UCRAINA. 4 ANNI DI GUERRA HANNO LASCIATO UNA SCIA DI MINE GRANDE COME LA GRECIA
L’Ucraina entra nel quinto anno di guerra. Agli attacchi russi che distruggono le infrastrutture energetiche nei gelidi mesi invernali, si aggiunge un altro nemico: mine antipersona e ordigni non esplosi che minacciano 5,4 milioni di persone in un’area vasta quanto la Grecia. Ad alzare la voce per loro, Fondazione Cesvi attraverso il progetto ‘Safe Steps’, passi sicuri: nella regione di Kharkiv, si lavora per garantire un ritorno sicuro nelle aree liberate, promuovendo sensibilizzazione e supporto psicosociale. L’intervento, realizzato anche con fondi della Cooperazione italiana, è raccontato in questi giorni a Milano tramite l’installazione ‘Resto’ al Teatro Carcano: il concetto del “restare” si combina a quello di “resistere”, nel senso di proteggere e di opporsi alla sopraffazione, affermando la presenza e la dignità delle persone anche nei contesti segnati dal conflitto.
R.D. CONGO. NELL’EST UNA MISSIONE DI MONITORAGGIO DEL CESSATE IL FUOCO
Nell’est della Repubblica democratica del Congo arriverà una missione di monitoraggio del cessate il fuoco, un ulteriore tentativo di far vincere la pace in un’area interessata da un’escalation di violenze tra esercito e una milizia armata collegata al Ruanda. Ne fanno parte i caschi blu della missione delle Nazioni Unite nel Paese, la Monusco, e la Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi. Primo passo, l’invio di un team per valutare le condizioni sul terreno. Ha già subito violazioni infatti la tregua siglata tra i governi di Congo e Ruanda a dicembre a Washington, con la mediazione del presidente Donald Trump. La buona notizia è che alla sigla dell’accordo è seguito il ritiro delle forze ribelli dalla città di Uvira e la riapertura di un valico di frontiera tra Congo e Burundi, cruciale per i commerci nel Sud Kivu, che ha permesso il ritorno a casa di tanti congolesi che erano rimasti bloccati sull’altra sponda del Lago Tanganika.
GIBUTI. GOVERNO E ONU SCOMMETTONO SUL FUTURO CON L’ENERGIA FOTOVOLTAICA
A Gibuti, il costo dell’energia elettrica sono tra i più alti del continente, un problema che frena sviluppo sociale e delle imprese. A offrire una soluzione è il governo che in collaborazione con le Nazioni Unite, sta portando avanti un programma di interventi che mira a sfruttare tutte le opportunità del fotovoltaico, per produrre energia pulita, economica e accessibile a tutti. Dal titolo ‘Promuovere l’autoconsumo solare per un’energia sostenibile a Gibuti’, il programma ha visto un investimento iniziale del Fondo per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, che sta contribuendo a costruire un ecosistema completo per l’energia solare, dalle politiche, ai mercati e alle infrastrutture. A ottobre, al Forum nazionale dell’Energia sono stati presentati anche i primi pannelli solari prodotti localmente.
MESSICO. MIGLIAIA DI SOLDATI IN STRADA DOPO L’UCCISIONE DI EL MENCHO
Il governo del Messico ha dovuto dispiegare 2500 soldati aggiuntivi per sedare l’ondata di violenze innescate dalla morte di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come El Mencho. Il leader del cartello della droga Jalisco nuova generazione è stato ucciso in un’operazione della polizia nei giorni scorsi. Da allora, 9.500 militari stanno pattugliando le regioni occidentali, dove la più temuta organizzazione criminale sta lanciando attacchi. Oltre sessanta i morti tra uomini di El Mancho e militari. Ma anche la popolazione è a rischio: tante le strade bloccate, con autobus e vetture sequestrate e date alle fiamme, mentre scuole, negozi, ristoranti e banche restano temporaneamente chiuse, se non sono già state danneggiate dagli scontri armati.







