hamburger menu

Ruggiti e colpi di clacson, parlano gli ippopotami

Uno studio condotto in Mozambico svela i misteri del linguaggio degli ippopotami

ippopotamo

ROMA – Ruggiti o soffi a mantice. Berci e grugniti, a volte simili a colpi di clacson. Un repertorio vocale dai mille toni, quello degli ippopotami, usato per nulla a caso, distinguendo amici e nemici, compagni di pozza e sconosciuti.
A provare a svelare i misteri del linguaggio di questi erbivori è uno studio condotto in Mozambico, appena pubblicato dal quindicinale Current Biology.
I ricercatori si sono appostati per settimane nella Riserva speciale di Maputo, mantenendo sempre una distanza di almeno 75 metri dagli ippopotami e utilizzando registratori e “microfoni a fucile” per riprodurre richiami e sollecitare risposte.

IPPOPOTAMI MESSI ALLA PROVA CON 10 ESPERIMENTI

Gli esperimenti, coordinati da Nicolas Mathevon, professore di Comportamento animale presso l’Università di Saint-Etienne, in Francia, sono stati dieci. Tre le tipologie di test, con la riproduzione del verso di un compagno di gruppo, il richiamo dell’esemplare di una comunità vicina e infine il ruggito di uno “straniero” proveniente da un lago più lontano. Differenti le risposte e anche i loro toni. Dall’intensità più bassa in reazione al richiamo di un compagno di pozza si è arrivati al colpo di clacson, udibile a quasi un chilometro di distanza. Parte della risposta al verso di uno sconosciuto anche la marcatura del territorio con lo spargimento di feci con la coda.

“SONO PERICOLOSI, IN AFRICA ATTACCANO BARCHE

A livello mondiale, la popolazione degli ippopotami è in calo. L’Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn) considera la specie “Hippopotamus amphibius” come “vulnerabile”. Mathevon, il coordinatore degli esperimenti in Mozambico, invita alla cautela e al rispetto. “Con l’eccezione delle zanzare sono gli animali più pericolosi in Africa, quelli che uccidono più persone” ha sottolineato. “Non dobbiamo sottovalutarli perché nuotano veloce e non esitano ad attaccare le barche. Spesso sono in acqua ma possono uscire fuori rapidamente: entrare nel loro territorio può essere molto pericoloso”.

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-01-25T13:22:11+02:00