Violenza donne, la voce dei centri antiviolenza tra accreditamento e stop alla vittimizzazione

La conferenza di oggi al Senato è stata dedicata soprattutto alle esperienze dei cav, delle associazioni e delle operatrici del settore
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ROMA – “Solo il 4-5-6% arrivano da noi e questo è il segno che il fenomeno della violenza è strutturale nella cultura e nel patriarcato. Non c’entrano nulla le relazioni, la tolleranza, è un problema di diritti. Sempre di più sono i tribunali minorili che mettono in discussione la ‘maternità di queste donne che i figli poi li perdono”. Un atto di accusa durissimo e diretto quello di Oria Gargano, presidente della cooperativa BeFree, a cui si uniscono le istanze e le domande, dirette al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dei centri antiviolenza, associazioni, operatrici del settore, donne che sono in trincea e vivono sul campo l’accoglienza di quante hanno subito violenza e hanno bisogno di protezione. Proprio a loro la conferenza di oggi pomeriggio al Senato, come ha ricordato in più passaggi del suo intervento la presidente d’inchiesta sul femminicidio, Valeria Valente, è stata dedicata, dando spazio al loro capitale di esperienza, ma anche alle loro domande che dirette e senza scantonamenti hanno chiamato il governo ad una responsabilità concreta sul contrasto alla violenza sulle donne. Antonella Veltri, presidente della rete dei cav D.i.Re, ha portato al presidente del Consiglio alcune precise istanze: “L’attuazione di criteri stringenti per l’accreditamento dei centri antiviolenza in Conferenza Stato-Regioni” che lasciano maglie larghe e sono “generici”. Ha chiesto anche “fondi che possano arrivare direttamente dal Governo, una programmazione pluriennale” e ha tenuto a denunciare quella “vittimizzazione secondaria che subiscono le donne” sulla materia dell’affidamento nei tribunali. 

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