venerdì 13 Marzo 2026

In Kenya i dazi Usa non fermano la transizione verde

"Obiettivo 100% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030", a Nairobi l'esperta di Unido a colloquio con gli studenti italiani dell'Università Lumsa

NAIROBI (KENYA)- Con i dazi americani si torna a parlare di politiche commerciali e industriali. “È vero in Africa e anche qui in Kenya, dove in primo piano resta comunque il tema della transizione verde”, sottolinea Lynette Luvai, vice-rappresentante locale di Unido, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale. L’agenzia conta 173 Stati membri e ha a Nairobi una delle sue principali sedi a sud del Sahara.

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UN PAESE DAVVERO ‘GREEN’: “IL 90% DELL’ENERGIA PRODOTTA DA FONTI RINNOVABILI”

“La nostra missione”, spiega Luvai, che è keniana, “prevede il supporto alla creazione di valore aggiunto nell’agricoltura, la spina dorsale dell’economia, ma anche l’impegno in favore della digitalizzazione e appunto della transizione verde, sempre al fianco delle autorità locali”.
L’esperta condivide la sua riflessione con un gruppo di studenti italiani, a Nairobi per una winter school promossa dal Lumsa University Africa Center (Luac), nuova realtà specialistica dell’ateneo. I giovani pongono domande e ricevono risposte non scontate, ad esempio su come il Kenya sia all’avanguardia proprio nel settore dell’energia. “Il Paese produce il 90 per cento della propria elettricità grazie a fonti rinnovabili”, sottolinea Luvai: “Ci sono infatti il geotermico, con gli impianti nella regione della Great Rift Valley, e poi l’idroelettrico, l’eolico e il solare, che sta diventando sempre più economicamente vantaggioso”.

Della transizione verde in Kenya si è occupata qualche tempo fa anche la rivista americana Nature. In evidenza, in un suo servizio, l’obiettivo del “100 per cento rinnovabili” fissato dal governo di Nairobi per il 2030. Un traguardo non irraggiungibile anche a giudicare dai progressi degli ultimi anni: nel 2000 il dato era di “appena” il 50 per cento.

I DAZI USA AL 15%, “ESPOSTO IL SETTORE TESSILE”

Ma mentre Nairobi punta a fare il pieno di rinnovabili, sul fronte commerciale si apre una fase di incertezza: l’ultima notizia sono i dazi globali al 15 per cento annunciati dal presidente statunitense Donald Trump. Il quotidiano The Kenyan Wall Street ricorda che il comparto più esposto è quello dell’abbigliamento e dei tessuti, orientato in gran parte verso gli Stati Uniti. Nell’ultimo anno l’export è aumentato del 19 per cento, raggiungendo un valore di 470 milioni di dollari.
Sullo sfondo c’è la scadenza il prossimo dicembre e le incognite su un rinnovo dell’Agoa, l’African Growth and Opportunity Act: la legge che da oltre un quarto di secolo accorda un accesso esentasse al mercato statunitense per i prodotti dei Paesi del continente in buoni rapporti con Washington.

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