ROMA – La Fondazione Giulia Cecchettin esprime “forte preoccupazione” per l’attuale formulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale, ora all’esame della commissione Giustizia del Senato, che modifica l’articolo 609-bis del Codice Penale. Il testo, approvato dalla Camera il 19 novembre, definiva come violenza sessuale qualsiasi atto compiuto senza il “consenso libero e attuale” della persona, introducendo un principio chiaro e in linea con la Convenzione di Istanbul.
Durante la discussione al Senato, però, è stata proposta una riformulazione che elimina il riferimento esplicito al consenso, sostituendolo con formule basate sul “dissenso” o sulla difficoltà di esprimerlo, “rendendo meno netta la distinzione tra atto volontario e atto non voluto“, rileva la Fondazione secondo cui “una normativa efficace dovrebbe proteggere in modo chiaro chi subisce violenza, non introdurre elementi che rischiano di rendere più incerto il riconoscimento di un atto non voluto. Il rispetto, il dialogo e la possibilità di autodeterminarsi sono alla base di ogni relazione e costituiscono il cuore del concetto di consenso: questi principi non emergono con sufficiente chiarezza nel testo attualmente in discussione”.
Per questo motivo, la Fondazione si appella al Governo affinché “intervenga con determinazione nella riformulazione del testo, garantendo che la tutela della volontà della persona rimanga al centro dell’intervento legislativo. Una formulazione poco chiara rischia di creare zone grigie e lasciare eccessiva discrezionalità interpretativa, esponendo le vittime a ulteriori sofferenze: la legge deve invece affermare senza incertezze che nessun atto sessuale non voluto è accettabile. Una normativa realmente efficace deve escludere in modo netto ogni atto non desiderato, tutelando libertà, dignità e autodeterminazione di ogni persona”.







