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Ad Arezzo gli Stati Generali degli infermieri, Fnopi li vuole specialisti

Chiedono una maggiore formazione e un inquadramento specifico

Pubblicato:24-11-2022 13:11
Ultimo aggiornamento:24-11-2022 19:27
Canale: Sanità
Autore:
infermieri_canva-min
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AREZZO – Gli infermieri chiedono una maggiore formazione professionale, un inquadramento specialistico che li definisca anche in rapporto alle altre professioni sanitarie, anche attraverso una laurea specialistica a indirizzo clinico. Sono alcuni dei risultati emersi dal lungo percorso di consultazione avviato nell’ultimo anno dalla federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche. Gli stati generali, aperti ai 460 mila iscritti agli ordini, sono il tema centrale dell’evento organizzato da Fnopi all’interno del forum risk management della sanità in corso ad Arezzo Fiere e Congressi.

mangiacavalli presidente fnopi

I novemila professionisti che hanno risposto alla consultazione hanno posto al centro delle loro priorità anche il riconoscimento del ruolo infermieristico nelle équipe multiprofessionali, la valorizzazione dell’infermiere di famiglia figura centrale per garantire la continuità assistenziale fra ospedale e territorio, oltre a un aggiornamento continuo e mirato. Sfaccettature differenti, ma che hanno in comune il desiderio di ridefinire l’identità della professione, alla luce dell’evoluzione dei bisogni del sistema sanitario.

“È stata una risposta molto importante quella che è arrivata dai novemila colleghi che hanno partecipato- spiega alla Dire la presidente della federazione Barbara Mangiacavalli- è stata quindi una partecipazione importante. Un filo conduttore che troviamo in tutte le proposizioni è la necessità, ormai non più procrastinabile, di lavorare sullo sviluppo specialistico della professione infermieristica. Oggi la professione infermieristica ha una laurea abilitante in tutti i contesti assistenziali, però è evidente che il bisogno di salute e la complessità del sistema sono diventati tali che questi tre anni spesso sono insufficienti per dominare un patrimonio di conoscenze sempre più ampio”.

I percorsi di formazione specialistica già esistono tuttavia, segnala Mangiacavalli, vanno ricondotti “verso le competenze specialistiche previste fin dagli anni ’90, vale a dire verso i profili dell’area medica, chirurgica, delle cure intensive, delle cure primarie e della salute territoriale, della salute mentale, dell’area pediatrica”.

Questo significa, avverte la presidente nazionale di Fnopi, “che abbiamo bisogno di investire in maniera importante sul rinnovamento dell’assetto formativo e quindi abbiamo bisogno di avere professori med 45 e ricercatori. In questo senso faccio un appello anche alle istituzioni, ma anche ai ministeri competenti perché il Pnrr per la missione quattro ha previsto risorse per un incremento importante dei docenti, c’è bisogno che ci sia un intervento di sensibilizzazione degli atenei, perché ne abbiamo ancora pochi per raggiungere questo obiettivo importante”.

Il tema della qualificazione della professione infermieristica, d’altra parte, è condiviso dall’utenza. “I nostri pazienti ci vogliono specializzati, care manager, case manager cioè conduttori del loro caso dal punto di vista organizzativo e assistenziale“, precisa la presidente della federazione che proprio ieri si è confrontata con la consulta dell’associazione dei pazienti che ha dato un responso combaciante con i risultati degli stati generali.

AGLI INFERMIERI PEDIATRICI SIA RICONOSCIUTA L’INFUNGIBILITÀ

Al Forum, nello spazio organizzato da Fnopi, intervengono anche gli infermieri pediatrici attraverso la voce della propria presidente, Laura Barbotto. “L’infermiere pediatrico deve lavorare in pediatria, non può essere spostato da qualsiasi altra parte. Bisogna cominciare a sensibilizzare la parte organizzativa, le direzioni generali degli ospedali per far sì che per la nostra professione ci sia l’infungibilità”, sostiene parlando con la Dire.

