Valente (Pd): “Inasprire le leggi contro la violenza sulle donne? Tempo sprecato”

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La senatrice e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio è intervenuta ad una commissione del Comune di Bologna sul tema dell'incapacità di intendere e volere nei casi di violenza di genere
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BOLOGNA – “È tempo sprecato continuare a pensare che l’inasprimento delle pene e l’atteggiamento repressivo nei confronti della violenza possano da soli risolvere la questione della violenza di genere”. È il monito di Valeria Valente, senatrice del Pd e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, che è intervenuta ad una commissione del Comune di Bologna con l’obiettivo di approfondire il tema dell’incapacità di “intendere e volere” nei casi di violenza di genere; udienza chiesta dalla dem Simona Lembi.

Valente, in apertura di commissione, mette subito in chiaro che “non esiste una norma che ci mette al riparo dalle violenze. Possiamo chiedere al legislatore di farne altre cento, ancora più specifiche. Ma non ci sarà mai nessuna norma, se non cambieremo contestualmente la cultura e l’attività interpretativa nella testa di chi deve applicarla (la legge, ndr)”. Per Valente infatti non esiste “alcuna ragione che può giustificare una violenza o un abuso”, tanto più motivazioni come l’incapacità di intendere e di volere dell’omicida. Anche a seguito dei recenti fatti di cronaca che riportano di una serie di femminicidi in diverse parti d’Italia in un tempo molto ristretto, per la senatrice l’unica soluzione è affidare le cause a soggetti specializzati nel tema e soprattutto “investire tanto in cultura e formazione e rimuovere alla radice le disparità di potere”.

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È dello stesso parere anche l’assessora alle Pari opportunità del Comune di Bologna, Susanna Zaccaria, secondo la quale “la sede penale non è la sede adatta al contrasto contro la violenza”. Zaccaria parla in commissione anche in veste di avvocata: “Sappiamo bene i principi del processo e per questo sappiamo bene che la richiesta principale delle donne che subiscono violenza non è avere una condanna penale a cinque anni dai fatti”. Le donne, precisa Zaccaria, “vogliono che la violenza cessi subito e non è detto che sia quello penale il percorso giusto”.

Ma in attesa che il cambiamento culturale avvenga, cosa si può fare adesso, “cosa possiamo fare di più?”, domanda Giovanna Casciola, di Mondo Donna onlus, associazione chiamata a partecipare alla commissione insieme ad altre realtà e centri antiviolenza attivi a Bologna. “Penso- spiega Casciola- che un territorio virtuoso come quello bolognese dovrebbe mettere a fianco del sostegno alle donne vittime di violenza anche il monitoraggio delle sentenze e un monitoraggio sulle consulenze tecniche d’ufficio (ctu) che sono un problema molto sentito”. Oltre a questo, Casciola propone anche di “scendere in piazza” e di “coordinarsi anche quando leggiamo sentenze in cui si legge che chi commette violenze non è capace di intendere e di volere. Noi non lo accettiamo, ma non devono accettarlo nemmeno le istituzioni, la società e la politica”.

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