ROMA – Una canzone di resistenza e speranza. Ermal Meta è in gara al Festival di Sanremo 2026 con “Stella stellina”, un racconto mai retorico che porta sul palco dell’Ariston la storia di una bambina palestinese che non ha volutamente un nome, diventando così rappresentazione di tutti i bambini innocenti colpiti dalla violenza nella Striscia di Gaza. Parole e musica rafforzate dal look dell’artista.
Come spiegato su Instagram, Ermal ha debuttato sul palco con il nome di una bambina palestinese cucito sul colletto della camicia: Amal. Un nome scelto non a caso come primo e che, in arabo, significa speranza. “La protagonista di Stella stellina è una bambina senza nome, ma forse ha tutti i nomi. Aysha, Amal, Layla, Nour, Hind, che importa, forse niente, forse tutto. Figlie di nessuno, figlie di tutti. Ho voluto far cucire i loro nomi sui miei abiti, scritti di mio pugno”, ha scritto il cantautore.
Il punto di vista della canzone è quello di un uomo – forse un padre, forse un vicino di casa – che osserva e restituisce uno sguardo intimo e umano su una tragedia collettiva. Le sonorità mediorientali che caratterizzano la produzione curata da Ermal e Dardust, ci trasportano immediatamente in quella parte di mondo, anche grazie all’utilizzo sapiente di strumenti come l’oud che contribuiscono a definire un impianto sonoro coerente con il racconto, rafforzandone l’impatto emotivo.
Finita l’esibizione, Carlo Conti ha colto l’occasione per mandare un messaggio personale sul tema: “Che i fiori siano solo per fare festa e mai sulle tombe dei bambini che non c’entrano niente con le follie degli uomini”.