Il tallone d’Achille degli infermieri pediatrici, figura che conta su un proprio albo di 10.000 iscritti a livello nazionale, è rappresentato dalla dimensione più territoriale e periferica. “A volte siamo un po’ oscurati- conferma Barbotto-, non mi riferisco ai grossi ospedali pediatrici, dove la nostra realtà esiste ed è assolutamente valorizzata, ma nelle istituzioni regionali scompariamo un po’. Non vorremmo scomparire, ma che ci fosse un’evoluzione professionale come infermieri che si occupano dell’età evolutiva, che è di nostra competenza dagli zero fino ai 18 anni”.

“COVID LO HA INSEGNATO, SERVONO INFERMIERI FAMIGLIA”

In Italia per coprire il fabbisogno di assistenza servirebbero 65.000 infermieri. E Fnopi da Arezzo chiede non solo di valorizzare la professione con la fine dei vincoli di esclusiva e di divieto di intramoenia, ma anche attenzione al futuro dell’infermiere di famiglia. A parlarne con la Dire è Franco Vallicella, presidente della Commissione nazionale infermieri: “Abbiamo bisogno assolutamente di questo tipo di infermiere, nato nel periodo pandemico dove si è visto cosa significa avere l’assistenza sul territorio”.

Il problema, chiarisce, “è la sua evoluzione: in questo momento c’è tanto bisogno di assistenza”, ma “purtroppo c’è uno snodo importante che riguarda la carenza di infermieri sul territorio e in generale nel sistema”. La scarsità di professionisti mina la capacità di risposta, è in sostanza il monito. Un problema risolvibile soltanto prendendo di petto la domanda di formazione. “Dobbiamo investire su questa figura. Questo è il punto centrale che non riguarda solo gli infermieri, ma il sistema”.

SCHIFONE (FDI): “RAZIONALIZZAZIONE SULLA FORMAZIONE DEGLI INFERMIERI

Alla tavola rotonda promossa da Fnopi interviene anche la deputata di Fdi e responsabile nazionale Professioni del partito, Marta Schifone. “L’austerity degli ultimi 10 anni- osserva- ha portato la sanità al collasso. Abbiamo già dato una bella sterzata, perché quello che diciamo, facciamo”. Rispondendo alle numerose sollecitazioni, la parlamentare conferma il sostegno di Fratelli d’Italia all’idea dei team di professionisti sanitari con formazione, competenze e assunzioni specifiche di responsabilità in termini di carriera. “Ho raccolto l’idea e la richiesta di razionalizzazione del comparto delle professioni, così come mi piace l’idea della docenza. Trovo giusto che l’infermiere che mette in pratica la propria competenza possa naturalmente insegnarla. Sono molto d’accordo anche sulla multidisciplinarietà”.

ZAMPA (PD): “CON LA MANOVRA IL GOVERNO TRADISCE LA SALUTE”

Prende parte al dibattito anche la senatrice del Pd, Sandra Zampa: “Agli infermieri vanno riconosciuti completamente non solo gli aumenti salariali, ma soprattutto vanno loro garantiti percorsi di carriera. Siamo fermi a un impianto vecchio che ci vede” lontani anche dall’orbita dei Paesi europei. “Sono molti i Paesi in Europa nei quali l’infermiere non solo può fare carriera, ma può avere anche ruoli dirigenziali e compiti che potrebbero aiutare molto anche sul fronte della carenza dei medici. Purtroppo, la Finanziaria sulla salute è molto deludente”.

Sulla manovra “uso un aggettivo molto generoso, perché sulla sanità il governo mette in tutto due miliardi, di cui 1,4 se ne vanno a coprire i costi dell’aumento dell’energia. Complessivamente tradisce davvero la salute”. Tornando sul tema della valorizzazione della professione, la senatrice dem segnala una opportunità importante che scaturisce dal Pnrr: “Una grande chance per la professione sono le case di comunità, l’infermiere di comunità, battaglia che ci ha visti uniti”.

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2022-11-24T19:27:18+01:00