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Egitto, a 8 anni dalla rivoluzione i detenuti digiunano per denunciare la repressione

ROMA - A otto anni dai moti di piazza Tahrir, al Cairo che portarono alla fine del regime trentennale di
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ROMA – A otto anni dai moti di piazza Tahrir, al Cairo che portarono alla fine del regime trentennale di Hosni Mubarak, in Egitto alcuni attivisti e intellettuali incarcerati stanno commemorando l’anniversario con uno sciopero della fame. A rilanciare l’iniziativa sono varie organizzazioni per i diritti umani egiziane, tramite i principali social network, anche per denunciare la repressione del dissenso da parte dell’attuale governo di Abdel Fattah Al-Sisi.

Lo sciopero è stato avviato da Islam Khalil, Galal al-Behairy, Shady Ghazaly Harb, Ahmed Sabry Abu Alam e Abdel Fattah Saeed al-Banna, le vicende dei quali sono state raccontate da quotidiani arabi e internazionali.

La detenzione di Khalil, iniziata a marzo per via del suo attivismo politico, l’8 gennaio è stata estesa di altri 45 giorni. Anche Amnesty International dà notizia del caso, sostenendo che in carcere il giovane si è visto negare l’assistenza medica di cui avrebbe bisogno.

Al-Behairy è un poeta, finito in manette perché nell’ultimo libro che ha pubblicato avrebbe espresso critiche e insulti contro l’esercito. Processato da un tribunale militare, a luglio si è visto comminare una sentenza a tre anni di reclusione.

Harb è stato invece incarcerato per “diffusione di notizie false, atti terroristi e adesione a un gruppo terrorista”. L’attivista è stato denunciato dopo aver pubblicato tweet in cui criticava la cessione delle due isole egiziane di Tiran e Sanafir da parte del governo del Cairo all’Arabia Saudita. Harb è in carcere da oltre 200 giorni.

Abu Alam e Al-Banna fanno invece parte di un’ondata di arresti di intellettuali avvenuta ad agosto. Entrambi sono docenti universitari che si sono visti contestato il reato di adesione a gruppi terroristi e attività criminali. Secondo i loro legali, i giudici non avrebbero rivelato le ragioni di tali accuse.

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