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Milano, la lettera di docenti e presidi: “La pandemia è la scusa per smantellare la scuola pubblica”

scuola vuota
Così scrivono i firmatari della lettera 'Perché non andiamo a scuola?', sottoscritta da 64 tra docenti e dirigenti di alcuni istituti superiori milanesi
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MILANO – “La pandemia ha offerto alla classe dirigente, di tutti i livelli e di tutti i colori politici, l’opportunità di portare a compimento il processo di smantellamento della scuola pubblica, coscientemente costruito negli anni a suon di riforme. Finalmente si ha il pretesto per impedire che i ragazzi studino, riflettano, si pongano domande, maturino un pensiero critico. E questo può avvenire senza che i responsabili di queste scelte provino vergogna, perché si dice ai ragazzi che il loro sacrificio è necessario alla collettività: si spaccia una privazione di diritti fondamentali per una lezione di educazione civica“. Così scrivono i firmatari della lettera ‘Perché non andiamo a scuola?’, 64 tra docenti e dirigenti di alcuni istituti superiori milanesi (‘Volta’, ‘Einstein’, ‘Carducci’, ‘Russel’, ‘Bottoni’, ‘Vittorini’ e ‘Virgilio’) che si rivolgono alle istituzioni e chiedono di rispondere “alla domanda che gli studenti rivolgeranno agli adulti dopo aver appreso che la loro scuola non riaprirà prima di gennaio”.

La domanda che si fanno i firmatari, appunto, è “perchè non riapre?”, anche a fronte di, aggiungono, “altre riaperture, seppure tutte legittime” e di decisioni prese “in altri paesi europei dove la scuola non chiude”. Insomma, “a dispetto dei proclami- si legge nel documento- la verità è che nessuno vuole che le scuole riaprano“.

“Se quanto diciamo non corrispondesse a verità- scrivono- in questo mese di chiusura delle scuole sarebbe stato fatto di tutto per risolvere i problemi che si sono verificati a settembre” e “le autorità politiche penserebbero a come permettere fin da subito un rientro graduale: nessuno pensa che gli studenti possano ritornare sui banchi tutti contemporaneamente”.

Tuttavia, “si potrebbe ipotizzare un rientro parziale, che preveda turni, scaglionamenti, rotazioni. Questa possibilità non viene neanche presa in considerazione: perché?”.

In sostanza, nonostante “Oms e Cts affermano che gli studenti possono e devono tornare a scuola- si legge nella lettra- la politica italiana, salvo qualche isolata voce contraria, dice di no, senza però motivare il proprio diniego”.

C’è però a detta dei firmatari un appiglio di salvezza che potrebbe risparmiare la scuola dal disastro, e questo appiglio sono proprio gli studenti. “Per fortuna, gli studenti non sono come i politici e la stampa li descrivono. Noi insegnanti abbiamo la fortuna di conoscerli per quello che sono davvero: giovani liberi pensatori in formazione, dotati di capacità critica, desiderio di autonomia e soprattutto necessità di comprensione di ciò che accade loro intorno”, spiegano docenti e dirigenti scolastici.

D’altronde, “le diverse iniziative di protesta organizzate dai ragazzi in queste settimane lo dimostrano e meritano la nostra gratitudine, perché ci ricordano l’importanza della scuola”. Ecco perché “saranno i ragazzi e non la Dad, come qualcuno vorrebbe e come qualcuno ha osato dire, a salvare la scuola. E quando i nostri studenti ci chiederanno perché la scuola non riapre- concludono- noi avremo il dovere di rispondere loro con onestà”.

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