità”.

DOMENICO DE MARTINO


“Ne potremmo dire tante su Dante, ma in questo momento mi piace ricordare soprattutto che Dante continua a insegnarci a credere nel futuro, a contrastare quello stato di miseria – sono le sue parole – con cui la nostra specie, con la sua fragilità, deve sempre fare i conti. E oggi lo sappiamo bene. Ma con Dante che ci aspetta sempre nel futuro, potremmo frequentare appunto quel futuro, quella speranza e quelle stelle che ci guardano dall’alto”. Domenico De Martino, direttore del festival Dante2021 di Ravenna e professore all’Università di Pavia, parla del Sommo poeta e aderisce così a Il mio Dante, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

SEBASTIANO GAVASSO


Sceglie di recitare le celebri terzine del XXVI canto dell’Inferno, che racconta l’incontro del Sommo poeta con Ulisse, l’attore Sebastiano Gavasso, che con un video aderisce a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedi’, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attivita’ culturali e per il Turismo. Ecco le terzine scelte da Gavasso: ‘O frati, dissi che per cento milia perigli siete giunti a l’occidente, a questa tanto picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza, di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza’.

GIANLUCA MUSIU


“La mia maestra mi diceva sempre, e mi dice tuttora perché è viva e vegeta e spero che campi cent’anni, ‘Studia Dante, studia Dante, studia Dante!’. Ma perché devo studiare Dante? ‘Perché se studi Dante impari il ritmo del verso, e siccome la recitazione è fatta di ritmo, probabilmente imparerai a recitare’. E pensare che fino a poco tempo fa l’unico Dante che veramente conoscevo era il presidente della squadra di calcio in cui giocavo… “. È un ricordo ironico quello di Gianluca Musiu, attore e doppiatore, che in un video ha aderito a ‘Il mio Dante’.

CRISTIANO CORAZZARI


Dante “richiama all’unità il nostro Paese, che sa esprimersi nel modo migliore soprattutto nei momenti difficili, come questo”. Con queste parole Cristiano Corazzari, assessore al Territorio, Cultura e Sicurezza della Regione Veneto, aderisce a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa lanciata dall’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedi’, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attivita’ culturali e per il Turismo. In un video l’assessore recita una terzina della Divina Commedia: “Vorrei leggere alcuni versi del Purgatorio della Divina Commedia, che ritengo essere molto attuale soprattutto per la situazione difficile che sta vivendo il nostro Paese in questi giorni. Si tratta dei versi dal 76 al 78 del canto VI del Purgatorio: ‘Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!’. Con questi versi Dante introduce un’invettiva di carattere politico nei confronti dell’Italia dei suoi tempi, un’Italia lacerata da profonde divisioni interne, che vedeva la crisi delle istituzioni, dei poteri del tempo Un’Italia che faceva emergere tutti i propri mali in un momento difficile”. Ebbene, spiega Corazzari, “nel richiamare questa situazione Dante però ricorda anche i tempi in cui l’Italia rappresentava la culla della civiltà, del diritto, della cultura ovvero l’impero romano. Richiamava così i fasti, la forza, la profondità e le grandi capacità del nostro Paese, delle nostre genti. Richiama quindi all’unità il nostro Paese, che sa esprimersi nel modo migliore soprattutto nei momenti difficili, come questo. Ritengo che questo passo sia assolutamente attuale- conclude- e che ci dia ancora oggi un insegnamento per cui ciascuno di noi può fare qualcosa di importante per rendere il nostro Paese un grande Paese, come è e come merita di essere”.

CHRISTIAN RAIMO

“Approfitto del Dantedì, la giornata dantesca, per condividere alcune questioni che ho affrontato nell’ultimo anno. Non sono un dantista, non sono un professore di letteratura, ma mi sono occupato di Dante perché negli ultimi anni c’è stata una ricezione soprattutto da parte di gruppi neofascisti, dell’estrema destra, che hanno fatto di Dante uno dei capisaldi di una cultura sedicente sovranista. Spesso nella Storia della letteratura, ma anche della società italiana, Dante ha avuto un destino simile: è stato strumentalizzato, usato per fini di propaganda politica più che di educazione sociale, culturale e civile, come è normale che sia”. Lo scrittore Christian Raimo partecipa così a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa lanciata dall’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedi’, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attivita’ culturali e per il Turismo. “Ci sono testi interessanti che vedono come sia stato immaginato come un apologeta ante litteram del Fascismo addirittura durante il ventennio- spiega Raimo- Questo è venuto anche nel mondo neofascista, nel mondo sovranista: un tentativo di appropriazione di una figura letteraria come Dante, che è una figura di una complessità incredibile. Una figura che riusciamo a capire sempre meglio se si contestualizza all’interno della cultura trecentesca ma che invece viene in qualche modo estrapolata e proiettata in contesti dove la stessa poesia, lo stesso verso ha una ricezione completamente diversa”. Questo, così ancora lo scrittore romano, “semplicemente per dire che Dante più che essere celebrato forse va letto, come tutta la letteratura, e va letto come un multistrato di possibilità letterarie. La letteratura serve per sciogliere le possibilità del linguaggio e della nostra immaginazione, che vanno in direzioni che non avevamo ancora abitato, più che confermare le nostre convinzioni semplicistiche in termini politici e sociali. Quindi grazie a Dante- conclude Raimo- perché oltre ad aver segnato la lingua italiana, ci ha insegnato anche l’amore per la complessità”.

