Maternità naturale, adottiva, surrogata: cosa è cambiato in 50 anni?

Con questo punto di domanda Anna Moncelli, psicoanalista Cipa, ha aperto l'ultimo Venerdì culturale della fondazione Mite, in collaborazione con l'IdO di Roma sul tema 'Essere madri oggi'
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ROMA – “La maternità intesa solo come aspetto riproduttivo è la punta di un iceberg. Oggi, purtroppo, si declina in maternità naturale, biologica, adottiva e surrogata, ma cosa è successo in soli 50 anni?”. Con questo punto di domanda Anna Moncelli, psicoanalista Cipa (Centro italiano di psicologia analitica), ha aperto l’ultimo Venerdì culturale della fondazione Mite, in collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma sul tema ‘Essere madri oggi‘. 

Le due categorie di genere sono state spostate su una dimensione culturale– continua la psicoanalista Cipa-. Questo passaggio è avvenuto in concomitanza con l’emancipazione femminile che, se da un lato, ha permesso alle donne di accedere a una dimensione autoaffermativa e agli uomini ad una più affettiva, dall’altro ha generato nel femminile una fatica a reggere un ruolo plurimo”. Il grande escluso è il corpo, secondo Moncelli: “Cambia il ritmo della maternità. Molte donne non hanno l’istinto materno, salvo che in coincidenza con l’orologio biologico. Si assiste ad uno scollamento della dimensione biologica- aggiunge- che non corrisponde più alla biologia, ma che viene spostata sulla soggettività provocando una grande solitudine”. 

A farne le spese è quindi la relazione. “Jung dice che il corpo è la base del pensiero simbolico. Se manca la dimensione corporea, manca la possibilità di un limite- continua la psicoanalista del Cipa- e il simbolo avviene quando si trascende il limite. Si assiste, dunque, ad un corpo separato e ad una funzione simbolica schiacciata su una dimensione dell’altro assente. Se il corpo è solo organismo, cosa succede alla relazione?– chiede ancora Moncelli- Non esiste un paradigma adeguato per affrontare questa situazione. Una risorsa potrebbe venire dall’uso della coscienza femminile, che potrebbe aiutarci ad approcciare alla complessità e a riconnetterci con l’Eros, con una dimensione di sentimento che dia senso e valore a quello che sta accadendo”. 

La maternità è un tema “difficile di cui parlare- conferma Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO- Nel collettivo si assiste alla rimozione dell’odio, e questo a livello psichico non rende possibile una trasformazione. C’è una scissione delle dimensioni archetipiche, le donne non vivono più la loro ambivalenza e la richiesta di un’eguaglianza a tutti i costi può diventare una negazione della differenza. Non riusciamo a vedere più le sfumature e- prosegue la psicoterapeuta dell’età evolutiva- un collettivo che favorisce l’appiattimento scoraggia la relazione. Noi- sottolinea Di Renzo- abbiamo molto più a che fare con le nostre parti scisse che con quelle integrate”. 

Il cambiamento sociale ha quindi acuito una dimensione parcellizzata dell’individuo, che si è frammentata nelle relazioni. “Negli anni ’50 le donne non lavoravano e stavano in famiglia– continua Monica Nicola, psicoanalista responsabile del ‘Progetto Tartaruga’ dell’IdO per bambini autistici in Brasile e coordinatrice di un gruppo di studio sulle donne in Brasile- negli anni ’60 e ’70 le donne lavoravano e i figli restavano con le nonne. Negli anni ’90 anche le nonne hanno continuato a lavorare e i figli andavano negli asili nido. Oggi le donne lavorano quasi tutto il giorno e i figli si trovano con pezzi di mamma e pezzi di scuola. In Brasile si assiste ad un ritorno di donne che vogliono essere solo mamme e, per supportarsi vicendevolmente, stanno dando vita a diversi gruppi sui social network”. 

Purtroppo “oggi- fa presente Di Renzo- si assiste ad una negazione della dimensione del materno che ha a che fare con l’accudimento. Lo vediamo negli adolescenti e nei giovani adulti, in cui si assiste perlopiù ad un eccesso di materno come simbiosi e ad un’assenza di materno come contenimento”, chiarisce la responsabile del servizio Terapie dell’IdO. In questa frammentazione relazionale aumenta il dato sulla trascuratezza dei bambini anche all’interno della propria famiglia. “In 30 anni ho visto tanti cambiamenti- precisa Teresa Mazzone, presidente del Sindacato italiano specialisti pediatri (Sispe)- mamme attempate, nonne impegnate tra lavoro e hobby, bambini a cui è concesso tutto per poi detestarli cordialmente perché non mangiano o non dormono. Ma l’accudimento impone regole- conclude la pediatra- devono dormire nel loro letto, non essere cullati, non stare sul passeggino a 4 anni e non essere calmati ad una visita con l’allattamento al seno se hanno 14 mesi”.

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25 Febbraio 2020
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