GIANPIERO BELTOTTO

“È difficilissimo in pochi secondi sintetizzare il debito che ciascuno di noi ha con il proprio padre, e Dante certamente mi è stato e mi è padre, ma se dovessi farlo userei tre versi che vengono dal XXXIII canto del Paradiso, quando San Bernardo parla con Lei e la invoca con una preghiera. La terzina suona così: ‘Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz’ ali’. In questi giorni di dolore, di morte, di sofferenza perché non siamo più abituati alla clausura, a stare da soli con noi stessi e con le nostre famiglie e chi ci è vicino, chi ci sarà vicino è Maria, il nostro compito è quello di pensarla e pensarla spesso e di invocarla perché questa donna davvero ‘al dimandar precorre'”. Così Giampiero Beltotto, presidente del cda del Teatro Stabile del Veneto, celebra il Sommo poeta

AVINCOLA

“In occasione di questo Dantedì vi racconto la mia esperienza con Dante, anche se io e lui non abbiamo ancora mai avuto il piacere di vederci e di conoscerci. Partiamo dal presupposto che io a scuola andavo abbastanza male, quando ci andavo, però mia madre ancora mi dice che verso i 14-15 anni recitavo la Divina Commedia mentre dormivo e mentre sognavo. Chiaramente questa è una esagerazione di una madre che ti vuole fin troppo bene, ma penso che un fondo di verità ci sia… “. È un ricordo spassoso quello di Avincola, il cantautore che con un video ricorda il suo legame con il Sommo poeta e aderisce così a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedi’, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attivita’ culturali e per il Turismo. “Ricordo che a quell’età a me Dante piaceva moltissimo-continua il cantautore- nonostante capissi poco del contenuto della Divina Commedia ero comunque affascinato moltissimo da quell’immaginario e soprattutto dall’uso delle parole, dal suono di ogni parola che lui sceglieva. Penso che questa cosa nel mio piccolo io me la sia un po’ portata dentro: anche nelle mie canzoni spesso mi ritrovo a scrivere una storia e mi lascio guidare dal suono di quella parola. Non so mai come andrà a finire e spesso mi sono domandato: ma chissà se Dante mentre scriveva la Divina Commedia sapeva come sarebbe andata a finire la sua storia… Vi lascio con questo dubbio e buon Dantedì a tutti”.

ANTONIO CORSARO


“Oggi, 25 marzo, a lezione con i miei studenti penso che leggerò il commento del ministro alla direttiva che ha istituito la giornata nazionale: ‘Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia’. È tutto giusto, anche guardando da una prospettiva storica di studio del passato basta leggere le storie letterarie dell’Ottocento per capire quanto la parola del poeta fosse legata ai temi del Risorgimento e dell’Unità nazionale. Correggerei, o meglio aggiungerei che Dante è del mondo, la Commedia è fra i testi più letti nel tempo e nello spazio entro l’intero canone occidentale. In questi giorni la lettura di Dante può essere di conforto, anche pensando a questa dimensione vasta in cui tutti noi purtroppo ci troviamo accomunati”. È questa la riflessione che Antonio Corsaro, professore di Letteratura italiana all’Università di Urbino, dedica al Sommo poeta in un video con cui Corsaro aderisce a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

PIERO RUZZANTE

“Mi auguro che tutti ritorniamo presto a riveder le stelle”. È l’auspicio di Piero Ruzzante, consigliere regionale Veneto (Liberi e Uguali), che sceglie l’ultimo canto dell’Inferno della Divina Commedia per aderire a ‘Il mio Dante’, l’iniziativa dell’agenzia di stampa Dire in occasione della prima edizione del Dantedi’, la giornata dedicata a Dante voluta e istituita dal ministero per i Beni e le Attivita’ culturali e per il Turismo. Ruzzante legge le ultime famose terzine dantesche come “uno speciale augurio in questa fase così delicata in cui stiamo vivendo”, riferendosi all’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus.

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25 Marzo 2020
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